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tongi

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  1. Più semplice è usare l' "olio di garofano" (quello per intenderci che usano i dentisti come leggero anestetico; "clove oil" in inglese). Una volta staccato, l'epigino si immerge nell'olio di garfofano per qualche minuto e le varie strutture si diafanizzano. Terminata l'osservazione dell'epigino, o sotto un binoculare o al microscopio, basta rimettere il pezzo in alcool e l'olio scompare.
  2. tongi

    Tanti auguri a.... me?

    Tantissimi auguri da un aracnologo che di anni di matrimonio sulle spalle ne ha ... 45 :rolleyes:
  3. tongi

    Tanti auguri a.......

    TANTISSIMI AUGURI DANIELE :rolleyes: ps. poi ti chiamo al telefono
  4. c'era da aspettarselo in un ambiente così ristretto e senza la possibilità di nascondersi in un rifugio e probabilmente con una femmina affamata !!
  5. Ci mancava che la descrizioner fosse in latino come era in uso fino alla fine dell'800 e poi era tutto chiaro ... In ogni modo: 1 - quasi sicuramente si tratta di un Salticidae; 2 - potrebbe trattarsi di un maschio di Philaeus crysops; 3 - Le specie della famiglia Salticidae sono tantissime (anche nell'area Mediterranea e in Italia). molto simili tra loro e spesso con un notevole dimorfismo sessuale, per cui nella maggior parte dei casi è rischiosa una identificazione anche al solo livello generico "a vista" possibile solo da parte di uno specialista del gruppo. In questo caso, nonostante quanto detto sopra, dato che si tratta di una specie dotata di una colorazione assai caratteristica e tipica della specie, mi sono permesso di azzardare un'identificazione
  6. Non mi risulta che Alopecosa albofasciata scavi una tana; si rintana piuttosto nelle fessure del terreno, sotto le pietre, o tra il detrito vegetale. Predilige ambienti aridi e assolati.
  7. Thomisus onustus Walckenaer 1805 (famiglia Thomisidae). Colorazione alquanto variabile dal bianco al giallo verdastro al ... rosa. Diffusione paleartica. Comune. Il genere Thomisus è presente in Europa con 2-3 specie.
  8. Concordo !!!!!! Alopecosa albofasciata. Quest'anno sembrano essercene tantissime in giro ....
  9. In genere nei Licosidi si osserva un certo, talora anche marcato, dimorfismo. La colorazione e le bande mediana e laterali del cefalotorace, come pure la caratteristica banda addominale, sono assai più marcate nei maschi che nelle femmine. Quella raffigurata potrebbe essere A. albofasciata nella quale la faccia ventrale dell 'addome dovrebbe essere decisamente nera con due serie di macchie bianche convergenti verso le filiere Alternativamente A. pulverulenta che è in assoluto la specie più comune in Italia.
  10. Hai ragione Migdan! Si tratta proprio di una Arctosa, forse A. lacustris per il disegno dell'addome costituito da una banda chiara slargata anteriormente. E' troppo scura per essere A. similis (una volta si chiamava A. variana) ed anche l'ambiente non mi sembra proprio il suo (preferisce le rive sabbiose e ghiaiose dei corsi d'acqua), escluderei anche A. leopardus per la colorazione addominale con una banda chiara molto netta e affusolata. Queste sono le tre specie più comuni che abitano le rive sabbiose o melmose dei corsi d'acqua e degli stagni e anche quelle di piccole pozze. Più rara e poco conosciuta è pure A. maculata che vive anch'essa sotto le pietre ai margini dei corsi d'acqua di media altitudine. Se poi gli esemplari osservati vivevano in un ambiente "salmastro" allora il discorso potrebbe allargarsi ad un altro paio di specie
  11. le regole di classificazione prevedono che la desinenza del nome della specie si accordi con quella del genere. In altre parole: se il genere è costituito da una parola "maschile" il nome della specie terminerà in "us"; se "femminile" in "a"; se "neutro" in "um" secondo le regole della lingua latina. Davus è maschile e quindi il nome della specie sarà - come giustamente ha detto Diana - "fasciatus"
  12. Alopecosa albofasciata Brulle !!!!
  13. E' probabile, dal disegno dell'addome. Ma quello del cefalotorace non è chiaro. Eì' un maschio? Dal momento che le bande laterali del cefalotorace non sono particolarmente marcate potrebbe trattarsi di A. pulverulenta
  14. Congratulazioni Stefano, ovviamente anche alla madre e alla sorellina, e tanti auguri di divenire un'esperta aracnologa
  15. E' un Lycosidae ma certamente non è un Pirata che vivono nei luoghi umidi a contatto con l'acqua, bensì una Trochosa che al contrario frequentano anche le case (soprattutto sotto cataste di legname, macerie etc.) e sono molto più xerofile. Nel genere Pirata, inoltre, il cefalotorace è più allungato e la banda chiara mediana appare chiaramente tripartita (come una forchetta) anteriormente.
  16. Per il volume sui ragni della Malesia può essere utile (ma non risoluitivo) la segeunte opera Frances & John MURPHY An introduction of the Spiders of the South East Asia, with notes on all genera, Publ. da Malaysian Nature Society, Kuala Lampur, Malaysia. 2000, 624 pp, 32 tav. a col., num. ill. bianco/nero per procurarsela contatta: Henry Barlow The Malaysian Nature Society P.O. Box 10750 50724 Kuala Lampur Malaysia e.mail: natsoc@po.jaring.my dovrebbe costare approssimativamente 28-30 sterline Le due immagini (4 e 4 bis) di ragno con le lunghe spine sull'addome raffigurano: Phoroncidia lygeana Walckenaer 1841 (Therididae), maschio la specie se ne sta acquattata sotto la pagine inferiore delle foglie o delle felci e ha una tela semplificata costituita da un unico filo. Il ragno rappresentato nelle foto 4 e 4 bis è un araneide (affine ai generi Cyrtarachne, Pasilobus etc ???) L'ultima foto raffigura (se non vado errato) un Opilionide.
  17. Sono lontano dal mio studio e non posso consultare i miei libri. La prossima settimana, se riesco, faccio una piccola ricerca. Per il momento ti segnalo l'unica opera che ho sottomano e che rappresenta un valido ausilio per una prima identificazione dei ragni del sud-est asiatico e quindi anche della Malesia: Frances & John MURPHY An introduction of the Spiders of the South East Asia, with notes on all genera, Publ. da Malaysian Nature Society, Kuala Lampur, Malaysia. oltre alle chiavi per il riconoscimento dei generi, il volume (pubblicato 3-4 anni orsono) è corredato da numerose foto a colori.
  18. tongi

