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ophidia1978

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Tutti i contenuti di ophidia1978

  1. Forse è un po' ridondante ma ho tentato di rifare la foto precedente con la fotocamera. Sullo sfondo una scala millimetrata (i numeri sono espressi in decimi di mm). che da un'idea delle dimensioni.
  2. ophidia1978

    Biomimetica is the way

    Grande! Molti complimenti
  3. Luigi non solo sono le femmine a sferruzzare , pare che i maschi abbiano proprio buttato via l'uncinetto Ecco una (più o meno) news interessante. In alto la 4° zampa dx di una Zoropsis spinimana femmina adulta, in basso quella sx di un maschio maturo. L'immagine non è eccezionale, scusate, proverò a fare di meglio. Intanto vi posto questa. Devo ammettere che sono davvero entusiasta che una discussione tra aracnofili abbia portato a discutere di un argomento interessante e passando per le ipotesi si sia arrivati a scoprire (per me perlomeno è una scoperta) qualcosa del genere. Trascende un po' l'argomento del topic ma ci tenevo a dirlo per ringraziare Aracnofilia che è un ambiente davvero stimolante. Tornando al topic. Dico "più o meno" riguardo alla news perché pare si sapesse già che i maschi adulti non hanno calamistro. Ci sono almeno due pubblicazioni che fanno riferimento alla sua presenza nei giovani e nelle femmine adulte. Ma ora sono ancora più curioso ed oggi, caso davvero fortuito, mi è cascata tra le braccia una femmina adulta. Spero deponga così da contribuire alle osservazioni di Fede95 in merito agli individui immaturi. Sarebbe interessante vedere se tutti gli immaturi sono dotati di calamistro e, se sì (come c'è da aspettarsi ma non pongo limite alle sorprese), se esiste una diversa propensione alla produzione di tela cribellata tra i sessi. Ciao, Luca
  4. Bad news, purtroppo. I giovani esemplari (12) sono morti uno dopo l'altro. Nelle eppendorf avevo delle morti saltuarie, ragionandoci con Piergiorgio ho spostato gli esemplari in contaglobuli con della carta che li aiutasse ad intelare più facilmente e tentando di inumidire un angolo della carta stessa. Le morti non si sono fermate e, piano piano, pochi giorni fa l'ultimo esemplare è spirato. Credo che il problema principale non risiedesse nella stabulazione ma nella difficoltà a reperire cibo adeguato. Oltre gli afidi (che venivano predati solo saltuariamente) ho provato piccoli Phoridae (quelli che si trovano abitualmente in casa avendo qualche pianta in vaso) ma risultano troppo grandi e forti, i collemboli (ne ho allevata una specie color panna trovata nei residui vegetali dell'orto, poco propensa al salto e di dimensioni adeguate ma pur se i giovani P. simoni se ne nutrivano i loro addomi restavano sempre piccolissimi), piccole drosofile ferite (troppo grandi, non tentavano di sopraffarle). Non sono mai riuscito a trovare in questi mesi degli Psocotteri che potrebbero essere un cibo adeguato in dimensioni e nutriente. Le pessime notizie non si fermano qui. Circa una settimana fa ho trovato un altro maschio (la femmina ha deposto un solo ovisacco dopo l'accoppiamento originale), volevo tentare di realizzare dei video di qualità maggiore ed ho spostato la femmina in un contenitore diverso per un paio di giorni, chiuso temporaneamente con della pellicola da cucina. Ho poi iniziato le riprese ma il maschio non si è dimostrato collaborativo. L'ho rimosso ed ho lasciato la femmina sola. Dopo poche ore, al mio rientro a casa, la femmina era scomparsa ed ancora non mi capacito di come abbia fatto ad uscire. Morale della favola: piccoli andati e femmina ingenuamente persa. Spero di ritrovare un esemplare e ritentare questa avventura con sistemi diversi. Ciao. Luca
  5. Aggiungo uno scatto fortunato fatto pochi giorni alla ragnatela di cattura di un giovane Deinopis sp.. La tela è stata costruita sopra ad un ramo su cui il ragno ha deciso di cacciare ma la luminosità del giorno lo spinge a nascondersi (grazie alle sue caratteristiche somatolitiche) vicino ad un ramo poco distante. La ragnatela cribellata di cattura, tuttavia, viene lasciata intatta e ripresa quando si fa sera. Mi è stato così possibile fotografare con un certo dettaglio tutta la struttura. Ciao! Luca ​
  6. I due esemplari che avevo allevato erano, credo, entrambi femmine. Una con certezza, era enorme; l'altra non l'ho portata a maturazione ma sempre per le dimensioni escluderei fosse un maschio. Entrambe tessevano seta cribellata. Discutendone con Piergiorgio, mi è venuto in mente che pochi mesi fa ho tenuto un giovane esemplare rivelatosi poi un maschio. Non ha mai prodotto seta cribellata. Varrebbe la pena investigare se ci sia una diversa propensione tra i sessi nel produrre seta cribellata o se, eventualità remota ma non da escludere completamente, i maschi non possano produrla per qualche ragione.
