EegaBeeva Inviato 19 Settembre 2003 Autore Segnala Condividi Inviato 19 Settembre 2003 per Maiusmalum: dammi del tu, grazie [^] ... la produzione di centinaia di uova? Oh, mamma mia! [xx(] E quanti piccoli sopravvivono, di grazia [?][?][?] I colori: sì, avete ragione. Mi avete rammentato i cerchi coloratissimi alle estremità delle ali di alcune farfalle, simili a "occhi" minacciosi e spalancati (taluni persino dotati di "pupilla nera"), per intimorire o mettere in guardia i predatori. Grilli e locuste: ho visto il filmato, grazie Diana. Stando così le cose, capisco perché la new entry del mio giardino si sia tanto bene acclimatata e "sistemata". Siamo pieni di grilli e di locuste, di tutte le taglie e per tutti gli appetiti!!! Perciò, oltre al riparo, ha anche trovato un ristorante a cinque stelle! E posso intuire il motivo della passeggiata nel portico: quando fa caldo, teniamo accostate le persiane che danno sul portico. A sera, all'esterno delle persiane, vi sono attaccate cinque o sei cavallette - grasse e polpose - mentre, all'interno della aiuola, proprio là dove ho avvistato le tele disordinate, attacca il concerto dei grilli. E, dovreste sentire! Se fossi una Malmignatta, avviserei amici e parenti di avere trovato un posticino niente male, con self-service sotto casa [], nessuno (o quasi) che rompe e tanti splendidi nascondigli! Posso stare fresca. Proseguo a confidare nella voracità degli insettivori sparsi in zona, compreso un grosso rospo che soggiorna stabilmente al centro della aiuola più volte citata. O la Latrodectus si mangia pure quello?! Considerato il formidabile veleno di cui è dotata... Buona notte. EegaBeeva Link al commento Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Diana Inviato 19 Settembre 2003 Segnala Condividi Inviato 19 Settembre 2003 sì, centinaia di piccoli, ma sono soprattutto centinaia di piccoli bocconcini per le tante bocche affamate che popolano il tuo giardino! Credo che di ogni ovisacco possa salvarsi il 2%, massimo 3% dei piccoli. Non temere, non verrai invasa dalle Latrodectus. L'ecosistema che con tanta coscienza stai osservando e proteggendo riesce a regolarsi soprattutto grazie alla grande biodiversità che ci descrivi. Ora quella a cui sei sottoposta è una grande prova di tolleranza: ma un giardino con una Latrodectus non è una specie di "campo minato". Basta individuarne la presenza e prestare un minimo di attenzione, e soprattutto adottare piccole precauzioni (guanti di protezione, stivali alti e abiti di stoffa robusta per i lavori di "giardinaggio profondo") per non avere praticamente nulla da temere. I ragni popolano la terra da 400 milioni di anni... da prima dei dinosauri. A volte mi viene come la sensazione che i ragni che osservo in giardino non siano miei ospiti, ma piuttosto io un'ospite loro... Link al commento Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
i-lang Inviato 20 Settembre 2003 Segnala Condividi Inviato 20 Settembre 2003 I Sirfidi, cui alludeva Diana, sono Ditteri (parenti stretti delle mosche) Ciclorrafi, ottimi volatori ed importanti insetti impollinatori. Sfruttano un meccanismo di mimetismo detto "Batesiano", da Bates, lo studioso che per primo lo descrisse. Una specie innoqua prende "le sembianze" di una pericolosa, cercando di sfruttarne la pericolosità a proprio vantaggio. Sfrutta cioè i segnali di allarme tipici di una specie velenosa "barando". Il Latrodectus tredecimguttatus non bara affatto....è pericolosa e lo segnala a tutti. Difficilmente troverai il "predatore" principe, in grado di "estinguere" da un microambiente favorevole la Malmignatta..il tuo rospo è in grado di divorare piccoli ed adulti di L.tredecimguttatus, ma proprio la sua staticità ,porterà il ragno a trovarsi aree relativamente sicure. Chiaro che moltissimi piccoli verranno uccisi da altri ragni, da lucertole, da formiche(!!!), così da tenere equilibrata la popolazione, ma ha perfettamente ragione Diana quando dice di proteggerti bene per le operazioni di giardinaggio....Ciao....e buon W.end.... Link al commento Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
