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MattiaPof

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  1. Infatti non si riferiscono a P. phalangioides (che è specie ed esula teoricamente dal lavoro), ma ad un Genere (fantasma) di nome Phalangidides. Si di errorini sparsi ed errori di trascrizione c'è ne sono, non è sicuramente facile realizzare un compendio del genere ma mi sarei aspettato di più da Fidel... lol
  2. @Alberto Concas Se riuscissi a ricaricare l'immagine tagliandola in modo che si veda solo l'esemplare sarebbe certamente più fruibile.
  3. Per me hanno cannato un po di cose nel lavoro: Myrmecides, del griego murmhvkion (myrmékion) = tarántula. Myrmecium, del griego murmhvkion (myrmékion) = tarántula. Megamyrmaekion, del griego mevga~ = grande + murmhvkion (myrmékion) = verruga. Macrothele, del griego makrov~ (makrós) = largo, grande + qevlh-si~ (thélesis) = voluntad Nel caso di Myrmecium, da Latreille, 1824: "...Myrmecium, que je donne à ce genre, et qui avait déjà été employé par les Grecs pour désigner des Araignées, soit qu'elles ressemblassent à des Fourmis, soit que l'on crut qu'elles fissent leur nourriture de ces insectes." O ancora di Macrothele, da Ausserer, 1871: "Macrothele gen. nov. ( μακρός lang und θηλη Warze.)" Giusto qualche esempio veloce che mi è capitato sott'occhio. è chiaro come "myrmékion" non si riferisca a "tarantola", ne tanto meno a "verruca"; quest'ultima tra l'altro è una delle traduzioni di "warze" (parola tedesca), ma la corretta traduzione di "θηλη" è "capezzolo". Mi sembra abbastanza arrivabile che l'etimologia di Macrothele si riferisca alle sue lunghe filiere e che nulla abbia a che vedere con il concetto teologico di "Thèlesis"... Oh magari ho beccato proprio le uniche voci su cui hanno fatto casino, però boh. Concordo con quanto dice Carlo, è imprescindibile il dover recuperare le descrizioni per avere un quadro completo, laddove possibile. Di sola "etimologia deduttiva" in questo caso non si può andare.. Per quanto riguarda la pronuncia mi associo, non c'è la posso fare C'è da dire però che abbiamo una grande fortuna, ci fregano solo un po gli accenti, se senti pronunciare i nomi latini dagli americani ridi forte... loro si che non ne beccano una
  4. Possiamo dire tranquillamente che la "terapia d'urto" ha funzionato alla grande
  5. @Funky94 Se devi rispondere al messaggio immediatamente precedente non c'è bisogno di citarlo interamente, appesantisce la lettura della discussione. Si, se le prede sono più grandi dell'interno esemplare può essere un problema. Prova con prede adeguatamente dimensionate.
  6. Bellissimo esemplare! I suoi "cugini" del Genere Oecobius invece sono pressapoco grandi come una macchia gialla di questo qui, molto veloci e quasi omnipresenti. Li avrai senz'altro involontariamente visti
  7. Considera che due volte su tre capisci che il tuo fossorio ha mutato quando (se va bene) butta fuori i resti dell'exuvia. Se non riesci a vederlo, notando la colorazione più "spenta", puoi solo basarti su un indice temporale (non è assoluto, se è uno sling e non muta da parecchio è facile che ci si stia avvicinando) e sull'eventuale (non sempre presente in specie molto fameliche) inappetenza. Come ti è già stato detto però una settimana non è indicativa.. potrebbe anche essere solo sazio.. Bisogna aver pazienza ed attendere, e soprattutto, osservare
  8. Si è assolutamente muffa, pochi dubbi. In alto si vede qualcos'altro, sono resti di cibo? Ti conviene toglierli.. Sono i resti di cibo uniti all'umidità che favoriscono il formarsi di queste muffe. Benché non siano particolarmente tossiche potrebbero comunque dar problemi, meglio fare attenzione
  9. Purtroppo continua a vedersi poco, l'immagine è molto scura. Dal poco che si vede potrebbe trattarsi di un maschio di Philaeus chrysops.
  10. @Davide816 La prossima volta apri una discussione separata per ogni specie di cui richiedi identificazione.
  11. Ciao, riuscire a fare un identificazione seria da questa foto è impossibile. Prova a ritagliare l'immagine prima di caricarla sul forum, lasciando visibile solo il ragno, e possibilmente, schiarendola un po. Per il ritaglio puoi usare qualsiasi applicazione di foto ritocco (persino il visualizzatore standard di windows permette di ritagliare).
  12. Non vorrei alimentare l'O.T. ma ci terrei a precisare che, al contrario di quello che mostrano gli pseudo-documentari "pro-veg", gli animali destinati al macello nella produzione di massa non vengono pestati a sangue.. Poi, che vi siano altre criticità nelle produzioni industriali (non solo nel comparto alimentare) è tutt'altro discorso, ma è da "off topic".
  13. Riescono a cacciare bene anche senza un paio di zampe, ma se vuoi allevarlo non vedo problemi.
  14. Dovrebbe trattarsi di Trombidium sp. molto diffusi in questo periodo.
  15. Si possiamo spingerci fino ad A. phalerata secondo me. Le specie di questo genere hanno un pattern molto simile, ma l'anellatura nera delle zampe non dovrebbe essere presente in A. italica. Inoltre quest'ultima non è segnalata per la Sicilia. Ma potresti sempre mandarmela
  16. Grandissimo! E' da diversi anni (da quando ho scoperto Arduino) che l'idea di un rack "automatizzato" mi frulla in mente. Un po per il tempo, un po per la tutto sommato scarsa utilità che avrebbe nel mio caso non mi ci sono mai realmente cimentato Bel progetto! La flessibilità con cui si possono realizzare i progetti con Arduino permette un controllo quasi a 360°, volendo esagerare si potrebbe controllare ogni parametro anche per ogni singola teca, e perché no loggare ogni dato, creare pattern e ciclaggi di temperatura ed umidità, automatizzare nebulizzatori e chi più ne ha più ne metta. Per grandi allevamenti (specie se di rettili) le potenzialità sono davvero grandi. Ovviamente un sistema del genere trova più senso in un ambiente quanto più coibentato possibile, vedo delle cerniere: hai una porta anteriore? Un caro amico, oggi l'unico e serio produttore di terrari in Italia, per il suo rack usò un infisso con doppi vetri (un "overkill") che unito ad una buona coibentazione dell'armadio gli permetteva di mantenere parametri diversi tra i diversi scaffali. Se si unisse un controllo del genere si potrebbe arrivare al controllo maniacale In quel caso ovviamente i costi sono un po il limite, ma a prescindere le sole componenti elettroniche (più o meno tutto quello che hai inserito nella scatola di derivazione) hanno un costo trascurabile in fondo.. Nell'ottica dell'open hardware e dell'open software, politica sulla quale Arduino è basato, sarebbe carino se condividessi gli schemi progettuali ed il codice del tuo progetto, ovviamente se ti va
  17. Io, più che Filippa, l'avrei chiamata Berta Bel report! Ora vogliamo le foto dell'accoppiamento eh
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