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Philema


EegaBeeva
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E’ difficile spiegare che amare un animale passa a volte anche dalla decisione di dargli la morte. Questo, per esempio, i bambini non lo capiscono. Occorre spiegarglielo con attenzione. Io non ho più bambini per casa, tuttavia – allo stesso modo – ieri non capivo perché il dono più grande che potessi fare alla mia superba gatta Philema fosse assecondare il suggerimento del veterinario di addormentarla per sempre. O, forse, lo capivo bene. Al punto da infilare le chiavi della casa del lago in borsa prima di andare a quella che eufemisticamente in famiglia fino all’ultimo abbiamo chiamato “una visita di controllo”. Sapevamo che non lo era. Lo sapevamo. E tutti e tre i presenti alla “visita di controllo” avevano le chiavi della casa del lago in tasca, senza che uno l’avesse detto all’altro. Lì, sotto un salice, riposa già da cinque mesi Diki. Presto, già ieri sera stessa, sarebbe stato raggiunto dalla sua compagna di sempre, diciotto anni trascorsi fra giochi, zampate, lunghi sonni, esplorazioni, invidie, primati, salti, piroette, abbuffate. Lo sapevamo e ce lo negavamo l’un l’altro.

 

Questo non vuole essere un topic lacrimevole, in ricordo di un animale che aveva trovato il modo di affascinarmi e addomesticarmi con la grazia degna di una sovrana compassionevole: è un tributo a una felina di intelligenza superiore, capace di insegnare comportamenti non solo al resto della banda felina (meno dotata di lei) ma anche a qualche umano, per nulla incline a comprendere il linguaggio gattesco: a mia madre, per esempio, che di gatti non voleva saperne e definiva casa mia, con un così alto tasso di presenza felina, una “casa persa”. Ebbene, quando mia madre mi faceva visita, Philema le aveva insegnato a seguirla fino in cucina, aprire l’armadietto, prendere la scatola dei croccantini, versarne di freschi in una ciotolina (ché gli altri croccantini sempre a disposizione non le aggradavano), e – infine – accarezzarla mentre mangiava. Una sequenza che mia madre aveva appreso grazie agli insegnamenti di Philema, che aveva trovato il modo di addomesticare anche lei. Buffo, vero? Che astuta sovrana.

 

Il dramma è che spesso si sopravvive ai propri amici animali. Philema era la “mia” gatta. Anche gli altri lo sono, solo che Philema aveva stabilito una specie di proprietà su di me e non permetteva che altri si intromettessero. Era la femmina dominante del gruppo felino di casa mia e bastava un solo suo sguardo per sbollentare qualsiasi ghiribizzo da parte del resto della truppa. Un solo sguardo: un solo abbassare le palpebre, un impercettibile abbassamento della testa, come a dire “fermati”, “piegati”, e il gatto ribelle si bloccava, si guardava attorno, infine indietreggiava. Difendeva il suo rapporto con me, ma a suo modo mi proteggeva. Nel corso di una malattia che mi aveva visto costretta lungamente a letto, Philema si era autoeletta mia infermiera personale. Se ne stava accovacciata ai piedi del mio letto, il suo sguardo fisso perennemente su di me, e non abbandonava la postazione, se non per fugaci capatine alla lettiera o alla ciotola. Ma subito dopo era di nuovo sul letto, dal quale non scendeva, nonostante le minacce di mia madre che trovava disdicevole una simile vicinanza. Poi, all’improvviso, Philema decide che ero guarita: scende dal letto e riprende le sue abitudini. Io non mi sentivo affatto guarita, salvo capire – un paio di giorni dopo – che davvero potevo farcela a tirarmi su e a riprendere anch’io le mie abitudini. Philema curava la fonte del suo benessere, è evidente, ma vorrei pensare che quel suo atteggiamento non fosse dettato da un istinto solo egoistico. Chissà. A me ha fatto piacere e ne ero commossa.

 

Philema deriva dal greco e significa “bacio di saluto fra amici”, sapete, quello che ci si scambia quando gli amici si incontrano o si lasciano. Le avevamo dato questo nome perché da piccola (ma anche da adulta) aveva il vezzo di picchiettare la guancia di chi le stava vicino con la zampa con gli unghioli ritratti. Una specie di buffetto, una carezza. Trovavamo che questo nome le si addicesse particolarmente, un nome che gradiva, visto che quando la si chiamava, lei rispondeva sempre con un miagolìo. Conoscete altri gatti che rispondono così puntualmente quando si pronuncia il loro nome? Che rispondono alla chiamata, trotterellando verso chi chiama? Philema rispondeva: “eccomi, sto arrivando”. Ha sempre risposto. Tranne gli ultimi due giorni. Quanto le sarà costato venir meno a una abitudine consolidata? Dare un nome a un gatto è scienza difficile, come dice Eliot nel suo libro dei “gatti tuttofare”. Se indovini il suo nome, fra i miliardi di nomi a disposizione, il gatto risponderà. Forse, con Philema, avevamo indovinato.

 

Scusate questo topic lungo e probabilmente anche noioso. Però stamane, nonostante la presenza di ancora cinque gatti vispi, vivi e vegeti, la casa mi sembra vuota.