  7. Ho notato lo stesso comportamento in passato quando ho allevato Zoropsis spinimana. Sinceramente pensavo fosse noto Ricordo bene la quantità di fili cribellati che, col passare del tempo, riempivano il contenitore. Affidandomi ai soli ricordi direi che i fili non hanno la funzione di informare il ragno della presenza di una possibile preda ma questa, impigliandosi in questi trabocchetti, tenderà a muoversi in maniera scomposta e più "rumorosa" essendo quindi più facilmente identificabile. Con una certa periodicità, a seconda delle dimensioni del contenitore, mi trovavo costretto a togliere il ragno e ripulire il contenitore perchè il ragno stesso trovava difficoltà a muoversi nell'intrico da lui generato.
  8. Ciao Fra-Mar, interessanti tutti questi ritrovamenti di questa specie ancora non chiarita. Io sono molto interessato, ti scrivo privatamente Saluti Luca
  9. Concordo con giogio80, un maschio (forse subadulto, il palpo mi pare ancora "chiuso") di Hogna radiata. Darko correggi nel messaggio originale le dimensioni che, suppongo, si riferiscano alla legspan e non al body lenght. Saluti Luca
  10. Aggiorno questo argomento di estremo interesse Dopo circa 20 giorni dalla deposizione dell'ovisacco, gli spiderlings sono nati e si sono aggrappati alla tela della madre. ​ Dopo 5 giorni ho separato i piccoli in contenitori singoli, ho usato delle enormi eppendorf da 1,5 ml ​ ​ Un paio di giorni dopo i piccoli hanno fatto la prima muta (senza nutrirsi prima di questa) ed hanno iniziato ad intelare. Per ora hanno fatto uno/due pasti, non è semplice trovare cibo adatto perchè la tela che hanno fatto è estremamente delicata. Il primo pasto che sono riuscito ad assicurargli è stato con dei piccoli afidi (quelli di poco più grandi erano in grado di rompere la seta). ​ ​ Sinceramente, non so bene perchè, ma è una specie affascinante Per ora è tutto Luca
  11. Ciao a tutti, vi rendo partecipi di questo lieto evento con una specie poco comune (o forse solo poco ricercata ). Poco più di due mesi fa, spostando dei vecchi mobili in legno, ho recuperato dei piccoli Pholcidae che vivevano sotto il fondo di un grosso armadio. Supponevo fossero tutti esemplari di Spermophora senoculata ma ad un'osservazione più attenta uno di questi si rivelò un esemplare femmina adulto di Psilochorus simoni. Circa tre settimane fa, durante una seduta in bagno mentre riflettevo sul concetto "Le dimensioni non contano", un minuscolo Pholcidae attraversa il pavimento della stanza. Notata la forma caratteristica dell'addome, lo recupero e si rivela essere un maschio maturo di Psilochorus simoni. ​ ​ Consultatomi anche con Piergy, decido di unire i due esemplari (02-06-16). Da subito il maschio attua dei comportamenti particolari, sembra tagliare la tela della femmina e tessere una sua struttura di seta. Inizia poi il corteggiamento ed infine l'accoppiamento, abbastanza coreografico . Vi posto il link del video dove ho riassunto più o meno tutto quello è successo, l'accoppiamento è durato almeno 20 minuti, ho tentato di filmare anche la parte finale ma durante uno stacco del filmato il maschio ha lasciato la femmina e si è allontanato rapidamente. https://www.youtube.com/watch?v=shVXMCBD44E Dopo due settimane e mezza (20-06-16) la femmina ha deposto l'ovisacco. ​ ​ Per ora è tutto Luca
  12. Serve ripetersi? Beh alcune volte sì e questa è una di quelle. Grande Piergy! Considerando la prolificità che stanno dimostrando le femmine voglio immaginarti in una stanza semi-asettica, con un tavolo dedicato agli allevamenti di drosofile e, dall'altra parte, scaffali e scaffali di bicchierini
  13. I complimenti non sono mai sprecati, quindi non posso che accodarmi al lungo elenco. Sono davvero colpito dal vostro approccio e dalla serietà che (quasi) sempre dimostrate. Piano piano spero di conoscervi meglio tutti perché la vostra squadra ha davvero una marcia in più. Bravi! Infine, lo ammetto, con la maglietta di Aracnofilia mi sono molto più fico!