EegaBeeva Inviato 20 Settembre 2003 Autore Segnala Condividi Inviato 20 Settembre 2003 Diana, grazie, hai indovinato (un centro perfetto, complimenti). Il mio timore, difatti, è quello di vedere espandere la Latrodectus, considerato l'ambiente favorevole di cui dispone. I-lang e Francesco mi hanno fornito ottimi indizi per individuare la tela, perciò questo è un mio nuovo impegno: osservare l'area di espansione della Tredecimguttatus. Ho una nuova domanda da porvi e una assicurazione da farvi. * La domanda: che aspettative di vita ha, una Latrodectus? Ovvero, in genere quanto a lungo vive? Ignorando i suoi cicli riproduttivi (una gatta selvatica di soli 6 mesi può partorire 4 volte all'anno nidiate di 4-6 piccoli per volta... anche questo era solo un esempio: a inizio d'anno abbiamo UNA gatta selvatica e, dodici mesi dopo, vi sono 24 gatti nuovi, discendenti da una sola gatta, ma i discendenti sono di più, poiché le femmine del primo parto e forse anche del secondo - se in buona salute - , a fine anno, hanno già filiato o sono pronte a filiare... sempreché vada tutto liscio... scusate il breve fuori tema) e visto che la mia casa al lago pare abbia ottimi requisiti di albergo a cinque stelle per gli aracnidi, quanto può vivere la "mia" Latrodectus? * La assicurazione: quando mi appresto a fare lavori di giardinaggio (o a manipolare felini men che pacifici), indosso sempre indumenti adeguati, compresi occhiali, cappello e scarponcini. Lo suggerisce anche il buon senso. Ma il giorno del morso chissà dov'era il mio buon senso e avevo un paio di scemi pantaloni alla marinara, che lasciavano scoperte tre dita di pelle, poi le calze pesanti e gli scarponcini. In quelle tre dita si è consumato l'incidente. Perciò, avete una sacrosanta ragione. Riflettendo su quanto ho letto in questa settimana, i vostri interventi, le schede, i siti che linkate, le domande mi si sono affastellate, e non voglio abusare della vostra pazienza e del vostro tempo. Una ancora, però, mi urge: - non dico niente di nuovo se affermo che la pericolosità di un animale è in parte il risultato di una evoluzione adeguata all'ambiente che lo circonda e ai suoi nemici naturali. Immagino pure che un insetto piccolo debba essere dotato di un potente arsenale (leggi, veleno) per difendersi da predatori di dimensioni spesso superiori alle sue, per conquistare prede assai più grandi di lui e assicurarsi così la continuazione della specie. Mi sono chiesta il motivo dell'alta tossicità della Latro. E' inversamente proporzionale alle sue dimensioni? Ovvero, un ragno tanto più è piccolo, tanto è più velenoso? Tuttavia, sentendovi parlare e discutere di aracnidi assai pericolosi (non sono in grado di scriverne i nomi, scusate) di dimensioni anche ragguardevoli, capisco che il mio ragionamento non regga. Perché un ragno di grandi dimensioni e dall'aspetto minaccioso DOVREBBE essere anche MOLTO velenoso? E' unicamente ascrivibile alla sua stazza (più imponenza = più veleno)? Dove sbaglio? Perché alcuni ragni sono pelosi e altri no? Perché, all'interno dello stesso microsistema (casa mia), dove l'offerta di clima e cibo è uguale per tutti gli aracnidi allo stesso modo, e vi sono i medesimi predatori, alcuni sono pelosi, scuri e grandi (e, mi auguro, innocui) e altri glabri, piccoli, coloratissimi e pestiferi? Perché una tale diversificazione somatica all'interno della famiglia RAGNO in un solo ambiente? Posso ragionevolmente sperare che i rigori invernali metteranno a dura prova la spiritosa livrea di gusto "estivo" della Latro? Buon fine settimana e un grazie ancora di cuore. Non avete idea, ripeto, non avete idea con quanto vivissimo interessa vi legga. Le risposte, anche dilazionate nel tempo (comprendo il tempo e l'energia che occorrono a placare la curiosità di un neofita), sono - da questa parte dello schermo - molto apprezzate. EegaBeeva Link al commento Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
