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Vorrei rendere più trasparente l'addome di un dysderide!


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Ciao a tutti :rolleyes:

sono una naturalista che da qualche anno (5 per l'esattezza) ed effettuo riconoscimenti sistematici delle Araneae; fra le tante famiglie quella più problematica da riconoscere è quella dei Dysderidi; volevo sapere se c'era qualcuno che conosce la tempistica per la diafanizzazione sul Roberts M. J. è indicata la seguente procedura:

immersione in alcool assoluto per disidratare completamente l'esemplare

poi immersione in olio di garofano per la diafanizzazione

a me interesserebbe sapere se qualcuno mi sa dire l'esatta tempistica.

 

Spero in un vostro aiuto... :blush: e complimenti per questo bel forum :lol:

A presto Sara.

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Ciao Sara, ho una certa esperienza di diafanizzazione in clove-oil di genitali femminili espiantati, ma non ho mai provato ad impiegare la tecnica sugli esemplari interi. Non conosco bene i Dysderidae, ma ho lavorato più volte con Scytodes, Segestria e Loxosceles, Haplogynae anche loro, e comparabili per quanto riguarda la morfologia, assai semplice, dei genitali. In Italia sono stati studiati molto bene e dovresti trovare parecchia letteratura di riferimento... penso che comunque la dissezione e diafanizzazione della vulva sia praticamente irrinunciabile: se dovessi optare per questa soluzione riprendiamo l'argomento! :huh:

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Ciao Sara,

il modo migliore per studiare le femmine dei Dysderidae (e di altre famiglie con caratteristiche analoghe) è il distacco dell'"epigino" e metto le virgolette perchè parlare di epigino per i Dysderidae non è molto corretto, intendo quindi più che altro tutte le strutture annesse alla vulva.

Il metodo è molto indicato anche per tutte le altre famiglie (io lo utilizzo molto per i Linyphiidae, ad esempio).

Una volta distaccato l'epigino (utilizza aghi fini, e per i Dysderidae devi "scavare" non poco..) consiglio un passaggio in KOH (al 5 o 10%) per il tempo necessario alla completa rimozione delle parti non chitinose. Per questa fase è consigliabile una leggerissima fonte di calore (ad esempio io lo appoggio sul corpo del generatore di luce fredda, che è sempre leggermente caldo): fai attenzione a non lasciarlo troppo perchè alla lunga il KOH attacca anche le parti chitinose. Quando è sufficientemente "pulito" (in genere non più di un paio di minuti) puoi passarlo in acido acetico diluito per qualche minuto per rimuovere tutte le "pericolose" tracce di KOH, e poi procdere con un primo lavaggio in alcool ed un secondo (che volendo si può evitare) in xilene. Poi puoi osservarlo normalmente in alcool 70. Nei casi più ostinati allunga il tempo in KOH, ma sorveglialo costantemente perchè rischi di bruciare tutto.

Questa ad esempio è la procedura che ho seguito per osservare la vulva di alcune femmine di Parachtes.

Nei casi in cui epigino e adnexae sono perlopiù, diciamo, "bidimensionali" (piatti per intenderci) è consigliabile fissare il preparato in resina tra due vetrini fini da microscopio (io usavo vetrini coprioggetto "ritagliati" 10x20 la base e 10x10 la copertura) in modo da non perdere il tutto. Se non hai a disposizione resina e vetrini, o se la struttura (come ad esempio in Parachtes) consiglio di mantenere l'epigino nella stessa provetta in cui conservi l'esemplare, sciolto o, molto meglio, in una microprovetta, un tubetto di plastica o qualcosa di simile (per intenderci, potresti usare un pezzo di una bic fermato ai lati da un po' di cotone).

Spero di esserti stato utile.

Se puoi rispondimi via mail che sul forum giro poco (saluti al presidente!!)!

 

ciao

 

marco

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Più semplice è usare l' "olio di garofano" (quello per intenderci che usano i dentisti come leggero anestetico; "clove oil" in inglese). Una volta staccato, l'epigino si immerge nell'olio di garfofano per qualche minuto e le varie strutture si diafanizzano. Terminata l'osservazione dell'epigino, o sotto un binoculare o al microscopio, basta rimettere il pezzo in alcool e l'olio scompare.

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