  14. Ciao Lyle90, si può dire che, come era ovvio immaginare, tra gli abitanti di casa tua non ci sono solo i Loxosceles rufescens ma anche i Theridiidae, in questo caso direi senza troppi dubbi Steatoda triangulosa. Un ragno innocuo che, anzi, è probabile che predi qualche ragno violino di passaggio se dovesse sbagliare a toccare la sua ragnatela.
  15. Concordo anche io con yuri sull'identifcazione e sui consigli che ne sono seguiti. Luca
  16. Ciao Jorga, se hai bisogno di descrizioni così brevi, secondo me puoi procurarti il Bellmann (Guida ai ragni d'Europa) e troverai tutto ciò che ti serve (c'è una sezione anche sugli scorpioni) e come citazione bibliografica è accettabile. Buon lavoro, Luca
  17. Esatto Piergy, è probabile che la spinta evolutiva sia molto potente proprio per la mediamente alta inappetibilità delle formiche (acidi formici e sostanze repellenti), per il rischio dei piccoli predatori di cadere essi stessi vittime delle formiche che tenterebbero di predare, per il trade-off tra sforzo di cattura e energie ottenute predando una formica, per nascondersi agli occhi di predatori specializzati di ragni dall'aspetto tipico. I costi di questa scelta ci sono: non possono accumulare grosse scorte di cibo come fanno altri Salticidae (altrimenti perderebbero la somiglianza con le formiche), la strategia riproduttiva ne viene condizionata, non possono diventare strateghi R (nel comune senso del termine, con moltissimi piccoli, dovranno produrre poche uova) e sono condizionati dalla presenza delle formiche che imitano (soprattutto se sono mirmecomorfi mirmecofili). Evidentemente, però, il gioco vale la candela. Ieri sera non trovavo il link all'articolo a cui mi riferivo, ora c'è quindi eccolo http://downloads.hindawi.com/journals/psyche/2012/151989.pdf
  18. Si parla di dinamiche complesse ed ovviamente non è facile estrapolare delle risposte alle domande che ci si pone, anche ideando appositi esperimenti stiamo solitamente riducendo le variabili ma isolarle, con la possibilità di ottenere un dato certo, è quasi impossibile. Le variabili sono tante (prede, predatori, habitat, etologia, ecc...) ed ognuna gioca un ruolo nella spinta evolutiva che conduce i ragni verso la mirmecofagia, mirmecofilia o mirmecomorfia. Fatte queste necessarie premesse (banali per tutti, forse, ma indispensabili a mio avviso), credo sia abbastanza pacifico che la mirmecomorfia abbia davvero poco a vedere con l'idea di essere riconosciuti dalle formiche come un appartenente alla colonia, Luigi e Piergiorgio hanno già specificato come risulterebbe inutile questo "approccio" verso un ospite (la colonia) che sfrutta perlopiù segnali chimici. L'aspetto "da formica" è molto più utile per sfuggire ai predatori. Quando Piergiorgio dice non sono pienamente d'accordo, anche essere unn ragno non è molto efficace è pieno di predatori che si mangerebbero più volentieri un tipico e grassoccio ragno piuttosto che una striminzita e secca formica. Comunque sempre di spinte evolutive parliamo, dipende dal contesto. Predatori opportunisti, generalisti o specifici. E' proprio la presenza/assenza dei diversi attori a dirigere. Di fronte ad un predatore opportunista (inteso che si nutre di artropodi, formiche comprese) forse è meglio somigliare ad una formica e puntare sull'opportunita di ridurre la probabilità di essere pescati tra migliaia di esemplari. Mentre, come dice Piergy, di fronte a predatori specializzati (vespe solitarie, per esempio) nella cattura di ragni diventa utile somigliare ad altro... ma, anche qui, dipende. Le dinamiche preda/predatore spingono con forza l'evoluzione e la selezione può portare a super-specializzazioni con predatori in grado di decifrare il mimetismo (fino