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migdan

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  1. Comunque se ancora qualcuno ambisse ad acquistare il "libriccino", il mio intervento lo dissuaderà definitivamente. Schifezza o meno che lo si voglia giudicare, ora urlo io, è INTROVABILE!!! L'ho ordinato presso www.unilibro.it, cercato qui a Roma da Historia Naturae, ordinato su un altro sito Internet che al momento mi sfugge... nix, non c'è verso di procurarsene una copia. E per quanto riguarda il Jones, da www.amazon.fr asseriscono di avermelo spedito da più di venti giorni ma ancora non se ne vede nemmeno l'ombra. In chiusura, di tutti i libri che il motore di ricerca di www.pickabook.com vi tira fuori alla voce "spiders" l'unico degno della vostra attenzione è il Roberts, io ne ho comprato altri tre, tutti dal laconico titolo "Spiders" (autori rispettivamente Michael Chinery, Ken & Rod Preston-Maham e Paul Sterry) e non credo di aver fatto un grande affare...
  2. E' esattamente così. Ma la tecnica è riuscita solo due volte, una con Coelotes e l'altra con Amaurobius ferox. Con Coelotes funziona benissimo un altro metodo: la mosca viva tenuta per le ali con le pinzette. Volevo tentare anche con Amaurobius ferox e Segestria florentina ma sinceramente queste due specie mi fanno un po' paura, la seconda per motivi evidenti (sembra una tigre zannuta, con quei cheliceri), la prima perché l'ho avuta in cattività per lungo tempo e ho imparato a conoscerne le movenze del tutto imprevedibili: non è particolarmente mordace, ma mi dà la sensazione di poter fare qualsiasi cosa in qualsiasi momento, e, lo ribadisco, con grande rapidità. Una volta un esemplare enorme, che avevo catturato con la classica scatoletta dei formaggini Bel Paese (chi di voi non le usa?) si era sistemata in un piccolo cono di carta che le avevo dato come tana provvisoria. Bene, come ho sganciato il coperchio per trasferirla in un terrario più idoneo, anziché rintanarsi come avevo sempre visto fare agli Amaurobidi, è schizzata a duecento all'ora salendomi su una mano. Urlo mio, lancio del ragno, urla di mia madre, corsa del ragno, miracoloso recupero con bicchiere di plastica e promessa di lasciare questa specie nei suoi amati buchi.
  3. Beh, non è molto difficile distinguere la tela di un Amaurobius da quella di una Tegenaria: il primo tesse un imbuto di seta particolarmente consistente dai contorni molto irregolari, la seconda piazza un imbuto vagamente simile a quello descritto (ma il "tondo" ha contorni molto più morbidi) in un angolo di una tela a forma di lenzuolo che ha dimensioni veramente notevoli. In secondo luogo, catturare una Tegenaria non è un'impresa così colossale, viceversa stanare un Amaurobius dal suo buco è veramente una faticaccia. Un mio amico a tal proposito ha inventato una tecnica particolarissima: lavora con le mani una gomma americana masticata fino ad ottenerne un filo sottile con una "pallina" in fondo, si mette in una posizione tale che il ragno non possa notare l'ombra del suo corpo e poi tocca leggermente con la pallina la zona della tela più lontana dal buco. Il ragno generalmente, sentendo morbido quando morde, rimane perplesso per qualche frazione di secondo con quasi tutto il corpo fuori dal buco, e a quel punto intervengo io che finisco di stanarlo con un bastoncino. Qui viene la parte più difficile, ovvero la rincorsa, in quanto, contrariamente a quanto le sue abitudini statiche e le sue dimensioni abbastanza rilevanti farebbero pensare, Amaurobius ferox è una delle specie che si muovono più rapidamente sia su superfici orizzontali che verticali.
  4. Dimenticavo di ringraziare Vesubia (a proposito delle ghiandole velenifere): sei una vera miniera! Ho fatto l'errore che naturalista e biologo non devono mai commettere, ovvero parlare in termini assoluti. Nel nostro campo l'eccezione non manca praticamente mai.
  5. Se guardate sul motore di ricerca c'è un mio post di meno di un mese fa, scritto quando trovai il primo esemplare. E' probabile che i "localisti" non l'abbiano notato perché il topic (aperto mesi prima e intitolato, per l'appunto, eresus cinnaberinus) era inizialmente inserito nella sezione "tarantole". Comunque ho liberato immediatamente gli esemplari che ho trovato, che, ripeto, erano tutti maschi e deambulavano tutti e tre lungo i bordo di una strada bianca. Ho visto la femmina in foto, ma non ne ho mai rintracciato alcun esemplare. Un ragazzo che fa la tesi nel mio laboratorio mi ha segnalato l'avvistamento di un maschio nel Parco dell'Insugherata, attaccato a Roma. Qui nel Lazio non sembrerebbe essere rarissimo, e se qualcuno volesse tentarne la riproduzione sarei lieto di accompagnarlo nel luogo di ritrovamento.
