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Dolomedes Fimbriatus


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Il sempre attento Fabio De Vita mi ha fatto giustamente notare che l'allevamento di una specie inserita nella "red list" e quindi considerata a rischio di estinzione, quale Dolomedes plantarius, non è cosa da sbandierare con faciloneria. In effetti i 10 esemplari di Dolomedes (6 D. fimbriatus,4 D. plantarius, determinazioni da perfezionare con l'aiuto del microscopio) prelevati a fine Aprile dal sottoscritto insieme a Fabio, Matteo, Enrico (nausea) e Francesco (giantsquid) saranno spediti, una volta morti per cause naturali, all'Università di Norwich, dove la professoressa Helen Smith, che ha avviato una collaborazione con Francesco ed il sottoscritto, studia la genetica delle specie europee del genere Dolomedes, con particolare riguardo verso le popolazioni di D. plantarius e D. fimbriatus che vivono in simpatria. Le riproduzioni in cattività che ho effettuato insieme ai miei amici Leonardo e Danilo potrebbero diventare una preziosissima fonte di linee di sangue destinate a rinfoltire il patrimonio genetico delle popolazioni britanniche di questi meravigliosi ragni, per le quali sono previsti programmi di ripopolamento.

Fatta questa premessa indispensabile, passo all'analisi microscopica del pedipalpo di un maschio deceduto ieri. Le immagini del solito Spinnen Mitteleuropas non sono granché, ma dal confronto del profilo ectale interno direi che si tratta con certezza di Dolomedes fimbriatus:

 

palpvent.jpg

Profilo ventrale

 

palpect.jpg

Profili ectali interno ed esterno

 

Qui il link per le tavole di confronto:

http://www.araneae.unibe.ch/Bestimmung/fam...edes_gesamt.htm

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Complimenti vivissimi, Daniele! Grazie del topic e della notizia. Il pensiero che - chissà - le popolazioni britanniche di Dolomedes possano essere aiutate da dame e cavalieri provenienti da un piccolo sito italiano fuori delle rotte residenziali e, forse, proprio per questo mantenuto così sano, selvatico e aracnologicamente ricco, mi mette straordinariamente di buonumore.

 

Ancora, grazie.

:( Lidia

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Verissimo Dan, ma mi sorge un dubbio: ha senso ripopolare una zona di questi ragni se poi paludi, stagni e bacini vengono bonificati per i motivi più assurdi? (Qui a Pescara hanno prosciugato un bacino pieno di ditischi, notonette, gerridi e libellule per la zanzara tigre! :( )

Speriamo che in Gran Bretagna oltre al ripopolamento venga affiancata anche la tutela delle zone in cui vivono questi ragni altrimenti non avrebbe senso...

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Grande lavoro Daniele. Ora mi sa che urge una revisione al lavoro di Francesco sul sito statico che vada ad aggiungere queste nuove note, molto interessanti e soprattutto le magnifiche foto dei palpi.

 

Sotto ragazzi...

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E' vero che allevare specie protette è illegale, però è anche vero che è solo dall'osservaziobne degli animali, sia in natura che in cattività, che si può imparare come possiamo salvare o aiutare le specie a rischio. Piuttosto, quello che mi lascia perplesso e sul quale non sono daccordo, è l'introduzione in Inghilterra di esemplari di Dolomedes provenienti da altre popolazioni. Se si deve fare un progetto di allevamento per la reintroduzione in natura, questo va fatto con esemplari provenienti dalla popolazione che si vuole salvare. Anche se si tratta della stessa specie, popolazioni diverse potrebbero avere sensibili differenze genetiche, e mischiare popolazioni diverse non adrebbe fatto a cuor leggero.

Diego

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La professoressa in questione studia la GENETICA di Dolomedes plantarius... l'eventuale introduzione dei nostri esemplari verrà effettuata solo dopo un attento vaglio (cariotipo e addirittura sequenziamento con PCR).

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Diego, ma se in Inghilterra allo stato libero vivono solo 30 Dolomedes, ci manca solo che ne vengano catturati 20 per qualche progetto così la popolazione libera si estingue. E poi mischiare diversi ceppi di popolazione riduce il rischio di malattie genetiche. Anche in Italia volevano reintrodurre l'orso ma sono andati a prenderne alcuni in Croazia, non hanno preso i 4 orsi che vivevano in Abruzzo.

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Ragazzi...un progetto è un progetto, ha un razionale, un metodo di applicazione, ha risultati attesi e conclusioni , con i risultati veri. Discutiamo , semmai, col progetto sottomano, facendo appunti su problematiche reali.

Non disperdiamoci su considerazioni general generiche.

Le popolazioni distanti possono avere caratteristiche genetiche diverse, il test del DNA serve per quello. Si desumerà da quello e solo da quello se la ripopolazione da parte di esemplari italiani (migdaniani per ora..) sarà possibile ed utile.

Ora le nostre possono essere solo "ciacole".... :lol:

Ciao!!

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Kaiser, se uno dei 20 Dolomedes inglesi fa nascere 100 dolomedini, 98 moriranno e forse solo 2 sopravviveranno per riprodursi.

Un allevamento fatto bene, da persone esperte, può far si che dei 100 dolomedini ne sopravvivano 40 o 50. Se rimessi in natura possono contribuire in maniera significativa all'incremento della popolazione. Ma tutto questo è inutile se prima non si studiano le cause del declino numerico della specie e non si interviene per ripristinare le condizioni ideali per la sopravvivenza della specie.