i-lang Inviato 20 Settembre 2003 Segnala Condividi Inviato 20 Settembre 2003 Ciaoe tutto bene? (ormi dovresti stare bene..). Proviamo a dare alcune parziali risposte. Una L.tredecimguttatus diviene sessualmente matura da 1 a 2 anni se femmina, a un anno se maschio. Può vivere anche 4 anni e produrre 3-4 cocoon fertili per anno. Una discreta macchinetta. In cattività ne fa anche di più di ovisacchi ,ma è sicuramente meglio nutrita. Fra i ragni dimensioni e veleno non hanno rapporto, le migali (ragni molto grossi) hanno un veleno molto poco attivo e per l'uomo quasi i innocuo .Alcuni ragni molto velenosi, come l'Atrax robustus australiano, sono di grosse dimensioni, quindi.. Tutti i ragni sono "pelosi", la differnza estetica per noi è data solo dalla dimensione dei "peli". I peli per i ragni sono infatti organi di senso, essendo sensibili alle vibrazioni.C'è da dire che i peli dei ragni non sono veri peli, come quellidei mamiferi ma estroflessioni chitinose. Il tuo giar dino, come tutto il microcosmo dove vivono i ragni ha moltissime nicchi ecologiche , che giustificano forme e comportamenti molto diversi, come hai notato. I ragni sono sulla terra da 330 milioni di anni e sono esseri superspecializzati (quindi olto differeniati). 330 milioni di anni poi è una stima prudente, quindi... Spero di essere stato chiaro.Ciao!!uo. Link al commento Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Matteus Inviato 20 Settembre 2003 Segnala Condividi Inviato 20 Settembre 2003 Con il termine di "ragni" si considerano circa 45000 specie (secondo le stime più "ridotte"), quindi si capisce bene come le differenze possano essere tante. Le latrodectus sono molto velenose principalmente per la caccia: non sono ragni forti, e per poter catturare il cibo (anche prede molto grandi, devono "pensare al futuro"...) usano la ragnatela e il veleno. L'atrax robustus (il ragno grosso) è ugualmente molto velenoso, ma in questo caso penso sia più per difesa che per caccia. E' un ragno australiano, e vive insieme a lucertoloni e moltissimi altri animali in grado di predarlo. C'è da dire che se a noi un ragno grosso fa impressione (e quindi giustamente chiedi: perchè il potente veleno?), agli occhi di un varano non è altro che un succulento pranzetto... Questi due esempi sono solo mie "interpretazioni" (sono andato "a naso", non sono considerazioni scientifiche), ma per dire: ci sono ragni diversi proprio perchè questi animali hanno colonizzato tutto il pianeta, adattandosi a tutti gli habitat... Ed è per questo che su questo forum trovi gente appassionata: sono animali così diversi da noi, così vari che basta osservarli un poco che non smettono mai di stupire... Link al commento Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Diana Inviato 20 Settembre 2003 Segnala Condividi Inviato 20 Settembre 2003 Ciao Eegabeeva, io ora mi azzardo a tentare di darti alcune risposte, le tue domande non sono affatto banali o "da neofita"; confido nei veri esperti entomologi del forum per correggere qualche mia eventuale inesattezza... Riguardo al ciclo vitale delle Latrodectus, i maschi sono stagionali e spesso la loro vita termina poco dopo aver incontrato la femmina, dalla quale vengono divorati. Da qui l'appellativo con cui vengono spesso chiamate le