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Andrò un po' off-topic ma c'è una cosa che volevo chiarire: è piuttosto ridicolo tutelare un qualsiasi animale dalla cattura nel momento in cui poi gli tagli l'habitat per cuocerti la zuppa. C'è molta ipocrisia e moralismo di fondo più che una seria tutela delle specie: per quanto riguarda la stragrande maggioranza degli artropodi anche il prelievo in natura non porta a un impoverimento serio delle popolazioni e certamente non è lontanamente paragonabile al distruggere una foresta per farci legna o spianare una collina per costruire un parcheggio. Eppure uno Stato può spendere soldi per distruggere la vegetazione ripariale dei fiumi e per costruire argini in cemento che lo incanalano, distruggendo biodiversità e non risolvendo nessun problema, anzi. Insomma, in realtà tutto questo discorso sulla tutela degli animali in natura, quando gli animali sono insetti o altri artropodi con un ciclo vitale rapido e capaci di compensare in pochissimo eventuali perdite, è piuttosto debole.

 

Esempio: se qualcuno prelevasse dei Cyclosternum fasciutum dal Costa Rica, anche in buon numero, la popolazione tenderebbe comunque a ripristinarsi in poco tempo, in fin dei conti un determinato habitat può mantenere in vita e offrire risorse ad un numero piuttosto costante di esemplari, nel momento in cui ne togli, i nuovi nati - che nel nostro caso son un gran bel numero - hanno più risorse e più rifugi da sfruttare per loro e si ritorna ad una situazione di equilibrio dinamico.

 

Il problema è che se tagli la foresta del Costa Rica e la frammenti per opere antropiche o per farci la legna, anche prelevare pochi esemplari è un rischio. Ma non è il problema principale, è il colpo di grazia di un sistema già gravemente compromesso da azioni che hanno un peso ben maggiore. Ma che portano pecunia. Ed io posso capire la tutela di specie chiave, di specie con popolazioni estremamente esigue o in via di estinzione... Ma pensare che il problema, per animali con un ciclo vitale veloce e che presentano in condizioni più o meno naturali popolazioni dense, venga dal prelievo di esemplari in primis, beh, è nascondersi dietro un dito.

 

Poi sì, fermamente contrario anch'io agli esemplari prelevati nel loro ambiente, tutto questo sfogo era per dire che il commercio per quanto riguarda il 90% degli artropodi è solo la punta dell'iceberg... Ed è piuttosto ridicolo che uno Stato (l'Italia come la quasi totalità nel mondo) perda di vista il vero problema o lo nasconda perché gli conviene, non investendo nulla nelle risorse ambientali e indirizzando poi spesso e volentieri la colpa di un'eventuale impoverimento faunistico al commercio di animali esotici che, nella stragrande maggioranza dei casi, è di soli animali riprodotti in cattività. Il discorso di Repubblica ha sicuramente senso per grossi vertebrati, scimmie, uccelli rari ma tutto il discorso riferito ai ragni suona surreale e il "Chi li rifornisce?" è assurdo: come se avessimo bracconieri che vanno in Guatemala a prendere ragni di cattura, nel momento in cui in tutta Europa si riproducono da anni e anni ragni in cattività. :worthy:

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Piergy il discorso che fai è giustissimo... Il problema però andrebbe visto da un punto di vista diverso, credo. Il commercio di animali è commercio. Non importa se si tratta di ragni o bufali... Il bracconiere preleva e vende ciò che riesce a piazziare a buon prezzo sui vari mercati, senza darsi alcuna preoccupazione dell'ambiente. Nel caso dei ragni il danno è praticamente nullo, nel caso dei felini (per fare un es.) è notevole. Ma a lui non interessa a prescindere. Noi invece la guardiamo da un punto di vista diverso, naturalistico. E alla fine abbiamo capito che depredare ambienti (= catturare animali nati liberi) genera un mercato deviato, fortemente collezionista, invece che stimolare la riproduzione in cattività. La gente lo deve sapere e deve aborrire questo mercato. Solo allora - il primo anello della catena, ovvero il bracconiere/commerciante, si fermerà! E ciò unicamente perchè il mercato non richiederà più certi animali e l'affare non sarà più conveniente. A prescindere che siano scarafaggi, linci, pesci...

 

Altro problema è la distruzione degli habitat. Ok, ma non ne facciamo un quasi-alibi perchè sennò ragioniamo da qualunquisti come Repubblica: Visto che lo Mpumalanga se lo stanno a trasformare in villaggi turistici, tanto vale che mi porto a casa un ghepardo!! :worthy:

 

Matteo

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Ma sono d'accordo, il commercio di animali WC lo condanno in toto anch'io. Il mio fastidio nasce dal fatto che, mentre articoli di questo tipo abbondano, sebbene ci sia poco di nuovo da dire, altre questioni più impattanti a livello ambientale e che dovrebbero avere più risalto non ce l'hanno quasi mai e, anzi, sembra che questi articoli sensazionali - inteso come "che colpiscono i sensi" - nascondano le questioni serie su cui riflettere: paradossalmente, un esempio su mille, sui tagli del 50% ai parchi e alle riserve naturali dell'ultima Finanziaria nel motore di ricerca di Repubblica non salta fuori più di qualche riga.

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Hai ragione, in realtà un po' tutti facciamo la tua stessa triste considerazione. Ma il giornalista è come il bracconiere... vende aria fritta a chi di aria fritta vive. Pesa il suo lavoro in termini di "ohh" suscitati. Vuoi mettere fare un articolo in cui si dice: i ragni grossi e pelosi in realtà non sono quasi mai pericolosi e il loro commercio di cattura - seppur eticamente deprecabile - non crea nemmeno lontanamente il danno che fa il disboschimento per altri fini degli habitat... Il giorno che succede ditemelo che mi faccio la cresta color Poecilotheria metallica. :worthy: E, nell'intanto, non compro più giornali. Tanto se trattano tutti gli argomenti alla stessa stregua sono solo paginate di cazzate. Mi leggo i bollettini ANSA e stop.

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Resta il fatto che se un giornale della levatura (e del budget) di Repubblica demanda articoli del genere a una persona che non sa nemmno scrivere correttamente un nome scientifico rispettando le regole linneiane che ormai sono note pure ai sassi, il meccanismo che ha portato la persona stessa a scrivere di animali non può che essere marcio. Di biologi, ambientalisti e naturalisti di valore a spasso per l'Italia a mendicare due spiccioli facendo i lavori più disparati ne conosco tanti, e concordo in pieno con Piergy sul fatto che potrebbero scrivere verità molto meno banali.

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Anche io mi trovo d'accordo con Piergy...

Il giornali penso di non averli mai comprati neppure io ma avete toccato un tasto troppo dolente citando il Costa Rica e il Cyclosternum f. aggiungerei sulla questione disboscamento anche il Guatemala per quanto riguarda importantissime specie areali dello stesso Cyclosternum f.

Io credo che tra tutti coloro che per adesso sono intervenuti stia venendo fuori un bell'argomento di spessore.

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