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migdan

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  1. Potrebbe essere T. agrestis, chiede Piergy? L'unica foto con cui posso raffrontare questa è a pagina 199 del Jones, dove è ritratto un esemplare apparentemente molto più scuro e con un pattern addominale leggermente diverso. Ma non so quanto valore abbia quello che ti ho scritto, lascio la palla al Maestro e agli altri, se non se la sentissero di escludere che si tratti di un "Hobo spider" ti scannerizzo il disegno dell'epigino, che il Roberts dice essere facilmente visibile con una banale lente d'ingrandimento (figuriamoci con la tua mitica 30X!).
  2. Foto sfocata e migdan un po' rimbecillito dal sonno e dai bagordi della serata... a voi ogni ipotesi!
  3. migdan

    universita' di entomologia

    Eh già... fresco di Liceo Classico e iscritto a Biologia nell'ormai lontano '93-94 per via della mia grande passione per pesci, insetti e ragni (non elencati in ordine di importanza), dopo un triennio relativamente brillante, a settembre '96 ho preso l'indirizzo bio-ecologico e una tesi sperimentale di ecologia delle acque interne sul Lago di Vico, vicino a Viterbo. L'esperienza è stata piuttosto negativa: dopo due mesi di mostruoso sfruttamento da parte del prof. (mi ero operato di ernia del disco pochi mesi prima, ma non per questo mi venivano risparmiate ore e ore in acqua a prelevare materiale vario, fino all'inevitabile "reincriccamento definitivo" della schiena), mi viene comunicato argomento e titolo della mia tesi: "defecation strategy". In sostanza, secondo una teoria di quel periodo, il tempo di permanenza del cibo all'interno del tratto digerente di un animale (crostacei dei generi Asellus, Palaemon e Gammarus, molluschi dei generi Lymnaea, Physa e Bithynia, pesci del genere Gambusia) è direttamente proporzionale alla sua qualità, ovvero inversamente proporzionale alla concentrazione di inquinanti che contiene. Ho stretto la mano al prof. e ho mollato tutto, credo di possedere un carattere abbastanza mite e tollerante e un buon senso dell'umorismo, ma non buono fino a questo punto. Da allora ho perso un sacco di tempo per vicissitudini varie, sono stato anche sul punto di lasciare l'università, poi un giorno, per caso, ho incontrato il mio prof. di Anatomia Comparata, col quale avevo fatto l'esame nel '95 ma che ancora si ricordava di me, e mi ha proposto una tesi molto strana ma che mi è piaciuta subito: l'analisi digitale delle immagini applicata alla morfologia del palato secondario del Topo Algerino (Mus spretus Lataste 1883). Oddio, digitale "all'italiana", perché si trattava di disegnare con l'ausilio di una camera lucida (uno specchio che si applica allo stereoscopio e proietta l'immagine della mano e della matita in trasparenza nell'oculare del microscopio stesso, creando un effetto di sovrapposizione e di fatto consentendo di ricalcare l'immagine ottenuta. E' lo strumento che si utilizza, tra l'altro, per disegnare i palpi, gli epigini e gli altri particolari dei ragni e degli insetti) i profili delle creste cartilaginee che, per l'appunto, compongono il palato secondario dei Roditori e di quasi tutti i Mammiferi, scannerizzare i disegni ottenuti e successivamente misurare perimetri e aree dei profili grazie a un programmino freeware (imageJ, se a qualcuno servisse basta cercarlo con google). Mi sono molto appassionato alla cosa, ho finito col laurearmi un anno e mezzo fa e ho vinto una borsa di dottorato in Igiene Industriale e Ambientale (il nome è altisonante e "chimicheggiante", ma il dipartimento a cui faccio capo è sempre quello di Biologia Animale) a Novembre dell'anno scorso. E continuo col lavoro iniziato nella mia tesi di laurea, torturo cioè delle povere topine gravide