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EegaBeeva

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  1. Da me non possono certo arrivare consigli così specifici come quelli che chiedi, ma gli auguri li posso fare, a te e alla tua bellissima creatura. EegaBeeva
  2. Grazie, Matteus. Ho letto. Gran bel "topic" davvero, molto, molto, molto interessante. L'ho segnalato a un paio di persone. Buona serata. EegaBeeva
  3. Matteus, ricordi il post che segnali? Ricordi almeno la sezione? Poi lo cerco io. Grazie. EegaBeeva
  4. Grazie, Krystal e grazie, Diana. Mah. Già non concordo sul fatto che l'approccio scientifico impoverisca altri approcci, semmai l'inverso. Ma questo è solo un mio parere personale. Ringrazio Diana per la segnalazione del libro. Buona serata. EegaBeeva
  5. Vagabondando ieri, in aracnofilia.it, mi sono imbattuta nelle foto della Latrodectus mactans di Matteo G. (un post del 3 aprile). Sempre ieri, ho sbirciato lo scorpione paglierino, fotografato accanto a una moneta da 1 euro. Ancora, ieri, ho ammirato la muta di uno splendido esemplare di insetto-foglia di Diana. Sono animali amati, è evidente, ai quali il cibo non manca, seguiti con trepidazione e stupore. Creature delle quali voi andate fieri (come io sono orgogliosa dei miei felini in perfetta forma, sebbene accasati). E' innegabile che una qualche forma di interazione esista. Da parte delle vostre creature, può essere semplicemente il gradimento del cibo e l'ottimo appetito. Ricordo anche il dry-bite, il morso a secco, che uno di voi ha sperimentato, dal suo ospite. Fra le righe si percepiva quasi il desiderio di conferma che il suo animale non gli avesse inoculato veleno perché - in qualche modo - forse lo aveva riconosciuto... Di ragni nulla so, ma ho ancora la (probabilmente falsa) convinzione che una qualche forma di riconoscimento (non gratitudine, bensì riconoscimento nel vero senso della parola), anche elementare, o molto elementare, la abbiano, nei confronti di chi li cura con tanta devozione. Animali selvatici mi riconoscono, nella mia casa al lago (non è il sentimentalismo a parlare, è la sperimentazione sul campo). Anzi, a mio parere si è sparsa la voce che il luogo è tranquillo e gli umani presenti sono di tipo innocuo... come spiegare altrimenti certi "avvicinamenti" anche molto arditi da parte di alcuni? Capisco che i ragni facciano gruppo a sé e siano incomparabili. D'accordo. Mi è stato detto che i ragni non hanno memoria, né coscienza di sé. Come si spiega, allora, il comportamento del ragno lupo che difende la prole, accogliendola sul dorso? E' un comportamento puramente istintivo? Secondo me, non solo. Mamma ragno "ha" coscienza e memoria della sua prole, "ha" consapevolezza del suo ruolo di genitrice... E' un quesito più etologico che scientifico. Esistono pubblicazioni o siti sulla etologia degli aracnidi? Come chiedere la luna, temo. Buon pomeriggio. EegaBeeva
  6. Se passi una domenica dalle mie parti, ti porti a casa un baule intero, di rovi. Dimmelo, se può interessarti. Ho appreso più dalla tua foto che da autorevoli riviste di natura (soprattutto per le dimensioni di questo insetto). Grazie. EegaBeeva
  7. EegaBeeva

    post-entomodena

    Ero rimasta agli insetti-stecco... La tua creatura è davvero bellissima. Ciao! Complimenti :-) EegaBeeva
  8. EegaBeeva

    post-entomodena

    Diana... è la "foglia"? Come si chiama la tua "creatura"? (quasi indistinguibile dal verde che la circonda)... E' molto affascinante... EegaBeeva
  9. Grazie. La pazienza non mi manca, e neanche a voi, vedo. Grazie di cuore. Buon pomeriggio. EegaBeeva
  10. Grazie, Migdan! Attendo con ansia che mi arrivi la Guida (15 giorni, hanno preventivato, anche perché l'editore è francese, ma chissà mai perché arriva invece dalla Svizzera e sembra che i tempi si allunghino), nel frattempo il prossimo fine settimana vedo di scattare qualche foto... al riparo dai cheliceri (finalmente so cosa sono). Buon pomeriggio. PS Perché mamma ragno si tiene i piccoli sul dorso? E' una questione di "difesa" (contro eventuali predatori)? E' una abitudine tipica di questo ragno? Ancora grazie. EegaBeeva