appartenenti al genere Latrodectus: vedove nere. Questa abitudine non è inutilmente crudele, ma ha una precisa ragion d'essere: il maschio, appena raggiunge la maturità sessuale, smette quasi di alimentarsi e pensa solo a trovare la femmina. Si sfinisce nella lunga e pericolosa ricerca; percorre anche discrete distanze per trovarla, e dopo averla trovata e fecondata è così debole, stanco e malnutrito che difficilmente riuscirebbe a produrre un'altra tela spermatica e mettersi in cerca di un'altra femmina, quindi se anche non venisse ucciso dalla femmina morirebbe comunque entro pochi giorni. Meglio non "sprecarlo" allora, se può essere un prezioso nutrimento per chi ora deve affrontare il monumentale compito di produrre fino a tre sacchi di uova e catturare e intelare alcune prede da mettere a disposizione ai nascituri. Può persino succedere che dopo aver assolto ai suoi doveri di madre la femmina, ben più grande e robusta del maschio, muoia di sfinimento. In un ambiente tranquillo e ricco di prede, al contrario, la femmina se ben nutrita non considera il maschio come preda e dopo l'accoppiamento lascia che si allontani senza predarlo. Molto probabilmente anche il maschio in un ambiente simile è stato ben nutrito e quindi può forse avere abbastanza energie per mettersi alla ricerca di un'altra femmina; il fatto che in queste situazioni il maschio non venga ucciso dimostra che non c'è un crudele e sanguinario istinto radicato in questi ragni, ma solo un comportamento occasionale che trae origine da ben motivate necessità, che comunque non sempre si presentano. Il maschio in ogni caso muore entro l'anno, mentre le femmine sopravvissute alla fatica della deposizione passano l'inverno entrando in una specie di letargo, più precisamente chiamato "diapausa invernale". Dunque quest'inverno non credo che vedrai la tua Latrodectus in giro. In cattività, in una situazione di abbondanza di prede e totale assenza di predatori, una femmina può vivere anche 4 anni; in natura credo che la sua aspettativa di vita sia minore. Dopo un solo accoppiamento, la femmina può produrre fino a 3 ovisacchi, centinaia di ragnetti dunque, ma ricorda la loro elevatissima mortalità... pochi si salvano. Sarai molto più facilmente invasa dai gatti che dalle Latrodectus... [] Riguardo alla tossicità della Latrodectus, ricorda che noi misuriamo la tossicità dei ragni su di noi, ovvero sull'organismo umano. Sinceramente non penso che la latrotossina sia egualmente tossica per tutti gli altri mammiferi, altrimenti un ragno del genere produrrebbe praticamente uno sterminio, se uccidesse ogni creatura che accidentalmente lo disturba. La tossicità dei ragni si è specializzata non in base alle loro dimensioni ma in base a quello di cui dovranno nutrirsi, dunque in prevalenza insetti, dunque gli eventuali effetti su noi umani sono, a mio parere, determinati dalla "casualità" del fatto che anche il nostro organismo sia sensibile a una determinata tossina contenuta nel veleno. La cosa è inoltre abbastanza soggettiva, perchè ci sono persone molto sensibili che possono andare incontro allo shock anafilattico anche solo per il morso di una comune ape o vespa, e persone come te, che riescono a superare senza grossi problemi anche il morso di uno dei ragni più velenosi. E riguardo alla tua ultima domanda sulla biodiversità: anch'io la trovo altrettanto inspiegabile, eppure è totalmente naturale. Pensa che i naturalisti ultimamente preferiscono parlare di eco-regioni invece che di ecosistemi... Che cos'è un'eco-regione? E', essenzialmente, un'area, un insieme omogeneo di ecosistemi, che rappresentano in qualche modo qual è il valore di massima biodiversità presente sul nostro pianeta. La natura diversifica le sue forme per avere più probabilità di successo. L'effetto, per noi che stiamo a guardare questa moltitudine di vite, è quello di un miracolo. Link al commento Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