Per quanto riguarda l'orso, fino a pochi anni fa i 4 orsi abruzzesi erano considerati una sottospecie. Ora non più, ma comunque un orso proveniente dalla Marsica è distinguibile , da persone esperte, dalle dimensioni ridotte e sembra da alcune differenze nella colorazione dorsale. La decisione di utilizzare orsi provenienti dall'est è data da due fattori: L'orso marsicano non è numericamente abbondante, mentre in alcune regioni dell'Europa dell'est ce ne sono in abbondanza. L'orso abruzzese è isolato dalle popolazioni una volta viventi sulle Alpi, mentre corridoi faunistici , che mettono in comunicazione le popolazioni alpina e orientale, ci sono sempre stati. Si può dire quindi che l'orso alpino e quello orientale appartengono probabilmente alla stessa popolazione, che è diversa da quella abruzzese.

Tornando ai Dolomedes, se analisi del DNA non evidenziano differenze genetiche si possono tranquillamente utilizzare. Ma l'Inghilterra è un isola, le popolazioni non hanno sicuramente possibilità naturali di scambiarsi il DNA. Non scordiamoci che importare DNA diverso in una popolazione può far bene alla specie, ma potrebbe avere ripercussioni sulle altre specie che fanno parte dell'ecosistema locale. Ed il risultato è imprevedibile. Se il Dolomedes ibrido fosse più grande ed aggressivo di quello originario del luogo, potrebbe scompensare equilibri che la Natura ha impegato migliagli di anni a stabilire.

Io non sono proprio esperto della materia, ma tutte le introduzioni/reintroduzioni vanno ben ponderate. Se per salvare un specie rischio di metterne a repentaglio altre 100 il gioco non vale la candela.

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Quoto Ilic riga per riga. Lo scopo del mio messaggio era triplice:

 

1- Far capire che l'allevamento in cattività di Dolomedes plantarius da parte di Leonardo, di Danilo e mia è finalizzata a qualcosa di più grosso del semplice divertimento personale.

 

2- Far capire che Aracnofilia è un sito su cui scambiarsi consigli per l'allevamento dei ragni ma anche un'associazione scientifica che si propone di divulgare informazioni aracnologiche: in me è più che mai vivo l'istinto del bambino che mette il ragno nel barattolo e lo nutre a suon di mosche catturate con le mani, spero però di poter affermare che sta crescendo al suo fianco il ricercatore che si informa su vita, morte e miracoli del ragno in questione e, se la specie è di particolare interesse, contatta le persone che la studiano, anche per stabilire dei legami che non si limiteranno all'osservazione del genere Dolomedes (vi ricordo che abbiamo due species inquirendae tra le mani: Scytodes ruficeps e Ischnocolus triangulifer, e che Brignoli purtroppo non c'è più da 18 anni, conoscere esperti esteri è molto importante).

 

3- Mostrare delle foto scattate al microscopio e chiedere il parere di tutti per identificare il ragno, la qual cosa è passata immediatamente in secondo piano viste le tematiche toccate da questo topic.

 

 

Detto questo, caro Diego, l'Inghilterra è un'isola dal punto di vista geografico, mentre da quello genetico consta di tante "isole" in cui una specie a rischio come Dolomedes plantarius è condannata all'inbreeding. Chiedere a Fabio quanto è importante il rimescolamento delle linee di sangue, nel caso specifico direi che il rimedio più comune, ovvero la costruzione di "corridoi biologici", in cui le popolazioni possano muoversi e scambiare materiale genetico, è completamente inattuabile... quoto di nuovo Ilic: siamo in mano a dei professionisti, se l'incrocio tra i nostri esemplari e i loro si rivelerà debole pazienza, avremo comunque sfruttato la cattura di dieci Dolomedes per saperne MOLTO di più di quanto non ne sapessimo ad Aprile. E poi EegaBeeva resta la mia zietta adorata, tutti gli individui che riuscirò a condurre ad uno stadio accetabilmente maturo da garantire una buona speranza di sopravvivenza in Natura, se Lidia avrà la pazienza di tollerarmi un solo giorno, torneranno nel loro luogo natìo. E sono pronto a scommettere che la fitness di quegli esemplari avrà solo da gudagnare da tutta questa storia! :D

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Forse mi sono spiegato male. Non sono contrario al fatto che si allevino i Dolomedes. L'ho già detto prima, allevare i ragni è fondamentale per conoscerli. E non sono i pochi esemplari che alleviamo noi a mettre a richio la specie, bensì la distruzione ed il degrado degli ambienti naturali. Studiando la natura si impara a rispettarla e a proteggerla. L'unico mio dubbio era sul fatto che due popolazioni isolate da millenni possano essere utilizzate per il ripopolamento. E non i è mai passata per la testa l'idea che si possa creare un corridoio faunistico. Sono poi convinto che chi si occupa del lavoro farà tutti gli accertamenti prima di passare alla fase operativa. Ma i miei dubbi restano, il ripopolamento con individui alloctoni deve essere l'ultima spiaggia. Poi sono convinto che se si arriverà a questo è perchè non ci sono alternative...

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Immagino che una ricercatrice che studi Dolomedes come uno degli scopi principali del suo lavoro abbia l'esperienza e il sapere necessari per agire con prudenza e cautela. Fossi nei suoi (da me invidiati) panni, l'ipotesi di una nuova linea di sangue non la scarterei aprioristicamente (per i motivi più che giusti elencati da hyles e che io condivido), ma la prenderei come una delle poche (o tante) possibilità a mia disposizione.

 

Se ho ben capito ciò che ha detto migdan nel suo primo messaggio, la studiosa si sta concentrando sull'habitat che vede presenza di fimbriatus e di plantarius insieme. Questo, per me almeno, è un grande segnale della serietà con cui sta conducendo lo studio. E questa notizia, per me che sono una profana, ai miei occhi sembra una garanzia.

 

Capisco perfettamente le osservazioni di Ilic, di hyles e di migdan, che condivido.

 

Buona serata.

Lidia

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