  6. Mi cospargo il capo di cenere... [^] Però 1,5 cm non sono un po' tanti per un Philaeus? Riguardo alla rarità di Eresus, ho trovato tre maschi negli ultimi tre weekend nella provincia di Rieti (vicino Poggio Bustone, il paese di Lucio Battisti), dove una mia amica asserisce di averne visti molti altri (ed è una biologa, quindi c'è da fidarsi). Ho letto anch'io che la specie è tutt'altro che comune, certamente il posto dove sono andato io fa eccezione.
  7. Con quei colori e quelle dimensioni mi viene in mente il maschio di Eresus cinnaberinus, che nel link che ti ha mandato Denis è presente. Per quanto riguarda la colorazione rossa e nera è vero, tra gli insetti indica spesso tossicità o quantomeno "cattivo sapore", ed è vantaggioso per tutte le specie che hanno queste caratteristiche assumere un aspetto cromatico simile in quanto qualsiasi predatore dotato di buona vista (uccelli in primis) può in questo modo imparare dall'esperienza e dopo aver pasteggiato malamente con una cimice (tanto per fare l'esempio più banale) si tiene alla larga da tutto ciò che gliela ricorda. Nel caso specifico Eresus non è tossico ma si giova comunque della situazione che ti ho sopra descritto (mimetismo batesiano), in quanto è molto meno comune delle specie tossiche cui somiglia, e quindi è molto più probabile che i predatori alla loro prima esperienza s'imbattano in uno dei "puzzolenti" modelli piuttosto che nel "saporito" mimo. Per quanto riguarda l'aggettivo "velenoso" il discorso è molto più semplice, in quanto tutti i ragni sono dotati di ghiandole velenifere, ma tra le specie nostrane poche sono in grado di perforare la pelle umana e pochissime provocano effetti significativi. Guarda caso, la più pericolosa di tutte queste specie (Latrodectus tredecemguttatus) è rossa e nera, ma non credo proprio che risponda alla tua descrizione.
  8. Credo di avere risolto l'arcano riguardo alla tela di S. Senoculata: ho diviso gli slings in scatolette, come consigliatomi da emix. Ad alcuni ho fornito dei ripari, costituiti da pezzi di corteccia, altri li ho alloggiati sulla "nuda terra" senza alcun punto di riferimento su cui costruire la tela. I primi hanno costruito un imbuto "regolamentare" per una Segestria, con due uscite e i classici sei fili lunghi che si allargano a raggiera, gli altri hanno tessuto un lenzuolone sopraelevato rispetto al fondo del loro miniterrario, pieno di aperture ad imbuto, proprio come aveva fatto la madre. Credo proprio che questa sia un'anomalia dovuta alla cattività, in natura sceglierebbero sempre posti adatti a piazzare l'imbuto, ma consente a chi alleva questi ragni di divertirsi parecchio, perché in questo modo attaccano con la stessa reattività di una Tegenaria, conservando però lo spirito battagliero di una Segestria: niente "mordi e fuggi", quello che beccano trattengono e uccidono con ben altra violenza rispetto a un Agelenide. Anche le mie due florentine hanno operato scelte diverse: una ha fatto il suo imbuto sotto una corteccia e ha deposto il cocoon, l'altra, che sta tenendo un mio amico, ha tappezzato di tela il fondo del suo terrario e vive allo scoperto letteralmente saltando addosso a qualsiasi preda le si pari innanzi. Insomma, una prima piccola conclusione che posso trarre nel confronto tra le due specie è che senoculata è molto meno timida di florentina nelle fasi iniziali della cattività, ed è una tessitrice molto più prodiga di tela, se le condizioni di allevamento le sono avverse.
  9. Ne tengo un esemplare da un paio di mesi, e mi ha deposto un cocoon che si è schiuso qualche giorno fa liberando gli slings più piccoli che abbia mai visto. Dalle mie parti è comunissima. Devo dire che per le sue dimensioni veramente minute se la cava bene, è molto vorace e attacca anche insetti decisamente più grandi di lei (onischi e mosconi). Ha poche pretese, non richiede umidità troppo elevata nè grandi spazi, sebbene di notte vaghi attivamente per il terrario alla ricerca di prede. Tesse la sua tipica tela piccola e tondeggiante (di qui l'appellativo di "sac spider") sotto i sassi, e nei mesi più freddi vi si rintana per poi venirne fuori in primavera, periodo in cui avvengono gli accoppiamenti (almeno qui a Roma) ed è molto facile vedere più maschi (riconoscibili in quanto molto esili) nelle vicinanze della tela della femmina. Nel complesso è proprio un bel ragnetto, che ha come difetti il fatto di essere piccolo e notturno, ma sa rendersi interessante.