ad un suo ipotetico ulteriore perfezionamento). Riguardo al discorso sulla consapevolezza del ragno e sull'apprendimento sono fortemente titubante. Credo sia molto più probabile che la selezione abbia plasmato determinati comportamenti (anche se complessi ai nostri occhi) in una coevoluzione insieme alle formiche. Non dubito che i ragni siano in grado di fare collegamenti, come l'apprendimento semplice, ma ipotizzare che il singolo individuo possa imparare a muoversi da formica osservando le formiche è troppo per me. Anche perchè l'apprendimento in itinere procede per tentativi ed errori ed in questo caso "l'errore" è rischiosissimo: predazione da parte di un predatore che non c'è cascato oppure aggredito dalle formiche che hanno scoperto l'intruso... quindi è una forte controselezione sui geni dell'individuo, non tanto un atteggiamento sbagliato che potrà essere corretto la volta successiva. Ho un articolone molto interessante ma non posso (o non sono capace) di caricarlo qui. Chi lo vuole mi mandi una mail che lo giro volentieri oppure ditemi come fare
  19. Impressionanti le dimensioni degli adulti! Non avevo capito fossero così grandi Per il resto ti rinnovo i complimenti Piergy, anche per lo stupendo reportage! Aspetto con ansia le foto di quando sbucheranno dei giovani gladiatori da quella sfera Hai qualche informazione sui tempi di attesa?
  20. Confermo la presenza al nord nella città di Arona (limite inferiore del lago Maggiore).
  21. Esatto Piergiorgio, è possibile trovare le tane anche ad oltre un metro da terra, ovviamente si parla di muretti a secco di contenimento, dietro cui è presente terra.
  22. Riprendo in mano l'argomento per aggiornarvi sugli sviluppi. Per prima cosa chiedo a Mattia di perdonarmi per il ritardo nella risposta. Sinceramente, non riesco a capire quale sia stato il problema che lo ha condotto alla morte. Per sicurezza ho tenuto regolarmente umido un angolo della teca dell'altro esemplare ed inumidendo anche la calza esterna da cui suppongo possano bere attivamente (se necessario). L'osservazione su tele in natura, fatte dall'amico Grég che mi ha fornito gli (ora il ) esemplari, è interessante. Queste calze sono posizionate spesso tra rocce di muretti, alla base di questi o tra le radici di zone in cui il terreno viene eroso, lui stesso ha notato come dopo le piogge queste calze siano spesso inzuppate ed afflosciate per poi tornare "gonfie" una volta asciutte. Vi posto le foto di qualche tana che avevo chiesto a Grég e che ha gentilmente fatto. ​ ​​ ​​ ​​ ​​ ​ ​​ ​​ ​​ ​ L'esemplare rimanente aveva smesso di nutrirsi in ottobre (non ho la data precisa dell'ultimo pasto ma il mese è quello), per tutto l'inverno mi ha fatto penare. Ogni tanto, preso dalla curiosità (leggasi disperazione) creavo un'apertura nella calza per trovarla, la mattina seguente, riparata. Questo segno di presenza attiva era l'unico conforto. Un tisanuro lasciato nella teca (piuttosto spoglia e quindi sempre rintracciabile) ha vissuto beatamente lì per almeno un paio di mesi ed infine è stato dato in pasto ad una bocca meno schizzinosa Ho fatto alcuni altri tentativi fino a che, agli inizi di marzo, finalmente il primo pasto dopo 4-5 mesi. Ad oggi l'ho nutrito 3 volte nel dubbio che fosse dimagrito. Una difficoltà di questa specie, come avevo già detto, è che non si ha mai modo di vedere l'animale che soggiorna sempre nella calza (se non si ha la fortuna di vederlo defecare, visto che la fa poco fuori dall'apice della calza, ma sempre in piena notte) ed ad oggi non saprei dire se l'opistosoma sia gonfio o meno, tendo quindi a nutrirlo ad libitum. P.S. Piergy ho ritrovato tutte le foto e caricate di nuovo
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