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Chanadventures Cap.i


ghigo
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Ero ormai da mesi un assiduo frequentatore della locanda del “ragno nero” una delle più frequentate della cittadina di Aracnofilia, nota al mondo per la passione e il culto che gli abitanti hanno per le divinità a otto zampe, vi ero giunto durante il mio viaggio alla ricerca di me stesso, alla fine era rimasto li per nove lunghi mesi, quasi dimenticando lo scopo del mio viaggio.

Avevo acquisito una buona notorietà in locanda, chi entrava sapeva che molto probabilmente li avrebbe un uomo seduto ad un tavolo a sorseggiare sidro e a parlare di strani animali a sei zampe che chiama Insetti, beh’ quello sono io, il mio nome è Ghigo, ma molti mi hanno soprannominato “Eco del vento” perché nelle notti di luna calante si poteva sentirmi cantare i miei versi al vento.

Avevo molti amici, ma pochi degni della mia stima e del mio affetto tra loro il primo ad avermi accolto quando giunsi l’oste Ongii, che mi insegnò l’arte del rutto e delle esalazioni corporee che erano il segreto dell’antico e rinomato popolo del Sacro Porcaro Impero , un popolo tra i più nobili e temuti del regno e di cui in locanda c’era un altro rappresentante il gran maestro delle divinità locali Migdan, che ricopriva questo ruolo da quando la loro città era stata distrutta dalle forze oscure, si erano infatti ritrovati sia lui sia Ongii a dover lasciare la città che amavano e di cui erano i gran Cerimonieri, erano rimasti i soli del regno ad essere rimasti vivi e nel loro peregrinare, ed erano giunti qui dove li ho trovati. Su tutti però svettava il mio amico fraterno, Crash Override, per gli amici Neo, che mi aveva insegnato le usanze del posto e mi aveva tirato spesso fuori dai guai, sempre avvolto nel suo lungo mantello nero anche lui era alla ricerca, ma non ne parlava mai ne tanto meno io o nel parlare.

Nonostante mi trovassi bene in quel luogo sentivo un profondo disagio, infatti in molti mi guardavano con sospetto per le mie ricerche sugli insetti, inizia a sentirmi a disagio, tanto che pensai che ormai era giunto il tempo per me di andare verso altri luoghi a proseguire la mia ricerca, ma chi poteva mai aiutarmi? Ero solo uno straniero e non avevo la minima idea di chi potesse avere le risposte alle domande che mi avevano spinto al mio viaggio? Caddi in un profondo sconforto, iniziare a bere e a frequentare le setta dell’achatina, una setta malefica e potente che adoravano degli esseri senza zampe ma con un solo piede, i cui componenti saccheggiavano i campi per offrire cibarie e sacrifici vegetali all’altare dell’achatina, la mia mente lentamente si perdeva in un oblio da cui da solo non sarei mai uscito, ma una sera successe qualcosa che mi riportò alla ragione, un evento strano che mi portò sulla strada della mia ricerca…

Ero di ritorno alla mia casupola dopo l’ennesima sbronza, il cielo era nero e nonostante non ci fossero nuvole il cielo era nero e non si vedevano stelle ad illuminarlo, nonostante il mio stato riuscivo a percepire qualcosa di strano nell’aria, iniziai ad avere paura, il mio passo era barcollante ma adesso si faceva via via sempre più svelto, ad un certo punto caddi, e quando rialzai gli occhi da terra vidi che avevo qualcuno davanti a me, il sangue mi si gelò per un attimo, cercai di rialzarmi e una mano si allungò come nel gesto di volermi aiutare, mi rialzai da solo, e vidi di fronte a me una figura avvolta in una tunica nera, che mai mi era parso di vedere in vita mia.