  11. ... passeranno anche quei segni tondi (simili a quelli lasciati da una tazzina da caffè su una superficie), vero? Te lo chiedo, perché il segno brunastro del morso di un topo anche dopo trent'anni non è passato... Grazie. EegaBeeva
  12. per Migdan: Grazie. Sono andata a vedere com'è una Hogna radiata (in *ragni locali*). Più che alla immagine di apertura, ha lo stesso colore dell'altra foto in basso (marroncina). Tuttavia era di sicuro più "pelosa" e non aveva quei bellissimi disegni (era, come dire, più "grezza"). A occhio e croce, zampe comprese, sarebbe potuta stare in un cerchio di 6 cm di diametro. Sul dorso aveva qualche diecina di ragnetti non pelosi come lei e di colore più chiaro. L'ho vista ai piedi di un vecchio ceppo, in mezzo a foglie, corteccia, pezzetti di legno vecchio, luogo ricco di formiche. Nei giorni passati, oltre alla Latro, ho cercato anche questa. Buona giornata. EegaBeeva
  13. Una guida cartacea per il neofita è più pratica del CD. Comprerei entrambi: la guida per la consultazione "sul campo", il CD per gli approfondimenti. Voi riuscite a individuare un ragno solo da scarne descrizioni, c'è invece chi possiede solo buoni occhi, tanta pazienza e buona volontà, ma è del tutto a digiuno di nomi. Per me sarebbe già una vittoria grandissima dare un nome al peloso ragno femmina che aveva tanti piccoli addosso, lei marrone e i figli più chiari... per me è già stata una vittoria (GRAZIE A VOI) dare un nome alla Latro che ospito in giardino... EegaBeeva
  14. GRAZIE! Da parte di una neofita. Alla quale, di recente, è stata consigliata unicamente la guida francese. Alla luce dei vostri messaggi, ringrazio con più vigore Ilic per l'attenzione e il rispetto mostrati nei confronti di un neofita. E il prof. Arnò per la vibrata (dotta, ironica e godibilissima) presa di posizione. Con stima sincera. EegaBeeva
  15. Grazie, Matteus. Sì, hai ragione, è un'ottica completamente diversa. Alla quale sto lentamente avvicinandomi, e non è semplice per chi - come me - è abituata ad avere stretti contatti con animali molto interagenti. Ma ho lunga pratica (dilettantesca) di osservazione della fauna che abita con noi al lago, che evito di "toccare" (a meno che gli ospiti a più zampe non decidano diversamente). L'approccio scientifico che in numerosi condividete in questo sito (e forum) è davvero molto interessante. Ed è anche vero, sì, che pochi amici hanno detto magnificamente tutto. Auguri di buon onomastico un giorno dopo (ma ieri il sito non è stato raggiungibile, per me, in alcun modo. Mi dava sempre *errore di connessione*). Ancora grazie e buon proseguimento. EegaBeeva
  16. Un rapido messaggio, per comunicarvi, nel caso foste interessati all'ultimo capitolo della vicenda, che sono guarita completamente. Gli effetti del morso di una Latrodectus tredecimguttatus su un soggetto donna di anni 51, in perfetta forma psicofisica, in regola con l'antitetanica, sono durati esattamente 9 giorni, dei quali i primi quattro con forti sintomi (descritti nei messaggi precedenti). Ho seguito una terapia a base di cortisone, secondo i dosaggi confermati anche da Ilic, ghiaccio in loco e assunzione di molti liquidi. Grazie a tutti, in special modo a Ilic. Buona giornata. Proseguirò a leggervi con interesse e, nel caso, vi frastonerò con altre mille domande. Buon lavoro. EegaBeeva
