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00xyz00

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  1. Chi si definisce aracnofobico (erroneamente dato che le fobie sono malattie) semplicemente non ha mai avuto voglia di guardare questi animali e scoprirne il fascino. È impossibile non rimanere sbalorditi dai loro adattamenti particolarissimi e dalle notevoli e insospettabili capacità. Sono animali "alieni" per noi mammiferi e a questo si aggiunge il retaggio culturale che li identifica come esseri repellenti per antonomasia. A guardar bene un'aragosta, piena di pelucchi, zampe, spine e occhi sporgenti, non è poi così bella rispetto ad un Salticidae o un Thomisus onustus ... eppure la nostra cultura non la etichetta come "schifosa" e nessuno o quasi ne ha repulsione. Sai, in tanti anni abbiamo visto molti ragazzi e ragazze passare dalla repulsione alla forte passione per questi animali: è sufficiente un incontro inconsueto e subito emerge la consapevolezza che questi animali hanno molto da raccontare. Vero @Paolina?
  2. Ciao, benvenuto! Non hai nulla da temere da questi gracili ragnetti. A noi non ispirano tanta tenerezza, essendo una specie alloctona che si sta diffondendo in buona parte delle aree costiere, ma di certo non c'è motivo di allontanarli
  3. Ma figurati, ci è arrivata per caso! Quando i maschi maturano, oppure quando le piogge allagano il terreno, questi ragni iniziano ad errare e non è insolito trovarli in garage, verande, piscine, o comunque in tutti gli ambienti di casa che confinano con il giardino. Anche io li trovo ogni tanto dopo gli acquazzoni. Stai tranquillo Carlo, è una bestiola del tutto innocua.
  4. Io penso che non ci si trovi sempre di fronte allo stesso fenomeno. Nei casi riportati abbiamo Tetragnatha e Larinioides. Nelle altre osservazioni fatte nelle risaie e lungo umide (comacchio ad esempio) , abbiamo invece Liniphidae, Thomisidae, Philodromidae, Lycosidae come Pirata, e altri rappresentanti minori. Nei casi nord europei nessuno ha mai campionato ma anche li avvengono queste strane coperture su cespugli e addirittura muretti in pietra. Altre volte ancora questi drappi di tela che coprono tutto sono dovuti a larve defogliatrici di lepidotteri e non ai ragni. Secondo me purtroppo si possono solo fare ipotesi senza però tanti dati a supporto. Servirebbe la ricerca di cui parlammo
  5. Ho approfondito molto la tematica l'anno passato e ci sono vari report fatti in tutto il pianeta. Era il motivo per cui tenevo molto alle ricerche nelle risaie di cui ricorderete. Ne abbiamo discusso anche in consiglio. In genere quando ci sono queste tele enormi si trovano sopra molteplici ragni di famiglie anche diverse. Nessuno è mai riuscito a capire chi ne fosse l'artefice e chi fosse opportunista. C'è stato un caso negli stati uniti in cui, in uno stabilimento per trattamento acque (quindi ambiente umido) si sono osservate delle enormi tele. https://www.wired.com/2014/10/4-acre-spider-web-engulfs-building/ https://www.disclose.tv/107-million-spiders-discovered-at-wastewater-treatment-plant-in-baltimore-314856 https://membracid.wordpress.com/2010/10/30/happy-halloween-new-giant-spiderweb-found/ Furono chiamati degli aracnologi ed entomologi per studiare l'evento e ne derivò una massiccia presenza di Tetragnatidae. Tra gli aracnologi c'era Coddington quindi mica pizza e fichi. Era il 2009-2010. Sulle tele furono trovati molti Tetragnatha guatemalensis e Larinioides sclopetarius. Poi ci sono stati altri casi ma verificatisi in ambiente esterno e anche li è stata riscontrata la presenza di Tetragnatha guatemalensis. Tutti esemplari adulti e sub adulti, non spiderling. Da quel momento tutti, di fronte a queste tele e anche in parti diverse del globo, dicono che i responsabili sono i Tetragnathidae. Tra l'altro la dott.ssa Chatzaki citata nell'articolo di Gabriele la conosciamo, ci stiamo parlando (grazie al valoroso @Pepsis) proprio in queste settimane per altre ricerche. Ad oggi non sembra una cialtrona. Lo so che può sembrare strano, dato che queste specie segnalate in genere fanno orbicoli, ma i dati ad oggi noti sono questi. Secondo me servirebbero ulteriori indagini sia su questi casi di tele robuste, dense e spesso aeree, sia per i casi di tela a livello terreno che nelle stagioni autunnali si vedono in giro per il mondo e sono descritti fin dai tempi di Omero.