con nefandezze di varia natura (al momento campi elettromagnetici ELF) e osservo l'effetto che le nefandezze medesime provocano sulla morfologia delle creste palatali della prole, cercando però, da qualche giorno a questa parte, di acquisire direttamente le immagini con la mia Nikon piuttosto che disegnando a mano come si faceva nel secolo scorso! E intanto nel weekend, quando non sono in giro con il retino da sfalcio, sfrutto la struttura per immortalare un po' di ragnetti. "Fa popo li botti cor teschio", dicono di me: come vedi cambia il vernacolo, ma non la sostanza del giudizio! []
  4. Domani ne parlo al prof. Capanna, il direttore in questione. L'idea giusta secondo me è proprio quella di far parlare, oltre ai "professionisti" come Ilic e Claudio, anche "noi uomini comuni", per dimostrare l'importanza che aracnofilia, intesa come sito e come associazione, ha rivestito e può rivestire nella formazione scientifica di chi parte da una semplice passione per gli aracnidi, che comunque già "nelle sue forme più leggere" è cosa molto diversa dal gusto dell'orrido o del pericoloso con cui il senso comune, alimentato anche dalle prese di posizione del presente governo, la identifica. E aracnofilia può rivelarsi importante anche in termini più concreti, Ilic citava giustamente l'alto livello di conoscenze raggiunto dagli allevatori, che sulla biologia di diverse specie ne sanno molto più di quello che circola nei canali scientifici ufficiali, io che mi sto appassionando molto alle segnalazioni sui ragni locali penso che potremmo approfondire il discorso già fatto nel topic sulla check-map: si può educare il cittadino comune a fornire descrizioni sempre più precise e attendibili, e magari riuscire a costruire un atlante che non ha nulla da invidiare a quello relativo alle specie britanniche (http://www.britishspiders.org.uk/html/atlas.html).
  5. Non c'è di che, qui puoi trovare un trucchetto per decolarare l'alcool di uso domestico (denaturato): http://www.scuolaitalia.com/fantasyland/Ed...ra/collezio.htm
  6. Dimenticavo, un paio di foto abbastanza chiare di un maschio di Zoropsis le ho postate io un mesetto fa: http://www.aracnofilia.org/forum/topic.asp...p?TOPIC_ID=3114
  7. La convivenza sotto lo stereoscopio non è durata il tempo di mettere a fuoco la scena dell'aracnocidio... ho tentato subito di separarli, e sono sicuro che il piccolo non è stato nemmeno intaccato dai cheliceri, è tutta opera dell'attacco a distanza.
  8. E' da qualche giorno che ci rimugino... mi piacerebbe organizzare un seminario sui ragni qui all'università di Roma. In fondo sono un dottorando del dipartimento di Biologia Animale, conosco molto bene il direttore della scuola di dottorato medesima, da questo punto di vista la cosa sarebbe fattibile. Poi però mi chiedo: chi di noi avrebbe i titoli per parlare? Vesubia, certo. E poi? E su che argomento potrebbe intrattenerci? Oltretutto l'Entomologia non è esattamente al centro delle attività del dipartimento, ma c'è una cattedra apposita, e se tentassi di organizzare di mia iniziativa un incontro del genere, scavalcando chi si dedica a questo tipo di studi, sbaglierei. Allora mi è venuta un'idea forse balzana, ditemi che cosa ne pensate. Se organizzassi un seminario su aracnofilia, con Matteo che parla della storia e dell'evoluzione del sito, del forum e delle schede della parte statica, Claudio che dall'alto della sua autorità illustra l'importanza scientifica e culturale del sito stesso in un momento di "oscurantismo" scientifico come quello che stiamo veivendo, e poi giù di lì, chi se la sente di intervenire interviene, magari il Biggi sui Lycosidae e il dott. Tomasinelli sui Pisauridae, e così via. Non chiederemmo soldi a nessuno, per piccole comitive offro calda ospitalità. [] Che ne dite?