  10. Non sottovalutare quel ragno: ha delle movenze di una rapidità inquietante, ne ho tenuto un grosso esemplare l'anno scorso, e devo dire che mi faceva veramente paura ogni volta che dovevo trasferirlo dal suo terrario. Certo va detto che se si era fatto la sua classica tela ad imbuto, è sorprendente che ne sia uscito per scappare, una volta trovata una sistemazione di loro gradimento sono molto stanziali, il mio al massimo "sporgeva il muso" nelle ore notturne.
  11. Per la prima volta ho trovato un bellissimo maschio ieri, vicino Rieti. Dal punto di vista cromatico, è il ragno nostrano più appariscente che io abbia visto, insieme all'Argyope bruennichi. Somiglia un po' a un grosso Salticide, con il prosoma tozzo e i cheliceri piuttosto voluminosi e mobili. La cosa più particolare è il comportamento difensivo: quando l'ho preso si è rannicchiato vibrando ripetutatente l'opistosoma. La sua colorazione, sicuramente aposemantica, ricorda più quella di un Emittero (qualche specie di cimiciona puzzolente) che quella di un Imenottero (vespe e api dotate di pungiglione), comunque evidentemente la tattica dello "sculettamento" deve portare i suoi frutti. Per quanto riguarda l'allevamento non so nulla, ma è un ragno molto piccolo e non credo che valga la pena di tenerlo in cattività, tanto più che l'osservazione delle sue peculiarità (colorazione e tattica difensiva) si esaurisce in pochi minuti. Oltretutto non credo sia una specie comunissima, e quindi anche dal punto di vista etico lasciarli dove li si è trovati mi pare la scelta migliore. Ho trovato il topic con il motore di ricerca, e non mi ero accorto che fosse nella sezione "Tarantole", magari spostandolo in quella "Ragni locali" troverebbe maggiore attenzione, giro la proposta all'infaticabile webmaster. Daniele Migliorini migdan@tiscali.it
  12. migdan

    ciao darwin

    Matteo ha centrato pefettamente il problema: un conto è il principio etico, di fondamentale importanza, che garantisce a qualsiasi animale utilizzato come cavia una vita dignitosa e una morte il più possibile indolore, ben altra storia l'atteggiamento buonista e qualunquista di molte associazioni pecorecce, spesso a fine di lucro, che facendo leva su concetti "disneyani" vorrebbero negare progressi che senza il sacrificio di molti animali non sarebbero possibili. Mi occupo di tossicologia, e di topi ne ho visti uccidere non pochi: tra chi lavora nel mio campo i sadici ci sono, eccome, ma le leggi in materia li stanno limitando sempre di più, vi assicuro che per ottenere l'approvazione di un protocollo sperimentale che preveda il sacrificio di animali bisogna passare attraverso trafile piuttosto complesse, garantire l'allevamento degli animali stessi in stabulari che rispettino precise norme e specificare ripetutamente con precisione le modalità di sacrificio, che deve rispondere ai criteri di eutanasia. Chi fa della ricerca in maniera corretta può tranquillamente sentirsi animalista anche se per il bene della scienza è costratto a dislocare la prima vertebra cervicale (spezzare l'osso del collo, per dirla in maniera meno forbita) di un topo, a differenza di chi esibisce in maniera assai poco consona gli animali sottoponendoli a stress del tutto ingiustificati (Mediaset) o taglia a pezzi uno storione evidentemente vivo davanti a una telecamera (certe cose le fa anche la RAI, se ben ricordate). Daniele Migliorini migdan@tiscali.it
  13. Due cose mi fanno pensare alla Segestria: la netta somiglianza dello Scotophaeus, almeno quello ripreso in questa foto http://biology.aau.dk/~b951860/Gnaphosidae...blackwalli.html e le dimensioni: 6 cm ls sono veramente tanti, ma l'esemplare di Segestria che ho io sfiora i 5, cosa che mi sembra impossibile per un ragno dalla struttura così compatta per il quale il Roberts riporta come dimensione massima 12mm di corpo. Dall'immagine che ho linkato sopra sembrerebbe che anche questo ragno tenda ad assumere una postura 3+1 delle zampe (cosa che non risulta dal Roberts, peraltro, che lo raffigura con due paia di zampe in avanti e due all'indietro), per cui il criterio più evidente per distinguerlo dalla Segestria è senz'altro la dimensione dei chelicheri (che in Segestria tra l'altro mostrano se illuminati direttamente un'iridescenza verdastra), mentre quelli più certi il numero degli occhi, che negli Gnaphosidae sono otto, e le filiere, che in quest'ultima famiglia sono biarticolate. Un intervento di Claudio (Vesubia) però mi farebbe sentire molto più sicuro di quello che scritto. Daniele Migliorini migdan@tiscali.it
