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Impoverimento del pool genico


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Si ma le dimensioni dell'animale non possono essere indipendenti dai geni. Già quando apri un cocoon puoi notare che alcuni individui sono più grandi e alcuni più piccoli della media. Lì di certo l'alimentazione e il clima sono stati uguali per tutti. Che poi magari in natura ci sia qualche fattore che contribuisce a renderli più grandi può anche essere, però non può essere più determinante dei geni.

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Aspettiamo il continuo di Carlo... si fa interessante la discussione e mi piacerebbe sapere se (tra i biologi/naturalisti) qualcuno avesso in mano qualche documentazione sulla genetica di popolazione di ragni, insetti e invertebrati simili.

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io sono un naturalista, e adesso sto facendo la magistrale in biologia, e pensare che adesso come materia ho Genetica Ecologica, peccato che ho tagliato buona parte delle lezioni... :P Mea culpa! Ovviamente attendo anch'io il proseguo ;).

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Si ma le dimensioni dell'animale non possono essere indipendenti dai geni. Già quando apri un cocoon puoi notare che alcuni individui sono più grandi e alcuni più piccoli della media. Lì di certo l'alimentazione e il clima sono stati uguali per tutti. Che poi magari in natura ci sia qualche fattore che contribuisce a renderli più grandi può anche essere, però non può essere più determinante dei geni.

 

Purtroppo non è così semplice... la dimensione, come tutti i caratteri fenotipici, è il risultato dell'interazione tra geni e ambiente. Dire che un fattore ambientale non può essere più determinante dei geni è una frase priva di senso. L'aspetto di un animale è il risultato di un'interazione complessa. Banalmente le dimensioni di un ragno variano moltissimo in base a quanto mangia... Anche le ninfe che trovi all'apertura dell'ovisacco non è vero che sono cresciute nello stesso ambiente: ogni uovo è un'ambiente a se, con la sua quantità di risorse trofiche, più o meno esposto agli scambi gassosi ed agli sbalzi di temperatura, ognuno con una sua "storia embrionale" che influisce sulla formazione dell'individuo.

A complicare le cose ci sono anche gli effetti dell'epigenoma, ovvero di tutte quelle strutture che circondano il materiale genetico e che ne influenzano l'espressione e che si sta scoprendo ora che sono in qualche modo ereditabili pure loro. Questo vuol dire che in una certa misura anche alcuni caratteri acquisiti possono passare di generazione. In soldoni, IPOTETICAMENTE i figli di un ragno mantenuto in cattività potrebbero essere diversi da quelli di un ragno in libertà anche solo per il fatto che i due ragni sono vissuti in ambienti diversi...

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Che l'inbreeding non abbia lo stesso impatto che nei vertebrati è vero, ma che non ne abbia nessuno è da dimostrare. E le osservazioni in natura confermano questo: perche altrimenti ci sarebbero tempistiche di maturazione differenti tra maschi e femmine della stessa specie? Come sappiamo le migali nella loro totalità non hanno una grande possibilità di dispersione e l'evoluzione è intervenuta favorendo la maturazione non contemporanea di maschi e femmine. Cosa che invece non si ha in quelle famiglie che grazie al ballooning o all'alta mobilità possono disperdersi e mischiarsi ( tutti i ragni stagionali nostrani ne sono un esempio).

 

