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Aracnopoesia


andrea.a
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Ho trovato con piacere una poesia che riguarda direttamente la nostra passione!

Si tratta di un haiku di Basho (vero nome: Matsuo Munefusa, 1644, 1694), un poeta giapponese considerato tra i più rappresentativi.

Secondo me è una poesia bellissima, secondo voi?

 

Canta,

a suo modo

un ragno-

vento d'autunno.

 

Trad. I. Iarocci

 

Andrea.

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Bella... molto "complessa"...

 

Così come è scritta mi ricorda "soldati" di Giuseppe Ungaretti (tutte le volte che ci penso mi fa venire i brividi...)

Lo so, non c'entra niente... c'è solo una somiglianza formale, ma è una delle poesie che più mi ha colpito in assoluto...

 


She's got the jack, ta na naaa...

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Conosco un'altra aracnopoesia molto gradevole, del maliconico Guido Gozzano. Si intitola:

 

La statua e il ragno crociato

 

Io so il mistero di colei che abbassa

l'antiche ciglia in vigilanza estrema,

quasi, nel marmo trepidando, tema

d'aggrovigliare un'esile matassa.

 

Io so. Guardate contro il sole: passa

dall'una all'altra mano e splende e trema

il filo che un'epeira diadema

conduce senza spola e senza cassa.

 

Aracne fu pietosa. E chi non mai

più rivedrà la terra sacra abbassa

le ciglia illuse e vede il mare Egeo,

 

vede una schiava al ritmo dei telai,

appenderle dal plinto una matassa:

e canta un canto dolce il gineceo.

 

 

 

certo non possiede la stessa meravigliosa perfezione di un haiku... Sono così perfetti che a volte, lo confesso, mi infastidiscono! Sarà forse perchè i miei gusti poetici sono sempre stati rivolti più verso l'ampollosità e la ricchezza di parole che non verso la sintesi... C'è stato un periodo in cui sapevo praticamente a memoria tutto il La figlia di Iorio [:D] Cavolo, quanta fatica c'è voluta per disintossicarmi da D'Annunzio! (anzi, ormai che mi sono disintossicata posso chiamarlo col suo vero nome: Rapagnetta) [:D]

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Ah... i sonetti! Personalmente amo molto le poesie con regole metriche ben definite, sonetti in particolare. Voto decisamente per Gozzano.

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Splendide entrambe. La prima sembra lasciare più spazio alla immaginazione (come un'unica pennellata su un fondo monocromatico), ma è un gusto personale.

Cominciare la giornata con alcune parole che accarezzano l'anima è di ottimo auspicio.

Perciò, vi ringrazio doppiamente.

Lidia

 

EegaBeeva

 

“La verità sulla natura è molto più bella di quella narrata dai poeti e gli animali sono la vera magia dell’esistenza” (Konrad Lorenz)

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i colori tenui della prima sono spettacolarmente giap. e il coso con due gambe che ha nome guido gozzano non si smentisce: mi cita anche foscolo, che bravo ometto[;)]

 

sì sono contusioni da pugno. e sì la cosa mi va benissimo. sono illuminato.

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Allora aggiungo le mie due lirette...

 

 

RAGNO (1937)

 

Distende col fiato suo un filo sottile

e con arte raffinata tesse la sua tela.

Al sole la tela risplende dorata -

per attirare uno sciocco moscerino.

 

E il mio sogno dell'anima come un ragno

di ora in ora tesse e intreccia un laccio,

d'oro e così attraente, lo so:

sono io quel moscerino.

 

 

 

E' di Blaga Dimitrova, una delle più famose poetesse bulgare... ha scritto bellissime poesie d'amore e si è impegnata molto (non solo nel suo paese) per i diritti civili. Figura fragile ma caparbia. Affascinante...

 

 

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ARACNOFILIA.ORG -amministratore

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Quasi poco tempo dopo avere avuto l'incontro fatale con questo sito, mi piccai un giorno di trovare nel web versi e poesie sul ragno. Che avrei stampato per tenere fra i miei ritagli. Mi sarebbe piaciuto "vedere" questa misteriosa creatura con gli occhi non solo scientifici, ma anche con quelli poetici.

Nulla trovai.

E, invece, c'erano.

 

Nel caso ne conosceste altre, se questo topic sparisce dalla videata, vi chiedo la cortesia di mandarmele o di indicarmi il link. Grazie infinite per la vostra gentilezza.

 

Buon pomeriggio.

Lidia

 

EegaBeeva

 

“La verità sulla natura è molto più bella di quella narrata dai poeti e gli animali sono la vera magia dell’esistenza” (Konrad Lorenz)

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Non è proprio aracnopoesia, semmai una aracnocanzone, ma ve la voglio proporre comunque....

 

Il ragno

(musica: V. Nocenzi - testo: F. Di Giacomo, V. Nocenzi)

 

Ho camminato fin qui sopra i più alti muri

per fare festa con te

ma vedo che sbagliavo

parli di vita e di morte:

non mi va!

Stai seduto sui tuoi pensieri

come un vecchio ladro fallito.

Io da sempre ho usato l'astuzia

coi miei giochi di geometria (è sciocco rischiare)

 

Io sono il ragno che fila

lungo i più oscuri buchi

tendo l'agguato a chi

resta ammirato dalla mia abilità

 

Non concedo niente, niente a nessuno mai.

Seguo sempre il filo e non lo perdo mai,

segui questo filo e non ti perderai,

prendi questo filo e non ti pentirai!

 

Labirinto senza uscite

è il tuo spazio ricamato

io non saprei camminare.

 

Veloce corro su e giù

sono per tutti un saggio

ma certo scrupoli io non ne ho.

Dentro i miei pregiati sudari

delicato cullo la preda

 

Se potessi avvolgerti intero

oggi forse la mia più preziosa preda

saresti tu!!