  14. A quel che mi risulta lo Scotophaeus raggiunge dimensioni molto più modeste. Viste la notevole grandezza del ragno (anche se forse 6 cm l.s. mi sembrano un po' troppi), il periodo e la provincia dove vivi, sono quasi sicuro che tu abbia a che fare con una Segestria florentina, probabilmente un maschio, se l'hai trovata fuori dalla tela. Prova un po' a guardare qui: http://www.oeko-msc.de/Hq_segestria_florentina_2.JPG Comunque i caratteri grossolani che ti dovrebbero permettere di distinguerla ad un primo esame sono la postura degli arti (tre paia proiettate in avanti, uno all'indietro) le dimensioni considerevoli dei cheliceri e, se hai la possibilità di osservarla con una lente di ingrandimento, gli occhi, ridotti a sei e disposti a formare tre coppie, più o meno così :..: Se poi è un maschio adulto che girovagava alla ricerca di una donzella, ha dei pedipalpi grandi e complessi ("a coda di scorpione", come li ha perfettamente definiti L. Mactans in un altro topic). In ogni caso guarda con il motore di ricerca del forum, troverai molte informazioni utili. Chiedo ai soliti espertissimi di Segestrie un conforto al mio parere... Daniele Migliorini migdan@tiscali.it
  15. Mi sembra una splendida idea. Classificare un animale che non si conosce può dare una grande soddisfazione culturale: chissà che un approccio come quello suggerito da Claudio non riesca a far prevalere l'interesse scientifico rispetto alla semplice curiosità verso il "mostro" a otto zampe. Daniele Migliorini migdan@tiscali.it
  16. Bene bene bene[]. Quanto ci vorrà? I soliti 40-50 giorni? Daniele Migliorini migdan@tiscali.it
  17. Altra novità: la Segestria florentina ha nettamente ispessito la sua tela, della quale resta completamente all'interno, non sporgendosi più nemmeno di notte. Quando mi avvicino per guardarla dà visibili segni di nervosismo e mi sembra proprio di intravedere un cocoon. Guido e Emix, mi avete detto che da voi questo è il periodo ideale per la deposizione: considerato che dalle mie parti fa molto più caldo, e che ho catturato la ragna tre settimane or sono, c'è speranza che l'eventuale (ma direi quasi certo) cocoon sia fertile? Daniele Migliorini migdan@tiscali.it
  18. migdan

    The ring

    Ma dai! io ho visto la versione sottotitolata, ma non sapevo che l'avessero doppiato. Spero che abbiano fatto un lavoro migliore che con "Shaolin soccer". Comunque la versione hollywoodiana perde moltissimo dell'atmofera dell'originale, se ne avete la possibilità vedete assolutamente quest'ultima. Sequel (ringu2)e prequel (ringu0)invece mi sembrano molto inferiori. Daniele Migliorini migdan@tiscali.it
  19. Ho trovato la checklist, per il resto dovrò rivolgermi alla biblioteca di Zoologia, che riapre stamattina. In effetti fremo, perché si trova in un istituto completamente diverso, a circa 300 metri di distanza dal mio, ed è lì che con ogni probabilità ha lavorato il prof. Brignoli. Stasera magari ti aggiorno via email. Daniele Migliorini migdan@tiscali.it
  20. Posso darti un contributo assai triste, Guido: la mia Segestria senoculata è morta. Temo che la colpa sia mia, l'ho manipolata in maniera maldestra tentando (invano) di fotografarla, da quando l'ho rimessa nel suo terrario non si è più mossa, e oggi l'ho trovata stecchita. La mia sensazione comunque è che non avrebbe mai lasciato il suo cocoon, se non glielo avessi distrutto io, e non trovo affatto improbabile che si sarebbe lasciata divorare dai figli. Suppongo che tu abbia trovato questa notizia sul Roberts, che la riferisce a tutto il genere Segestria, ma può darsi che per florentina questo fenomeno non avvenga. Comunque ho conservato il corpo in alcool al 70% (faccio così per i miei topi, spero che vada bene anche per gli artropodi), visti i tanti dubbi che ho diffuso sul forum negli ultimi mesi, se qualcuno si sente in grado di darmi una mano riguardo alla correttezza della mia determinazione è più che mai gradito. Daniele Migliorini migdan@tiscali.it