  17. Grazie, Matteus. Grazie, i-lang. Grazie, Diana. Rifletto su quanto mi avete risposto. Solo due considerazioni (notturne) a caldo. La prima. Il ragno, per un verso, mi pare un animale primitivo (e non lo dico in senso spregiativo), poiché l'intera sua vita si svolge intorno a due bisogni primari, sopravvivere e riprodursi. Per un altro verso, l'alto livello di adattabilità agli ambienti più diversi che lo circondano lo rendono una creatura estremamente moderna. Evoluta. Un primitivo evoluto (per quanto pensi fortemente, adesso, non riesco a trovare un altro animale che sposi bene allo stesso modo questa definizione). Ma come possono i primitivi essere evoluti? Non è una contraddizione nei termini? Eppure, giocando d'immaginazione, è plausibile pensare che fra qualche milione di anni il ragno sarà ancora così, se avrà saputo mantenere essenziali i suoi bisogni (sopravvivere e riprodursi) e se avrà potuto preservare la sua natura fondamentalmente solitaria. Conclusione della prima considerazione: il ragno, asociale e primitivo, ha indovinato la sua strada. Moltissimi altri animali, no. Seconda considerazione: torno al tema originale di questo post, "INTERAZIONE CON GLI ARACNIDI". Mi attendevo più risposte, non lo nego. Ma comprendo un certo pudore. Del tutto assente, quando la stessa domanda viene posta a chi ha adottato un animale più tradizionale (non si può chiedere "perché ti piace un gatto", pena il sotterramento con milioni di risposte!). Un po' mi dispiace, tuttavia credo che un po' di mistero sia passato dal ragno allevato al suo amico umano. Gli animali insegnano sempre qualcosa e, nel caso degli aracnidi, gli insegnamenti possono essere sottili e più impercettibili di quelli di altri animali più complessi. Buona domenica. EegaBeeva
  18. Diana, grazie, hai indovinato (un centro perfetto, complimenti). Il mio timore, difatti, è quello di vedere espandere la Latrodectus, considerato l'ambiente favorevole di cui dispone. I-lang e Francesco mi hanno fornito ottimi indizi per individuare la tela, perciò questo è un mio nuovo impegno: osservare l'area di espansione della Tredecimguttatus. Ho una nuova domanda da porvi e una assicurazione da farvi. * La domanda: che aspettative di vita ha, una Latrodectus? Ovvero, in genere quanto a lungo vive? Ignorando i suoi cicli riproduttivi (una gatta selvatica di soli 6 mesi può partorire 4 volte all'anno nidiate di 4-6 piccoli per volta... anche questo era solo un esempio: a inizio d'anno abbiamo UNA gatta selvatica e, dodici mesi dopo, vi sono 24 gatti nuovi, discendenti da una sola gatta, ma i discendenti sono di più, poiché le femmine del primo parto e forse anche del secondo - se in buona salute - , a fine anno, hanno già filiato o sono pronte a filiare... sempreché vada tutto liscio... scusate il breve fuori tema) e visto che la mia casa al lago pare abbia ottimi requisiti di albergo a cinque stelle per gli aracnidi, quanto può vivere la "mia" Latrodectus? * La assicurazione: quando mi appresto a fare lavori di giardinaggio (o a manipolare felini men che pacifici), indosso sempre indumenti adeguati, compresi occhiali, cappello e scarponcini. Lo suggerisce anche il buon senso. Ma il giorno del morso chissà dov'era il mio buon senso e avevo un paio di scemi pantaloni alla marinara, che lasciavano scoperte tre dita di pelle, poi le calze pesanti e gli scarponcini. In quelle tre dita si è consumato l'incidente. Perciò, avete una sacrosanta ragione. Riflettendo su quanto ho letto in questa settimana, i vostri interventi, le schede, i siti che linkate, le domande mi si sono affastellate, e non voglio abusare della vostra pazienza e del vostro tempo. Una ancora, però, mi urge: - non dico niente di nuovo se affermo che la pericolosità di un animale è in parte il risultato di una evoluzione adeguata all'ambiente che lo circonda e ai suoi nemici naturali. Immagino pure che un insetto piccolo debba essere dotato di un potente arsenale (leggi, veleno) per difendersi da predatori di dimensioni spesso superiori alle sue, per conquistare prede assai più grandi di lui e assicurarsi così la continuazione della specie. Mi sono chiesta il motivo dell'alta tossicità della Latro. E' inversamente proporzionale alle sue dimensioni? Ovvero, un ragno tanto più è