    Tanti auguri Ste!!!

    Tantissimi auguri anche da parte mia
  19. Sul veleno della Lycosa erythrognata (Lycosa raptoria) non sarei proprio così sicuro sul fatto che non è pericoloso per l'uomo. Ricordo una fotografia di un indigeno con una estesa necrosi su un braccio e una spalla dovuta sembra ad una pinzatura di questo ragno il cui veleno ha un'azione citotossica (posso ricercare il libro dove ho visto questa foto se interessa)
  20. tongi

    Tanti auguri a...

    Tantissimi auguri !!
  21. tongi

    Tanti auguri a...

    Tantissimi auguri Diana !!!
  22. In risposta all'osservazione di Zappa, se qualcuno ha voglia di inviare esemplari per una più sicura identificazione è benvenuto. Una volta identificato, il materiale potrebbe essere depositato (corredato di tutte le informazioni necessarie: provenienza, data di raccolta, nome del raccoglitore, notizie ecologiche sintetiche sull'ambiente, etc.) presso il Museo di Bergamo.
  23. L'addome sembra piuttosto lungo ma l'habitus mi ricorda molto quello di una Pardosa bifasciata o di una Pardosa vittata, chissà ...?
  24. Non può essere Alopecosa cuneata perché i maschi di questa specie sono molto caratteristici e sono i soli che si riconoscono subito "a vista" . La tibia del I° paio di zampe è infatti notevolmente rigonfia rispetto agli altri articoli, nerastra, e reca su ciascuna delle facce laterali, una piccola area gialla, depressa, subrettangolare, assai evidente.
  25. E' una Alopecosa (maschio). Come già detto in altre occasioni i Licosidi nella maggior parte dei casi non si identificano dall'habitus, ma occorre esaminare i genitali. Per quanto riguarda l'esemplare in questione potrebbe essere una Alopecosa albofasciata (il carattere distintivo per una identificazione "a vista"dovrebbe essere il ventre nero attraversato longitudinalmente da due serie di macchiette bianche convergenti verso le filiere). Non è velenoso per l'uomo. E' specie circummediterranea, abbastanza comune. Abita i luoghi asciutti, aridi, aperti e soleggiati. Si rinviene nei prati, nella macchia mediterranea, nelle radure dei boschi, nelle pinete e negli oliveti. Vive dal livello del mare fino a circa 1000 m s.l.m.. Adulti da marzo a luglio.
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