EegaBeeva Inviato 20 Settembre 2003 Autore Segnala Condividi Inviato 20 Settembre 2003 Grazie, Matteus. Grazie, i-lang. Grazie, Diana. Rifletto su quanto mi avete risposto. Solo due considerazioni (notturne) a caldo. La prima. Il ragno, per un verso, mi pare un animale primitivo (e non lo dico in senso spregiativo), poiché l'intera sua vita si svolge intorno a due bisogni primari, sopravvivere e riprodursi. Per un altro verso, l'alto livello di adattabilità agli ambienti più diversi che lo circondano lo rendono una creatura estremamente moderna. Evoluta. Un primitivo evoluto (per quanto pensi fortemente, adesso, non riesco a trovare un altro animale che sposi bene allo stesso modo questa definizione). Ma come possono i primitivi essere evoluti? Non è una contraddizione nei termini? Eppure, giocando d'immaginazione, è plausibile pensare che fra qualche milione di anni il ragno sarà ancora così, se avrà saputo mantenere essenziali i suoi bisogni (sopravvivere e riprodursi) e se avrà potuto preservare la sua natura fondamentalmente solitaria. Conclusione della prima considerazione: il ragno, asociale e primitivo, ha indovinato la sua strada. Moltissimi altri animali, no. Seconda considerazione: torno al tema originale di questo post, "INTERAZIONE CON GLI ARACNIDI". Mi attendevo più risposte, non lo nego. Ma comprendo un certo pudore. Del tutto assente, quando la stessa domanda viene posta a chi ha adottato un animale più tradizionale (non si può chiedere "perché ti piace un gatto", pena il sotterramento con milioni di risposte!). Un po' mi dispiace, tuttavia credo che un po' di mistero sia passato dal ragno allevato al suo amico umano. Gli animali insegnano sempre qualcosa e, nel caso degli aracnidi, gli insegnamenti possono essere sottili e più impercettibili di quelli di altri animali più complessi. Buona domenica. EegaBeeva Link al commento Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Matteus Inviato 22 Settembre 2003 Segnala Condividi Inviato 22 Settembre 2003 Beh, forse non hai ricevuto molte risposte perchè alcuni hanno gia risposto ed hanno magnificamente detto tutto! La nostra passione rispetto a molte altre (come per esempiola passione per i gatti) ha un aspetto molto più "scientifico e naturalistico" che "domestico-affettivo". Se uno che ha un gatto lo tiene perchè è dolce affettuoso ecc... per uno che tiene un ragno non è così! Può sembrare strano, ma la prima regola per chi tiene aracnidi in cattività è NON interagire con un ragno. Non è un cane o un gatto che hanno bisogno dell'affetto del padrone. Gli aracnidi vanno solamente osservati in tutto il loro ciclo vitale con curiosità, con spirito da naturalista, e non da padrone-amico. Link al commento Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
EegaBeeva Inviato 22 Settembre 2003 Autore Segnala Condividi Inviato 22 Settembre 2003 Grazie, Matteus. Sì, hai ragione, è un'ottica completamente diversa. Alla quale sto lentamente avvicinandomi, e non è semplice per chi - come me - è abituata ad avere stretti contatti con animali molto interagenti. Ma ho lunga pratica (dilettantesca) di osservazione della fauna che abita con noi al lago, che evito di "toccare" (a meno che gli ospiti a più zampe non decidano diversamente). L'approccio scientifico che in numerosi condividete in questo sito (e forum) è davvero molto interessante. Ed è anche vero, sì, che pochi amici hanno detto magnificamente tutto. Auguri di buon onomastico un giorno dopo (ma ieri il sito non è stato raggiungibile, per me, in alcun modo. Mi dava sempre *errore di connessione*). Ancora grazie e buon