piccolo, tanto è più velenoso? Tuttavia, sentendovi parlare e discutere di aracnidi assai pericolosi (non sono in grado di scriverne i nomi, scusate) di dimensioni anche ragguardevoli, capisco che il mio ragionamento non regga. Perché un ragno di grandi dimensioni e dall'aspetto minaccioso DOVREBBE essere anche MOLTO velenoso? E' unicamente ascrivibile alla sua stazza (più imponenza = più veleno)? Dove sbaglio? Perché alcuni ragni sono pelosi e altri no? Perché, all'interno dello stesso microsistema (casa mia), dove l'offerta di clima e cibo è uguale per tutti gli aracnidi allo stesso modo, e vi sono i medesimi predatori, alcuni sono pelosi, scuri e grandi (e, mi auguro, innocui) e altri glabri, piccoli, coloratissimi e pestiferi? Perché una tale diversificazione somatica all'interno della famiglia RAGNO in un solo ambiente? Posso ragionevolmente sperare che i rigori invernali metteranno a dura prova la spiritosa livrea di gusto "estivo" della Latro? Buon fine settimana e un grazie ancora di cuore. Non avete idea, ripeto, non avete idea con quanto vivissimo interessa vi legga. Le risposte, anche dilazionate nel tempo (comprendo il tempo e l'energia che occorrono a placare la curiosità di un neofita), sono - da questa parte dello schermo - molto apprezzate. EegaBeeva
  19. per Maiusmalum: dammi del tu, grazie [^] ... la produzione di centinaia di uova? Oh, mamma mia! [xx(] E quanti piccoli sopravvivono, di grazia [?][?][?] I colori: sì, avete ragione. Mi avete rammentato i cerchi coloratissimi alle estremità delle ali di alcune farfalle, simili a "occhi" minacciosi e spalancati (taluni persino dotati di "pupilla nera"), per intimorire o mettere in guardia i predatori. Grilli e locuste: ho visto il filmato, grazie Diana. Stando così le cose, capisco perché la new entry del mio giardino si sia tanto bene acclimatata e "sistemata". Siamo pieni di grilli e di locuste, di tutte le taglie e per tutti gli appetiti!!! Perciò, oltre al riparo, ha anche trovato un ristorante a cinque stelle! E posso intuire il motivo della passeggiata nel portico: quando fa caldo, teniamo accostate le persiane che danno sul portico. A sera, all'esterno delle persiane, vi sono attaccate cinque o sei cavallette - grasse e polpose - mentre, all'interno della aiuola, proprio là dove ho avvistato le tele disordinate, attacca il concerto dei grilli. E, dovreste sentire! Se fossi una Malmignatta, avviserei amici e parenti di avere trovato un posticino niente male, con self-service sotto casa [], nessuno (o quasi) che rompe e tanti splendidi nascondigli! Posso stare fresca. Proseguo a confidare nella voracità degli insettivori sparsi in zona, compreso un grosso rospo che soggiorna stabilmente al centro della aiuola più volte citata. O la Latrodectus si mangia pure quello?! Considerato il formidabile veleno di cui è dotata... Buona notte. EegaBeeva
  20. Maschi e femmine di ragno mordono alla stesso modo, indifferentemente? Ovvero, all'interno dello stesso genus, può essere che la femmina sia più mordace rispetto al maschio (nei felini è più mordace la femmina, perché caccia, perché è colei che alleva... era solo un esempio... so che non c'entrano...). Mi sono documentata (GRAZIE A VOI) e ho scoperto che il maschio di Malmignatta è tre volte più piccolo rispetto alla femmina (che misura un centimetro). Perché il maschio è tre volte più piccolo? E' inferiore di tre volte anche la sua potenza tossica? Di cosa si nutre la Latrodectus? Grilli e locuste non mi paiono alla sua portata... Il fatto che la sua livrea sia nera a pallini rossi dipende da una esigenza di mimetismo ambientale o dal fatto che possa essere (banalmente) confusa con insetti meno nocivi? Ragni di specie diverse convivono fra loro, in quanto la territorialità di ognuno (Krystal docet) è assai limitata e circoscritta alla loro tela? I ragni si cannibalizzano come taluni pesci e alcuni mammiferi? Grazie. Temo di avervi sfinito. Rimandatemi pure a qualche sito. Obbedirò. Buon fine settimana. EegaBeeva