  6. E' un problema noto di questa versione di invision. Possiamo solo sperare che nelle prossime sia presente il tag multiplo.
  7. Esatto. Per favore @Luciopubblica una discussione per ogni esemplare.
  8. Ovviamente. E deposito dei campioni in una struttura museale.
  9. Come detto il forum e le foto degli utenti non servono a nulla ma i membri dell'associazione, nei propri lavori scientifici potrebbero e gradualmente lo faranno. Pensa ad esempio al nostro lavoro su Steatoda nobilis (http://britishspiders.org.uk/bulletin/150804.pdf) oppure a quello su Argiope trifasciata http://britishspiders.org.uk/bulletin/150605.pdf, o alle nuove specie di Pritha che abbiamo descritto . E in lavorazione ci sono altri contributi. Oggi, secondo noi, ha però senso fare lavori di un certo rilievo, quindi che siano utili agli altri specialisti e che chiariscano i dubbi su alcuni gruppi. Fare lavori di semplice segnalazione invece ha poca rilevanza e scarso appeal.
  10. In Italia l'unità amministrativa più piccola è il comune. All'interno di un comune ci possono essere molteplici ambienti diversi, zona urbane e zone naturali, quindi è comunque difficile capire dove vive una specie anche indicando il comune. Nonostante ciò, come spiega Darko, indicare il comune è il modo più preciso per dare valore alla segnalazione (ovviamente escludendo le coordinate gps che sarebbero preferibili ma fuori dalla portata dei semplici curiosi).
  11. La questione è un po più complessa. Intanto dal punto di vista morfologico una specie deve essere ben caratterizzata. Tale caratterizzazione, o comunque la posizione sistematica di un taxon, non è cosa stabile ma, finchè gli specialisti ci lavorano, rimane un po ballerina, variabile. Fino a qualche tempo si presumeva ci fossero soltanto alcune specie di Eresus in Europa. Tu ne vedevi uno e con consistenze certezza potevi chiamarlo "Eresus cinnaberinus" oppure "Eresus niger"..... Poi nel 2008 Rezac, bravo aracnologo Ceco, ha iniziato a rivedere tutto il genere e tutta la famiglia degli Eresidae, scoprendo così nuovi caratteri morfologici che sono andati ad individuare nuove morfologie. Alcune di queste morfologie hanno ripreso i nomi anticamente assegnati (come Eresus kollari Rossi, 1846) e altri invece hanno preso nomi nuovi (come Eresus moravicus Řezáč, 2008). Lo stato della conoscenza attuale (Rezac 2015) ci dice che in Europa ci sono diverse specie di Eresus, alcune delle quali praticamente ignote (nessuno le ha mai viste e le descrizioni originali appartengono all'800) altre invece riconoscibili da genitali e altri caratteri grazie proprio alla revisione di Rezac. Purtroppo Rezac ha lavorato prevalentemente con materiale centro-europeo e pertanto non ha indagato sugli Eresus italiani. In italia abbiamo molte segnalazioni (come hai detto) da parte di appassionati e fotografi, noi gli diamo un nome in base ai caratteri visibili ma tali identificazioni non sono supportate da osservazioni dei genitali, caratteri importanti e diagnostici per questo gruppo di ragni. Ad esempio, noi stiamo dicendo che questo è una femmina di E.moravicus perchè ha la peluria della zona cefalica gialla. Ma nessuno ha mai controllato la correttezza di tutti gli altri caratteri diagnostici nelle popolazioni Tirreniche. Noi ad esempio chiamiamo E. walckenaeri gli esemplari adulti che mostrano una vistosa banda rossa sulla zona frontale dell'addome e che hanno una notevole dimensione. Ma nessuno ci garantisce, ad oggi, che questi animali siano effettivamente corrispondenti a tutti i caratteri diagnostici noti per questa specie. Rezac sta ancora lavorando su questo gruppo di ragni e probabilmente