  9. Per il Maestro: ma Brignoli ha dedicato una specie a Valerio Sbordoni???
  10. Tegenaria Latreille, 1804 Tegenaria agrestis (Walckenaer, 1802) (N, S, Si, Sa) Tegenaria aliquoi Brignoli, 1971 (Si) [E] Tegenaria armigera Simon, 1873 (Sa) Tegenaria atrica C.L. Koch, 1834 (N) Tegenaria baronii Brignoli, 1976 (S) [E] Tegenaria campestris (C.L. Koch, 1834) (N, S, Sa) Tegenaria capolongoi Brignoli, 1976 (S) [E] Tegenaria cerrutii Roewer, 1960 (Si) [E] Tegenaria domestica (Clerck, 1758) (N, S, Sa) Tegenaria drescoi Brignoli, 1971 (Sa) [E] Tegenaria eleonorae Brignoli, 1974 (Sa) [E] Tegenaria ferruginea (Panzer, 1804) (N) Tegenaria fuesslini Pavesi, 1873 (N, S) Tegenaria henroti Dresco, 1956 (Sa) [E] Tegenaria ligurica Simon, 1916 (N, S) Tegenaria marinae Brignoli, 1971 (S) [E] Tegenaria mirifica Thaler, 1987 (N) Tegenaria nemorosa Simon, 1916 (N, S) Tegenaria osellai Brignoli, 1971 (S) [E] Tegenaria pagana C.L. Koch, 1841 (N, S, Si, Sa) Tegenaria parietina (Fourcroy, 1785) (N, S, Si, Sa) Tegenaria parmenidis Brignoli, 1971 (S) [E] Tegenaria parvula Thorell, 1875 (S, Si) Tegenaria picta Simon, 1870 (N, S) Tegenaria rhaetica Thorell, 1875 (N) Tegenaria sbordonii Brignoli, 1971 (S) [E] Tegenaria silvestris L. Koch, 1872 (N, S) Tegenaria soriculata Simon, 1873 (Sa) Tegenaria thyrrenica Dalmas, 1922 (N, S) Tegenaria tridentina L. Koch, 1872 (N) Tegenaria trinacriae Brignoli, 1971 (Si) [E] Tegenaria vomeroi Brignoli, 1976 (S) [E] Tegenaria zinzulusensis Dresco, 1959 (S, Si) [E] Queste le specie segnalate in Italia... per rispondere alla tua curiosità, cara Marina, e farti capire quanto sia difficile per alcuni generi di ragni risalire fino alla specie. Se i "tentacolini" sono i pedipalpi abbiamo a che fare con un maschio, e quindi direi, in pieno accordo con Piergy, di liberare quanto prima il ragno, affinché possa completare il suo ciclo vitale, che, quale che sia la specie in questione, è giunto al capolinea. Credo di poter escludere che sia una Segestria, restano Tegenaria e Zoropsis spinimana (viste le dimensioni escluderei Z. media): la flemma e la relativa disponibilità a farsi catturare mi farebbero pensare a quest'ultimo.
  11. Inserisco le foto: E vi riporto l'impressione di Piergy sul primo ragno: maschio di Steatoda sp. Ilic non condivide, per me potrebbe anche essere, ma non mi sento affatto sicuro e lascio la parola a chi se la sente di azzardare un'ipotesi.
  12. Molte foto, non belle quanto avrei voluto, e una "tragedia": sono venuto in laboratorio portandomi due esemplari, uno chiaramente femminile (per le sue dimensioni), e uno che credevo maschio. Le foto sono tutte di quest'ultimo esemplare, nella prima vivo, nelle successive morto, paralizzato e avvelenato dal "mix" che l'esemplare grande gli ha sputato da quasi un centimetro di distanza, folgorandolo in pochi minuti. Possiamo aggiungere alla scheda che l'aggressività intraspecifica è elevata, e che la tossina prodotta dalle ghiandole cefalotoraciche è letale anche per gli Scytodes stessi, parola di migdan. Ecco a voi il frutto del mio pomeriggio di lavoro: esemplare intero e vivo: ​ ​ ​ morto e ingrandito:​ ​ ​ particolare degli occhi:​ ​ ​​ ​ particolare del palpo (niente embolo, non era un maschio adulto): ​ ​ ​ Tenete comunque presente, a parziale discolpa del fotografo, che il povero ragnetto era veramente minuscolo, abbondantemente sotto il mezzo centimetro di bodyspan.