 

Grazie, amici ragnofili, catofili, scorpionofili eccetera. Scusate questa intromissione in off topic. Ho pensato a lungo se postare o no. Sono ancora adesso indecisa se usare il tasto “delete” o “inoltra”. Forse Philema voleva andarsene in incognito. Penso di sì, era una gatta riservata. Userò “delete”. Però diciotto anni sono una immensità di tempo. E io ho un buco incolmabile, accidenti. “Inoltra”.

 

Ciao, Philema.

 

Lidia

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Ho gli occhi gonfi di lacrime... mi dispiace tantissimo. Potrei solo aggiungere delle banalità, ma so che te ne importa ben poco di sentirti dire che diciotto anni per un gatto sono tanti, che si è compiuto il suo ciclo e che tra te e lei è intercorso tutto quello che un umano e un felino possono scambiarsi. Da felifilo molto più giovane e meno profondo di te posso soltanto avere una piccola idea del vuoto che si è aperto nel tuo cuore, e per quel che conta ti dico che ti sono vicino.

Addio Philema.

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IO ho la fortuna di avere più di dieci cani e so cosa significa purtroppo l'estremo gesto che hai dovuto fare...a me è capitato due volte, a causa del cimurro la prima( vaccino scaduto purtroppo) e per un incidente la seconda volta. Speri sempre che potrebbe farcela ma dentro di te sai già che non è così e allora devi essere pronto all'ultimo gesto d'amore, ricompensa degli anni d'affetto che l'animale ti ha donato gratuitamente.

Sono brutti momenti e ti capisco...

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Ho avuto la notizia in anteprima dal tuo messaggio privato, Lidia... :(

Anche a me è dispiaciuto moltissimo che la "matriarca" abbia lasciato il suo branco.

Ho trovato bellissima e azzeccatissima la scelta del nome; a pensarci mi commuovo...

Ciao Philema.

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Lidia, non ho mai conosciuto Philema, ma era sempre presente nei tuoi pensieri e nei tuoi racconti... e anche se l'ho conosciuta solo attraverso le tue parole, adesso sapere che Philema, la signora, se n'è andata... mi dispiace tanto, zia cara. :(

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non posso far altro che ripetere quello scrissi 5 mesi fa.

Posso immaginare solo l'uno per cento del tuo dipiacere ... ricordo da bambino di aver vissuto una estate intera con un gattino orfano ... unico compagno di giochi. In 18 giorni gli insegnai a catturare i topolini di gomma che nascondevo e muovevo con un filo da pesca ... poi fui costretto a separarmi da lui. Che tristezza infinita ... solo ogni tanto mi giungevano echi via lettera di quello che sapeva fare ... per diversi anni tutto il paese lo chiedeva in prestito a mia zia per fargli fare piazza pulita dei topi nelle loro cantine ... che soddisfazione per un bimbo undicenne ... posso solo provare ad immaginare cosa vuol dire viverci insieme per 18 anni ... mi dispiace tanto

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oh no..che dispiacere..

anche io so cosa vuol dire, dato che un paio di mesi fa ho dovuto affrontare le stesse decisoni per la mia cagnolina di 16 anni..dal giorno dopo la mia gatta ha vagato per casa per una settimana miagolando all'aria, come se la stesse cercando...gli animali ci stupiscono e ci commuovono sempre, sono proprio un bel dono!

Anche lei era la "mia" cagnolina, per cui capisco benissimo il dolore che provi adesso, ma vedrai, tra qualche tempo starai meglio e grazie ai bellissimi ricordi che lei ti ha lasciato tornerai a sorridere presto! :(

 

un abbraccio

Mara

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Sì, razionalmente ci arrivo. Adesso, però, emotivamente mi sento un mocio Vileda.

Grazie della solidarietà, davvero grazie. E' durissima. Persino la mia casella elettronica di posta privata portava (anzi, porta) il suo nome. E lo usavo al posto delle parole che non mi vevivano subito, quando scrivevo ("a suo inphilemabile giudizio...", "... philemava a lunghi passi, misurando ogni millimetro...", "proprio una persona phillunga e philemuzia, dotata di arguzia e astuzia, e molti altri uzia", "... ma quali philemate dici!"). A proposito di philemate, anni fa ne scrissi un centinaio, nelle quali la mia gatta nulla c'entrava. Che bei ricordi...

 

Scusate. Torno nel mio antro depresso e inconsolabile. Ma con qualche sorriso in più.

Grazie.

Lidia

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un abbraccio anche da parte mia. vorrei dirti qualcosa che cerchi di strapparti un sorriso, ma non riesco a pensare a nulla di adeguato e forse in questi momenti è giusto anche accettare il dolore. quindi rinnovo e raddoppio l'abbraccio.

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Vivo con tre gatti da tre anni soltanto, sufficienti per stabilire un rapporto forte (da parte loro direi morboso) e sono terrorizzato da quel momento.

Tieni duro, vedrai che gli altri sapranno sopperire al vuoto che ha lasciato la tua Philema.

 

Danilo e Sarah

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Anche io più volte ho affrontato questa dura decisione. Negli ultimi due anni ho dovuto salutare 4 cani. Ogni volta il primo periodo è il più difficile, quando ti sembra sempre di vederlo dentro casa che ti cammina tra i piedi. Ancora oggi, a distanza di tempo, ogni tanto mi sembra di vedere Bimba nella sua cuccia...purtroppo vuota. Però ora, al solo suo ricordo, mi torna il sorriso.

Ciao Diego

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