Eravamo fermi l’uno di fronte all’altro, in silenzio, cercavo di scrutare ci si potesse mai nascondere dietro quelle vesti, la paura mi bloccava le parole in gola, ad un certo punto sentii: “Hai paura di me piccolo Ghigo?” , riconobbi quella voce, una voce femminile, ma non era possibile fosse lei, era forse l’alcool che faceva questi scherzi? Era tutto un sogno? Continuai a rimanere in silenzio, sperando di destarmi presto da questo sogno, ma la donna parlò ancora: “non riconosci colei che per prima ha letto i tuoi versi?” e con un gesto delle mani abbassò il cappuccio della tunica e io potei riconoscerla, era Leti, colei che mi aveva iniziato alla scrittura ed era stata mia guida anni addietro, ora riuscivo anche a scorgere sulla sua tunica le lettere KN da sempre presenti sul suo abbigliamento e a cui mai ero riuscito a dare un senso, tanto che poi fu abitudine comune chiamarla appunto KN, ora era di fronte a me o era solo uno spettro del mio passato? Senza darmi il tempo di proferir parola si rimise il cappuccio e mi fece segno di seguirla, io cosi feci, camminammo circa dieci minuti per strade che mi sembrava di riconoscere e al fine giungemmo a casa mia, a quel punto aprii la porta, lasciando che la donna entrasse, accesi il fuoco e insieme a lei ci sedemmo al modesto tavolo della mia casa, ancora una volta lentamente il cappuccio si abbassò e ora al chiarore del fuoco acceso potei vedere meglio il suo viso.

Ella si rivolse a me dicendo: “Non chiederti perché sono qui, sarebbe inutile, piuttosto chiediti tu cosa ci fai qui, non eri partito per la tua ricerca? O hai già rinunciato?”, io abbassai il capo tristemente e sussurrai : “ perdono vi ho deluso” , KN pose una mano sotto il mio mento e dolcemente mi rialzò il volto per incrociare il mio sguardo e mi sorrise: “non è da te abbassare le testa, dov’è il Ghigo cocciuto e testardo che si faceva cacciare sempre dal Sacro Chan per la sua testardaggine e le sue idee?”. Fu allora che il mio cuore riprese forza quella presenza e quelle parole avevano portato una flebile luce nel buio del mio oblio, mi rivolse a lei con aria ancora triste: “non so dove cercare la strada, ho vagato tanto, ma non ho trovato quel che cerco”, lei sommessamente e con aria seria mi disse: “Dovrai recarti sulle rive del Nilo, nella terra che è stata dei faraoni e cercare colui che è chiamato con tanti nomi ma di cui pochi conoscono quello vero, lui ti dirà la strada” , pensavo a chi mai fosse costui e a cosa potesse servirmi andare in quei luoghi, non ebbi tempo di fare domande che la figura di KN scomparve, per un attimo rimasi perplesso, non sapevo se quello che avevo vissuto fosse un segno del destino o semplicemente un delirio dovuto all’alcool.

Il mattino seguente mi risvegliai con nuova voglia di vivere, mi recai in locanda e annunciai la mia partenza per altri luoghi, al mio tavolo si sedettero i miei fidati amici Ongii, Migdan e Neo, in mano avevo il mio solito sidro, tra un sorso e l’altro raccontavo l’avventura della sera precedente i primi due cercarono di farmi desistere dicendo che era pericoloso il viaggio e forse non ne sarebbe valsa la pena, invce Neo rimase in silenzio per tutto il tempo, ero più che mai deciso a partire, mi alzai e uscii dalla locanda diretto verso casa mia per raccogliere le mie poche cose e partire, d’improvviso mentre camminavo un mano si posò sulla mia spalla, era il mio amico fraterno Neo, con aria seria ma accennando un sorriso disse: “E credi che io ti lascio andare via da solo?”, io gli feci un sorriso e aggiunse: “Vengo con te, almeno in due ci faremo compagnia, poi un po’ di moto mi farà bene”.

Preparate le borse da viaggio e sellati due cavalli ci lanciammo perso l’avventura che forse avrebbe segnato per sempre il nostro destino….

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Caddi in un profondo sconforto, iniziai a bere e a frequentare le setta dell’achatina, una setta malefica e potente

 

sicuro che fosse solo alcool? :)

Aspetto anch'io trepidante le prossime puntate!

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  • 2 months later...

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