  13. Personalmente diluisco alcool etilico al 96% in acqua distillata. Attenzione però, utilizzo etanolo non denaturato, quello per uso di laboratorio, temo che la colorazione rossastra di quello per uso domestico influisca negativamente sulla conservazione. Non è viceversa molto importante che la concentrazione sia precisissima (anche valori intorno al 70% o al 90% vanno bene).
  14. Hai grande occhio Marina, è una snodabilissima 4500. Il problema è che il fuoco dell'oculare e quello della macchina non coincidono, e lavorare sul monitorino da 2 pollici non è semplicissimo. Oggi comunque ho rimediato un monitor da 10 pollici della Sony e sono riuscito ad ottenere una resa molto migliore, state "in campana" che mi accingo a fotografare i miei Scytodes (vivi) e tra un po' metterò tutto online. Personalmente di microscopia ho buona esperienza, di fotografia proprio no, e, lo ripeto, ogni consiglio è più che mai bene accetto, anche gli atteggiamenti ipercritici sono molto graditi.
  15. In bocca al lupo, tienici aggiornati, sono profondamente colpito dalla tua storia.
  16. La descrizione è molto vaga, non potresti dirci il tipo di tela su cui l'hai trovato? Somigliava ad un lenzuolo triangolare con un buco nell'angolo? Oppure l'hai trovato che vagava per casa (e in tal caso potrebbe trattarsi di un maschio)? Un ragno delle dimensioni da te citate potrebbe effettivamente essere una Tegenaria, ma anche uno Zoropsis o una Segestria, tutti e tre si incontrano facilmente nelle case.
  17. E' il "muso" dell'esemplare protagonista del mio primo post su aracnofilia (si parla di Febbraio), conservato in alcool etilico all'80%. Come avrete intuito la foto è stata ottenuta collegando la mia Nikon digitale allo stereomicroscopio: gli esperti di fotografia avrebbero moltissimo da insegnarmi (e chi se la sente è benvenuto), ma lo strumento in sè è potentissimo, e spero di poter postare foto sempre più interessanti, a cominciare dagli Scytodes per la scheda di Piergy.
  18. Coplimenti al quasi-dottore, narrazione mozzafiato. E anche al neodottore compagno di malefatte, ovviamente!
  19. migdan

    universita' di entomologia

    Grosso modo direi di sì. Più che una specializzazione direi che dovresti ambire ad una tesi sperimentale in Entomologia, e se parti con questa idea precisa haila possibilità di scegliere professore e argomento della stessa molto prima di iniziarla, vantaggio non piccolo (lo dice uno che per mancanza di alternative è finito a dissezionare topi e ci è pure rimasto dopo la laurea![!])
  20. Con Rhinocoris iracundus ho esperienze negativissime: mi sono sempre morti senza mangiare (tre esemplari, l'ultimo a Luglio). Viceversa posso consigliare Reduvius personatus, che mi sempre più resistente.
  21. Molto divertenti le notonette, così come i gamberi del genere Palaemon, ma in quel caso più che un terrario serve un piccolo acquario.
  22. No, Edoardo, non c'è una facoltà di Entomologia. L'argomento è stato già trattato in un altro topic: http://www.aracnofilia.org/forum/topic.asp...ms=,entomologia
  23. daniele.migliorini@fastwebnet.it "Sparala" qui e la posterò al volo!
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