  21. Grazie per il titolo del testo, che vedo di procurarmi da una libreria internazionale. Intuivo una scarsa documentabilità cartacea... mi auguro che possiate presto varare (voi di Aracnofilia e qualche editore illuminato) uno o più testi-guida per gli ignoranti-volonterosi come la sottoscritta. Davvero, auguri di cuore :-) Bollettino medico: chiazza color sabbia, ancora un po' dura e dolente (anche se non la tasto), ma il fastidio è circoscritto all'area della macchia. In serata, febbrina e debolezza (roba irrilevante, rispetto a lunedì e martedì). Piede e gamba quasi asciutti. Gli altri sintomi sono spariti tutti, compresi la sensazione di allucinazione e il mal di testa. Mi è stato consigliato di proseguire la terapia almeno fino a domenica (sarebbero 9 giorni dal morso). Che ne pensi, Ilic? Grazie e ciao. EegaBeeva
  22. Quanti complimenti! [:I] Su, basta, okay così, discuto con voi "but I'm not fishing for compliments"[:I]. Sicuramente, sarete a conoscenza della perplessità che suscitate nella gente. Può essere un luogo comune il fatto che passiate per pazzi e dissennati; per parte mia vi osservo (e vi leggo) con un misto di ammirazione e di diffidenza. Ma nutro nei vostri confronti grande simpatia e condivisione (come la nutro nei riguardi di chi, come me e come tanti, è un "vero" amante degli animali, rispettoso della diversità, anche della più remota, come può essere quella degli aracnidi in genere). I ragni li rispetto, come rispetto qualsiasi altra creatura che occupa spazio, foss'anche infinitesimo. Non mi piace l'idea di disfarmi della vita di qualcuno o di qualcosa, non per via di qualche sentimentalismo ("non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te"... "poverino! guarda che caruccio!"...) ma perché non mi sento (NON SONO) all'altezza di giudicare ciò che non può o può vivere. Già disfarmi delle zanzare in estate mi infastidisce, al punto che non me ne disfo, facendo immersioni nell'Autan. Né può far leva qualche metro in più di materia grigia... anzi, il contrario: proprio il fatto di possedere un più elevato livello di coscienza e di consapevolezza (come si auspica abbiano gli uomini) dovrebbe indurre a una maggiore riflessione sulla vita e le esigenze di vita del "diverso da te". Con questo, credo di avere risposto a un amico che, un po' più su, dubitava di sé se si fosse trovato nella mia situazione, coprendomi anche lui di complimenti (secondo me, anche lui si comporterebbe come me, lasciando libera la Malmignatta di nidificare dove più le piace, in un giardino "domestico", ma ho apprezzato l'indecisione, perché è stata la mia medesima, i primi giorni... sincerità per sincerità). Torniamo ai ragni. Naturalmente, adesso, vi chiedo un consiglio: avendo a portata di mano una discreta quantità di ragni locali (più l'ultimo emigrato da Volterra), quale testo mi suggerite di facile consultazione, per aiutarmi a identificare i ragni che bazzicano dentro e fuori casa mia? Consigliandomi qualcosa di davvero utile, farete una duplice buona azione: diminuirete la mia ignoranza ed eviterete che ai "miei" ragni vengano appioppati nomi assurdi e ridicoli (come Filippo e Pinturicchio). Grazie infinite. Buon pomeriggio. EegaBeeva
  23. Condivido le vostre risposte. E, per buona parte, capisco molto bene il fascino che possa emanare lo studio e l'osservazione di una creatura "magica" (condivido anche l'attributo) da vicino. Posso dire che è il medesimo che provo, quando un insetto sosta su di me (e posso quindi guardarlo bene, in primissimo piano) o quando, nelle mie piccole e dilettantesche escursioni in giardino, mi imbatto in qualche nuovo ospite mai incontrato prima. Siete stati illuminanti. Non aspettarsi alcunché dalla creatura ospitata, allevata e curata dimostra un alto grado di generosità e di civiltà. Doti che ammiro nelle persone. Il