uscirà con ulteriori dati. Finché le popolazioni italiane, sopratutto quelle isolate delle isola, non verranno analizzate, le identificazioni fatte da foto avranno sempre un margine di incertezza. Tanti anni fa ci si accapigliava tra specialisti e appassionati sulla questione delle identificazioni da foto. Gli specialisti dicevano che solo con esemplare sotto allo stereoscopio si può aver certezza della corretta attribuzione, gli appassionati ribattevano che per alcuni animali è facilmente fattibile un'identificazione dall'habitus. Ora che molti di noi si sono avvicinati con più professionalità alla materia, si è visto che la virtù sta nel mezzo e nel capire quando ci si può sbilanciare e quando no, quando un'identificazione è quasi certa e probabile e quando invece è improbabile. Ad esempio tu hai postato un mio messaggio del 2011. Ebbene quell'identificazione è probabilmente erronea (non ricordo la foto) perché nel mentre è venuto fuori che Eresus ruficapillus, oltre a non essere più stato visto dal momento della descrizione, è anche descritto in maniera piuttosto stramba e la sua colorazione ben diversa dai soliti Eresus che si trovano in Sicilia. Per quanto riguarda la checkist, questo potente strumento deve essere compilato con severità e pertanto rientrano in checklist solo le specie segnalate mediante pubblicazione scientifica. I nostri incontri, le foto sui social o sui forum non contano nulla. Quando qualcuno riuscirà a prelevare esemplari di Eresus moravicus, li confronterà con i caratteri diagnostici forniti da Rezac, vi troverà delle perfette analogie e pubblicherà questi risultati su un lavoro scientifico, allora la specie verrà inserita in checklist.
  12. Complimenti per il bellissimo incontro!
  13. @stalibero onestamente non capisco la polemica. Ho forse offeso la tua sensibilità? Tu hai sostenuto un'ipotesi sulla quale io non concordo, e l'ho fatto presente. Qui ci si confronta sui dati e sui pareri personali. Le animosità da social si lasciano fuori. Le idee contrapposte non sono sinonimo di attacchi personali, ci si può scontrare sui temi senza per forza avere velleità di scontro personale. Il mondo scientifico prevede questo procedere: idea mia, idea tua contraria, io che cerco di convincerti portando dati, e tu che cerchi di ribattere portando altri dati. Io non devo andare a leggere i tuoi post passati su altri argomenti, né valutare se ti dai delle arie o meno, prima di giudicare ciò che dici. Giudico ciò che scrivi, non te. Tu hai fatto un'ipotesi e io ho ribattuto dicendo che i dati a supporto sono pochi. Fine. Ogni altra polemica è inutile. Come hai visto non mi sono nemmeno messo a disquisire su questioni psicologiche che esulano dalla mia competenza se non far presente che spesso i ricordi sbiadiscono e si trasformano. Fede95 ha solo detto che concorda con te. Quindi io ho risposto alla tua ipotesi e non alla sua, essendo coincidente. L'avesse scritto lei per prima avrei risposto la stessa identica cosa. Non capisco il senso della tua sottolineatura.
  14. Ciao Alessandro, benvenuto. 👍 A cosa sei maggiormente interessato?
  15. Anche per me più probabile S.triangulosa ma non ci metterei la mano sul fuoco da queste foto.
  16. Cerca sul forum che ho parlato spesso di Eresus, dei problemi tassonomici che presenta e degli studi recenti che hanno cambiato un po le cose. Dal mio punto di vista, letteratura alla mano, è un gruppo su cui occorre ancora far piena luce e riguardo le morfologie italiane occorrerà valutare bene le loro appartenenze ad una specie o all'altra. Purtroppo i caratteri morfologici di Eresus non sono così evidente e chiari come in altri generi.