Ma bisogna capire cosa "provoca" l'inbreeding. Gli accoppiamenti tra consanguinei non fanno altro che fissare il patrimonio genetico dei due progenitori originari. I discendenti si accoppiano tra loro e si scambiano sempre le stesse "informazioni", risultando quindi sempre molto simili tra loro. Si contrasta quindi la differenziazione, la mescolanza di geni, e si disincentiva la comparsa di mutazioni casuali che, se positive, potrebbero in stato di natura essere favorite dalla selezione naturale. Ecco perche si parla di impoverimento del pool, si arriva ad una linea di sangue molto pura e omogenea ma assolutamente innaturale e priva di "potere evolutivo". E la ricchezza del corredo genetico è proprio la sua capacità di mutare e di combinarsi con quello del conspecifico. Il problema è molto sentito nell'allevamento di cani e gatti di alte genealogie dove, per fissare i caratteri, si ricorre troppo spesso all'inbreeding. Inoltre, come ulteriore elemento negativo, si ha la comparsa di tare genetiche che, sebbene negative, possono inizialmente passare inosservate ma fissarsi facilmente nel patrimonio genetico con lo stesso criterio detto prima. Sempre nell'allevamento di cani e gatti spesso queste tare si manifestano a livello comportamentale: si fissano caratteri fenoticipi con la consanguineità e contemporaneamente, involontariamente, si fissano aberrazioni del comportamento.

 

Quando noi alleviamo la prole nata da un cocoon, e portiamo il 90% di questa a maturità, non stiamo impoverendo il pool genetico sebbene la nostra "selezione artificiale" abbia realizzato l'opposto di quanto avverrebbe in natura. I 90 adulti saranno fratelli, saranno simili, ma avranno geni che possono mutare e "mischiarsi" con quelli di altre linee di sangue. Il pool genetico non è impoverito. A patto che non li si incroci di nuovo e sistematicamente tra loro.

Questi esemplari cresciuti in condizioni favorevolissime offerte dai terrari e dalle nostre cure, potrebbero sicuramente risultare "deboli" in relazione alle condizioni naturali in cui dovrebbero vivere ma allo stesso tempo potrebbero risutare "forti" in relazione alle condizioni artificiali in cui li facciamo vivere. Su 90, forse 20 sarebbero esemplari forti sia per lo stato di natura che per lo stato di cattività, mentre gli altri sarebbero deboli in stato di natura. Come è stato detto, non essendo il nostro fine quello della reintroduzione, e considerando che per quanto ci sforziamo non potremmo mai ricreare esattamente un ambiente naturale, non è certo utile farsi di questi problemi. Anzi, pensandoci bene noi gia stiamo attuando una selezione artificiale involontaria in quanto gli esemplari piu deboli per le condizioni di cattività muoiono e non si riproducono. Di conseguenza noi favoriamo quelli che in cattività riescono ad adattarsi e prosperare.

 

Riepilogando i due problemi sono differenti: mischiare linee di sangue evita il fissarsi di tare genetiche e caratteri fenotipici (anche dimensioni piccole ad esempio); per quanto noi offriamo terrari confortevoli e cibo buono otterremo esemplari deboli in ottica naturale, o forti in stato di cattività, ma con un pool genetico non impoverito.

 

Gabriele ha chiesto se sarebbe meglio selezionare artificialmente i piu forti, magari lasciandoli cannibalizzarsi. Probabilmente una piccola cannibalizzazione nelle fasi iniziali potrà portare all'eliminazione dei soggetti palesemente deboli ma nulla di piu. Spesso i problemi genetici non sono gia evidenti in fase larvale o ninfale, spesso si manifestano casualmente solo in stadi piu avanzati.

Credo che Matteo abbia colto pienamente il punto: per quanto si possano ipotizzare strategie atte a selezionare i piu forti, non saranno mai selezioni in ottica naturale ma sempre in ottica artificiale. Si potrebbero selezionare esemplari resistenti, che sopportano temperature casalinghe o cibo scarsamente nutriente. Si potrebbero selezionare esemplari piu combattivi e dall'istinto predatoriale sviluppato, ma non si potrà mai selezionare esemplari vincenti in stato di natura.

 

Ecco, scusate il ritardo ma ieri sera ho dovuto abbandonare per un'emergenza.

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Per quanto riguarda le dimensioni (argomento che da sempre mi affascina) esiste un fenomeno ben documentato che si chiama "regressione verso la media".

Sostanzialmente, facendo accoppiare esemplari giganti la prole tende a ritornare mediamente di dimensioni normali.

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