  21. Tento l'azzardo: nero con elementi bianchi, veloce sullo scatto, zona paludosa... secondo me è un Pirata piscatorius Guarda il link sottostante e prova a darmi la tua impressione http://biology.aau.dk/~b951860/Lycosidae/P...iscatorius.html P.S. Comunque in quella zona ne ho già visto e catturato più d'uno, quando facevo una tesi di laurea (poi mollata, per fortuna!) in Ecologia Applicata sulla "defecation strategy". Magari alla prima aracnopizza raggiungibile da Roma vi faccio fare due risate al riguardo. Daniele Migliorini migdan@tiscali.it
  22. Ciao Alessandro, l'hai trovato proprio sul lago? In che zona? Conosco molto bene il lago di Vico, in quella zona ho trovato un po' di tutto... aspetto con ansia le foto. Daniele Migliorini migdan@tiscali.it
  23. Un ringraziamento di cuore... dato che sono munito della chiave della biblioteca (di Anatomia Comparata, purtroppo, non di Zoologia) e che abito a due passi dall'università parto lancia in resta impipandomene del fatto che è il 1° Maggio. Se qualcuno di voi dovesse avere difficoltà nel reperire qualche testo me lo faccia presente, il responsabile della mia biblioteca è straordinario, finora non mi ha mai deluso. Chiudo la questione biacco: mio padre chiamava "Santa Pupa" la fantomatica protettrice dei bambini, che efettivamente riescono a compiere le azioni più irragionevoli restando serenamente indenni. A quattro anni presi uno Stafilino con due mandibolone da primato, lo tenni in mano per qualche minuto prima di porre il classico quesito "papà, cos'è?" senza essere morso... Daniele Migliorini migdan@tiscali.it
  24. Quindi dire che le chiavi dicotomiche del Roberts offrano un contributo riduttivo è tenersi stretti... non immaginavo che fosse così riduttivo! In ogni caso mi sono state preziose per capire che la mia non è una Dysdera, e comunque, visto che presenta tutti i caratteri descritti per H. rubicunda, non penso possa discostarsi di molto da quest'ultima specie. Per mia informazione, però, volevo chiedere gentilmente a vesubia dove è possibile reperire la checklist del prof. Pesarini di cui gli letto fare menzione a propostito della questione su Dolomedes italicus, ed eventualmente, Claudio, un testo o magari anche una serie di testi che mi permettano di approfondire le mie cognizioni sul panorama dell'aracnofauna nostrana. Basandomi sul Roberts, in effetti, per quanto riguarda i Segestridae mi è andata di lusso: un genere e tre specie in Gran Bretagna e Nord-Europa, medesima situazione da noi, tutt'al più c'è un po' da questionare sulle massime dimensioni riportate per ciascuna specie, che in Italia sono sicuramente maggiori per via del clima, e invece per i Dysderidae guarda che discrepanza! Calcolando che afferisco regolarmente ad un dipartimento di Biologia Animale, potenzialmente avrei accesso agli articoli full-text di parecchie riviste scientifiche online, ma le medline che uso io trattano di tossicologia e di mutagenesi, zoologia praticamente nix. Quali sono le maggiori riviste che pubblicano le questioni di classificazione degli Aracnidi (quelle per cui D. crocata si trasforma all'improvviso in D. crocota, tanto per capirci [])?. Un'ultima postilla, sempre per Claudio, mi scuso se va fuori tema: che tecnica usi per maneggiare quei fetentoni dei biacchi? Ogni volta che ci ho provato, sia che fossero neonati (che bella la forma giovanile!), subadulti o pseudoanaconda, sia che appartenessero alla classica forma verdastra che a quella melanica ho ricevuto soffi, minacce e tentativi di morso! Daniele Migliorini migdan@tiscali.it
  25. migdan

    Locuste

    No, però al dipartimento di Genetica dell'Università La Sapienza ne ho vista allevare più di qualcuna. Ne esistono alcune specie predatrici veramente belle, credo che la tua idea non sia per niente male. A proposito: dove compri il cibo per i ragni (a Roma, intendo)? Hanno anche le Drosophile e i micorogrilli? Ti interessano sempre gli slings di Segestria senoculata? Finito con l'interrogatorio, giuro! Daniele Migliorini migdan@tiscali.it
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