  17. Non ha molto senso sparare ipotesi a caso. In natura predano sovente insetti deboli o parassitati e non necessariamente muoiono poco dopo. Per ogni evento c'è una spiegazione ma noi non abbiamo sempre gli strumenti per scoprire come stanno le cose. In questo caso abbiamo un decesso ma non abbiamo dati che ci possano indirizzare verso una causa o verso un'altra.
  18. Che salgono sugli steli è possibile, ma sono Lycosidae prettamente diurni e, a meno che sia una specie particolare, non dovrebbero cacciare di notte.
  19. Ho letto tutto, non mi dispiace affatto farlo. Ma rimane un racconto molto poco utile per individuare una specie o un gruppo di specie che potrebbero aver fatto ciò che dici. Se sia effettiva esperienza o allucinazione non posso dirlo nè ho dati per sbilanciarmi su questo. Di certo non è cosa comune che tanti piccoli ragnetti neri tessano fili lungo tutta la larghezza di un armadio e dopo qualche ora non vi sia più traccia nemmeno della tela. In genere i piccoli appena nati della maggior parte delle specie italiane sono molto molto piccoli di taglia, difficili da vedere da una certa distanza. Di contro esemplari di dimensione facilmente osservabile (qualche millimetro) è insolito trovarli tutti insieme o vicini dato che mal si tollerano. Rimango della mia idea che sarà impossibile arrivare ad una risposta.
  20. Grazie. Vedrai che nessuno verrà a cercarti sotto casa
  21. @TrolloneSarebbe utile che lo facessi anche in questo topic dato che hai gentilmente ricevuto la risposta che chiedevi. Altrimenti non possiamo rinominarlo Grazie
  22. E' cosa comune nei grandi Lycosidae "staccarsi" zampe posteriori poco prima di morire. Non ho mai capito il motivo ma l'ho visto fare sia a Lycosa che a Hogna in cattività. Più volte. Due volte le ho viste anche tenerle tra i cheliceri! Comportamento molto strano e che non ho mai indagato mancando i presupposti scientifici per farlo.
  23. Inoltre aggiungo che in museo sono presenti campioni storici, risalenti agli anni 50 del 900 e prima, che lo indicano presente anche sul carso triestino. Nonostante ciò ad oggi nessuno l'ha più incontrato. Probabilmente i cambiamenti che hanno interessato il carso negli ultimi 100 anni hanno avuto influenza sulla sua presenza. La tipica landa carsica di per se, brulla, assolata, piena di pietre e con vegetazione bassa che in estate risulta secca è sicuramente un ambiente idoneo alla specie. Questo particolare biotipo però è stato mutato da consistenti rimboschimenti avvenuti sia sotto gli austriaci e sia sotto il regno d'italia, dal 1850 ai primi del 900. Il motivo? Mitigare la bora che periodicamente spazza la città e avere legname da utilizzare. I vari esperimenti ottocenteschi individuarono il pino nero come albero ad alto fusto più idoneo e così la piantumazione ebbe il via a ritmi notevoli. Un'opera grandiosa di per se. Pensate che nell'esposizione mondiale di parigi del 1900 tale opera fu addirittura premiata per la sua grandiosità ed efficacia. Gli alberi piantati però non furono sfruttati come previsto per il legname e quindi, gradualmente, gli ettari imboschiti aumentarono e stanno ancora aumentando. Dalle propaggini della zona boschiva piante pioniere infittiscono la landa, la rendono meno secca e qui vi crescono cespugli. All'ombra di questi germogliano nuove piante ad alto fusto e il processo continua. Tutto ciò ha fatto si che negli ultimi 150 anni sono stati tantissimi gli ettari di landa andati perduti oltre a quelli convertiti a pascolo intenso o a coltura con setacciatura delle numerosissime pietre (è comunque camminando per il carso vedere terreni, delimitati da muretti in pietra, con cumuli grandissimi di pietre estratte dal terreno per renderlo fruibile) Non ci sono prove certe ma tutto questo potrebbe essere il motivo per cui a metà 900 Latrodectus fosse ancora presente qui a Trieste ed oggi invece non si trova più.
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