vostro mondo mi affascina, è innegabile. I vostri amici con quattro zampe per parte (bellissima definizione) restano degli alieni per me. Che, però, difendo. Ieri, qualcuno nella redazione in cui lavoro, mi parlava dell'alto grado di schifosità e di crudeltà con i quali si nutrono i ragni. Accompagnando il tutto con una mimica facciale molto eloquente. Pur ignorando del tutto la materia, mi sono sentita di rispondere che "proprio quello" è il sistema di alimentazione dato in dotazione a queste creature che, comunque, così si sono evolute (non lo trovo tuttavia tanto più raccaricciante di certi sistemi di allevamento praticati dagli uomini...). La risposta sarà stata banale e fuori tema e a ignoranza si sarà aggiunta ignoranza, ma di certo non colpevolizzo i ragni per come si nutrono. Grazie. EegaBeeva
  24. EegaBeeva

    INTERAZIONE CON GLI ARACNIDI

    Buongiorno a tutti! Prima di tutto, doverosi complimenti a questo sito e a questo forum, i cui partecipanti dimostrano una serietà e una partecipazione che mi ha lasciato stupita e affascinata. Sono la persona che sta superando il morso di Malmignatta, avvenuto accidentalmente una settimana fa e, grazie ai consigli e agli incoraggiamenti di alcuni di voi (ai quali va la mia sperticata gratitudine), ho potuto conoscere il mio piccolo assalitore. Che continuerà a vivere indistrubato nel mio giardino, perché non verrà sfrattato, nonostante adesso io sia consapevole della sua pericolosità. Ed eccomi al punto. In questa settimana, interessandomi ai vostri post e alle vostre risposte (un mondo per me del tutto sconosciuto), ho percepito grande amore e grande passione per gli aracnidi che allevate e curate. Tuttavia, questi animali, mi pare di avere capito, hanno più o meno tutti un alto grado di pericolosità: difficilmente maneggiabili, vivono in cattività, ma... che tipo di interazione possono avere con il loro amico umano? E il loro amico umano che tipo di interazione può avere con loro, se non quello di procurargli cibo e una tana confortevole? Capisco che anche i pesci in un acquario o un rettile in un terrario possano far suscitare le medesime domande, ma mi interessava capire COSA può suscitare un amore (poiché di amore si tratta, in molti di voi) in una creatura potenzialmente pericolosa. Vivo (felice) con sette felini, i cui artigli e i cui incisivi potrebbero procurare ferite anche serie però, scusate la provocazione, pur avendo manipolato in passato mammiferi tutt'altro che pacifici (sono sempre in regola con l'antitetanica), la ferita più grave che una femmina selvatica mi ha provocato (assai malmessa) è stato un morso chiuso con due punti di sutura. Il morso della Malmignatta mi sta procurando invece disagi da una settimana (specie nelle ore serali), perciò mi sento di dire che nei confronti di questi insetti io nutra rispetto, ma non simpatia. Non orrore o fobia, ma non riesco in alcun modo a interagire con loro, se non concedendo loro una... prudente distanza. Chiamare questo atteggiamento interazione è improprio. Quali sono le vostre sensazioni? Vi affascina la pericolosità dell'animale? Da cosa capite che il vostro pet vi riconosce e vi è affezionato? Un'altra domanda: vagabondando da una stanza all'altra, mi sono imbattuta in un post, nel quale uno di voi afferma che il proprio amico tenta in tutti modi la fuga. Gli aracnidi non hanno una storia di addomesticamento, come alcuni mammiferi... perciò, mi domando, tenere questi esemplari in cattività non è forzare con violenza una natura che si esprimerebbe in altro modo, lasciata libera? Scusate questa intromissione non esattamente da aracnofila, ma sono stata incidentalmente "iniziata" e vorrei capire qualcosa di più sugli amici umani (badate, NON padroni) di queste affascinanti e misteriose creature. Ringrazio chiunque abbia tempo e voglia di rispondermi. Con simpatia :-) EegaBeeva
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