proseguimento. EegaBeeva Link al commento Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Ospite Francesco Inviato 22 Settembre 2003 Segnala Condividi Inviato 22 Settembre 2003 A proposito di velenosità dei ragni maschi e femmine, c'è da dire che nella specie Atrax è il maschio ad essere (più) velenoso. Tra gli altri artropodi credo che, in fatto di veleno e sesso, le scolopendre siano ugualmente velenose. Comunque, chi capisce se una scolo è maschio o femmina? Ci sono più cose in cielo e in terra che nella tua filosofia... Link al commento Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
EegaBeeva Inviato 24 Settembre 2003 Autore Segnala Condividi Inviato 24 Settembre 2003 Vagabondando ieri, in aracnofilia.it, mi sono imbattuta nelle foto della Latrodectus mactans di Matteo G. (un post del 3 aprile). Sempre ieri, ho sbirciato lo scorpione paglierino, fotografato accanto a una moneta da 1 euro. Ancora, ieri, ho ammirato la muta di uno splendido esemplare di insetto-foglia di Diana. Sono animali amati, è evidente, ai quali il cibo non manca, seguiti con trepidazione e stupore. Creature delle quali voi andate fieri (come io sono orgogliosa dei miei felini in perfetta forma, sebbene accasati). E' innegabile che una qualche forma di interazione esista. Da parte delle vostre creature, può essere semplicemente il gradimento del cibo e l'ottimo appetito. Ricordo anche il dry-bite, il morso a secco, che uno di voi ha sperimentato, dal suo ospite. Fra le righe si percepiva quasi il desiderio di conferma che il suo animale non gli avesse inoculato veleno perché - in qualche modo - forse lo aveva riconosciuto... Di ragni nulla so, ma ho ancora la (probabilmente falsa) convinzione che una qualche forma di riconoscimento (non gratitudine, bensì riconoscimento nel vero senso della parola), anche elementare, o molto elementare, la abbiano, nei confronti di chi li cura con tanta devozione. Animali selvatici mi riconoscono, nella mia casa al lago (non è il sentimentalismo a parlare, è la sperimentazione sul campo). Anzi, a mio parere si è sparsa la voce che il luogo è tranquillo e gli umani presenti sono di tipo innocuo... come spiegare altrimenti certi "avvicinamenti" anche molto arditi da parte di alcuni? Capisco che i ragni facciano gruppo a sé e siano incomparabili. D'accordo. Mi è stato detto che i ragni non hanno memoria, né coscienza di sé. Come si spiega, allora, il comportamento del ragno lupo che difende la prole, accogliendola sul dorso? E' un comportamento puramente istintivo? Secondo me, non solo. Mamma ragno "ha" coscienza e memoria della sua prole, "ha" consapevolezza del suo ruolo di genitrice... E' un quesito più etologico che scientifico. Esistono pubblicazioni o siti sulla etologia degli aracnidi? Come chiedere la luna, temo. Buon pomeriggio. EegaBeeva Link al commento Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
krystal Inviato 24 Settembre 2003 Segnala Condividi Inviato 24 Settembre 2003 Ciao, in effetti dire che non hanno memoria e non hanno coscienza di se o del mondo non è proprio esattissimo. Quella che non hanno per niente è la memoria a lungo termine, quella a breve c'è, seppur quasi nulla in confronto alla nostra. Quanto all'assenza di coscienza è un discorso un po' più complesso. Questo concetto deriva dalla forma primitiva del sistema neurale e dalle dimensioni del cervello, dalla quasi cecità in molti casi, dal comportamento dell'animale in situazioni precostruite ecc. il punto è sempre che si tende a fare un paragone con altri animali che però sono più evoluti e il ragno/scorpione perde immancabilmente. La consapevolezza del mondo che li circonda è infinitesimale (e questo è piuttosto evidente) quanto alla propria, credo che segua regole e principi a noi talmente poco familiari, che