 

Prendi questo filo...

 

Coro:

Non concedo niente, niente a nessuno mai

segui sempre il filo e non lo perderai

segui questo filo e non ti perderai

prendi questo filo e non ti pentirai

 

non concedo niente, niente e nessuno mai...

segui questo filo e non ti pentirai

non concedo niente, niente e nessuno mai... (ad lib.)

 


 

E' dei Banco del Mutuo Soccorso, una canzone tratta dal loro, a mio parere (*), migliore album: Capolinea, in cui ci sono pezzi geniali come "Primavera" oppure "750.000 anni fa... l'amore". E' rock sperimentale, se vi piacciono gli Area e Demetrio Stratos allora vi piaceranno anche i Banco [;)]

Un consiglio: se volete ascoltarli, cercate le incisioni originali e non quelle dal vivo o suonate da altri.

 

 

(*)= per la maggior parte dei critici musicali il migliore album dei Banco è Io sono nato libero, che contiene la struggente Canto nomade per un prigioniero politico...

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conoscete le "Favole e Leggende" di Leonardo da Vinci?
Protagonisti ne sono quasi sempre gli animali o elementi naturali come il fuoco e il vento. Gli uomini in queste fiabe, se sono presenti, hanno comunque un ruolo di secondo piano. Tutte queste Favole hanno un fine morale: alcune sono brevissime come ad esempio "il cardellino dà il tortomalio à figlioli ingabbiati. Prima morte che perdere libertà" (H. 63. v.), altre invece sono più lunghe, ma restituiscono sempre un'idea, un principio, una naturale conclusione che fa riflettere.

In alcune sono proprio i ragni i protagonisti (e fanno quasi sempre una brutta fine), ve le propongo:

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Il ragno e l'uva (da Favole, Atl. 67 v.b.)

Un ragno, dopo essere stato per molti giorni a osservare il movimento degli insetti, si accorse che le mosche accorrevano specialmente verso un grappolo d'uva dagli acini grossi e dolcissimi.
- Ho capito - disse fra sé.
Si arrampicò, dunque, in cima alla vite, e di lassù, con un filo sottile, si calò fino al grappolo installandosi in una celletta nascosta fra gli acini.
Da quel nascondiglio incominciò ad assaltare, come un ladrone, le povere mosche che cercavano il cibo; e ne uccise molte, perchè nessuna di loro sospettava la sua presenza.
Ma intanto venne il tempo della vendemmia.
Il contadino arrivò nel campo, colse anche quel grappolo, e lo buttò nella bigoncia, dove fu subito pigiato insieme agli altri grappoli.
L'uva, così, fu il fatale tranello per il ragno ingannatore, che morì insieme alle mosche ingannate.

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Il ragno nella buca della chiave (da Favole, Atl. 299 v.b.)

Un ragno, dopo avere esplorato tutta la casa, di fuori e di dentro, pensò di rintanarsi nel buco della serratura.
Che rifugio ideale! Chi lo avrebbe mai scoperto, lì dentro?
Lui, invece, affacciandosi sull'orlo della toppa, avrebbe potuto guardare dappertutto senza correre alcun rischio.
- Lassù - diceva fra sé, sbirciando la soglia di pietra - tenderò una rete per le mosche; quaggiù - aggiungeva scrutando lo scalino - ne tenderò un'altra per i bruchi; qui, vicino al battente dell'uscio, farò una piccola trappola per le zanzare. -
Il ragno gongolava. Il buco della serratura gli dava una sicurezza nuova, straordinaria: così stretto, buio, foderato di ferro, gli sembrava più inattaccabile di una fortezza, più sicuro di qualsiasi armatura.
Mentre si crogiolava in questi pensieri, gli giunse all'orecchio un rumore di passi: allora, prudente, si ritirò in fondo al suo rifugio.
Qualcuno stava per entrare in casa; una chiave tintinnò, s'infilò nel buco della serratura e lo schiacciò.

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Il ragno e l'ape (fonte esatta non trovata)

Una mattina di primavera un'ape operaia andava girovagando da un fiore all'altro in cerca di polline.
All'improvviso, uscendo da una corolla, cascò nella rete di un ragno.
Nascosto dietro una foglia, il piccolo ragno si rallegrò ed accorse.
- Sei un traditore! - gli gridò l'ape. - Tendi le tue trappole per uccidere chi lavora! -
Il ragno si avvicinò ancora di più, e l'ape, voltandosi, cercò di colpirlo sfoderando dall'addome il lungo pungiglione.
Ma il ragno si scansò in tempo e le saltò addosso.
- Ape, con che diritto osi giudicarmi? - le rispose tenendola stretta. - Tu sei come la frode: hai il miele in bocca e di dietro il veleno. -

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Il morso della tarantola (fonte esatta non trovata)

Un contadino stava vangando il suo campo, quando da una zolla scappò fuori una grossa tarantola.
- Che brutto ragno! - esclamò il contadino tirandosi indietro.
- Se mi tocchi ti mordo - sibilò inferocita la tarantola. - E ti avverto che il mio morso è velenoso e ti farà morire tra dolori atroci. -
Il contadino la guardò e capì subito che mentiva perché parlava troppo.
Fece un passo avanti e la pestò col piede scalzo dicendo:
- O vediamo un po' se mi farai morire per davvero! -
La tarantola, schiacciata, aveva fatto in tempo a morderlo, ma il contadino rimase nel suo convincimento, continuando a pensare che le minacce di quel ragno erano vane: e il morso, difatti, non gli dette che un po' di bruciore.

(Ma tu guarda! Già al tempo di Leonardo si sapeva che la "tarantola" non era pericolosa. E oggi che siamo nel 2004....)

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