difficilmente si riesce a non prenderlo per assunto. Le cure parentali ritengo non siano, comunque, l'esempio che potrebbe calzare per dimostrare la presenza di coscienza di se, della propria specie, del mondo in cui vivono, perchè il fatto che sia un istinto è dimostrato in più occasioni e anche/soprattutto in animali molto più complessi e poi, gli stessi piccoli che scarrozza la "signora ragno lupo" una volta separati dal genitore rischiano di diventarne il pasto senza alcun rimorso. Non so che dire, forse sarebbe bello sapere che ci riconoscono, forse no... non sono sicura di volerlo sapere perchè io con loro vivo bene così. ___________ Dany Link al commento Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Diana Inviato 24 Settembre 2003 Segnala Condividi Inviato 24 Settembre 2003 A Entomodena ho comprato un interessante libretto, che comunque si trova anche nelle normali librerie: La vita segreta dei ragni, di Mirella Delfini, Muzzio Editore. L'autrice all'inizio del libro si pone i tuoi stessi quesiti, e sostiene che il moderno approccio scientifico abbia in qualche modo anche "impoverito" la concezione che noi abbiamo dei ragni. Cito dal libro: Citazione:Queste notizie [di ragni amanti della musica e di ragni capaci di socializzare] si possono ricavare dai manuali di zoologia un po' vecchiotti, compilati quando gli scienziati, studiando, non reprimevano ancora i loro sentimenti, com'è uso invece ai nostri giorni... [:0] id="quote">id="quote"> In particolare l'autrice porta ad esempio: il caso di Paul Pellisson-Fontanier, un letterato parigino vissuto tra il 1624 e il 1693, che, rinchiuso alla Bastiglia per 5 anni assieme a un servo incapace di conversare ma in grado di suonare la piva, ammaestrò un ragno ad uscire dalla sua tana e venire a prendere il cibo, in risposta al suono della piva (un vero e proprio Pavlov ante litteram!) Il re Cristiano II di Danimarca, rinchiuso nel 1500, in prigione ebbe anche lui un ragno come amico, e si racconta che questo ragno addirittura riconoscesse la sua voce e accorresse quando lo chiamava. E poi, un esempio più recente e addirittura nostrano: Ne Le mie prigioni di Silvio Pellico, egli racconta di avere addomesticato una Tegenaria domestica, "mia grande consolazione nel desolato carcere dello Spielberg. Vedendo sì di rado creature umane, diedi retta... a un bel ragno che tappezzava una delle mie pareti. Cibai questo con moscerini e zanzare e mi si amicò, sino a venire a prendere le prede dalle mie dita". Ovviamente la prima cosa che viene da pensare leggendo questi aneddoti in modo "scientifico" è che queste persone, per la solitudine e la desolazione del loro stato di prigionieri, si siano un po' "ammattite" attribuendo magari ai ragni capacità che invece non possiedono... ma l'autrice insinua che la verità sia un'altra: queste persone hanno avuto, loro malgrado, a disposizione tantissimo TEMPO e hanno potuto perciò conoscere davvero e farsi conoscere dai ragni che condividevano con loro la triste sistemazione... Comunque ti consiglio di leggere questo libro per approfondire l'argomento, è scritto in una maniera leggera, anche scherzosa, e si legge piacevolmente. ciò che ci manca è una Nomadologia, il contrario della Storia... Link al commento Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
EegaBeeva Inviato 24 Settembre 2003 Autore Segnala Condividi Inviato 24 Settembre 2003 Grazie, Krystal e grazie, Diana. Mah. Già non concordo sul fatto che l'approccio scientifico impoverisca altri approcci, semmai l'inverso. Ma questo è solo un mio parere personale. Ringrazio Diana per la segnalazione del libro. Buona serata. EegaBeeva Link al commento Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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