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Il microscopio digitale: quale acquistare, cosa osservare, come migliorare.
Enotria ha risposto a Enotria nella discussione Evoluzione, tassonomia, morfologia e anatomia
Non chiederlo a me, lo saprai tu, non io. I microscopi che ti ho citato li trovi su eBay o su Amazon: es. eBay n. 391668590929, 123584524205, ecc.- 25 risposte
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Il microscopio digitale: quale acquistare, cosa osservare, come migliorare.
Enotria ha risposto a Enotria nella discussione Evoluzione, tassonomia, morfologia e anatomia
Ti ringrazio per aver ripreso questo mio vecchio intervento. Quasi tutte le foto che corredano questo articolo sono riprese con un microscopio digitale della Crenova, acquistabile nuovo per 40-70 Euro e, nel mio caso, preso usato su eBay per 16 Euro. Lo puoi trovare sotto diversi marchi, ma lo riconosci per la base bianca e la piccola colonna di supporto. La pubblicità lo descrive come 5 mpx di ingrandimento, in realtà sono solo 1,3 MPx, ma sono già più che validi.- 25 risposte
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Era fermo dietro ad una porta in giardino, in mezzo ad una tela grossolana, di pochi fili. Molto grosso, specie il pancione. Per fotografarlo meglio l'ho messo in una scatola Petri, ma lui subito si è chiuso e non si è più mosso. Eppure non l'ho mai toccato, ad ogni modo ora vado a riportarlo subito a casa sua.
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Io credo che il vantaggio maggiore sia la facilità con cui si può modificare il programma per adattarlo meglio alle proprie esigenze o abitudini. Per questo motivo ho inserito tante note al programma: in pratica, ogni riga di comando ha la sua brava spiegazione. Pensate, ad esempio, ad un terrario da riproduzione, con lo spazio suddiviso in zone a funzionalità diversa, con diversa illuminazione e diverse condizioni climatiche. Magari collegato via WiFi con il vostro cellulare, in modo da verificarne le condizioni anche se si è da tutt'altra parte affaccendati.
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Ed allora, qualcuno di Voi, con un minimo di manualità, perché non ci prova ? I componenti principali costano 20 Euro, slitta compresa. Male che vada, farete un po' di pratica con Arduino, tanto vi farà sempre comodo utilizzarlo: controllo temperatura, umidità, illuminazione, irrigazione, alimentazione, ecc. ecc. ecc.
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Nel bracketing tu fai alcune foto attorno al valore misurato, le foto sono scattate un po' in più, un po' in meno. Alla fine si sceglie una unica foto, quella venuta meglio. La tecnica si applica principalmente sulla esposizione, ora alcune macchine lo fanno in automatico anche sulla messa a fuoco. La differenza principale è che nel Breck. tu utilizzi solo UNA delle tue foto, la migliore. Nello stack tu utilizzi TUTTE le tue foto, ciascuna ti da il meglio che ha focalizzato e, per somma di parti, ottieni una nuova foto che ha tutto a fuoco. La tecnica dello stack è utilizzata ormai comunemente: se guardi la vostra galleria, vedrai che buona parte dei migliori autori utilizza al meglio questo metodo. I migliori lavori utilizzano oltre cento scatti per ottenere una unica immagine ! Ecco perché la slitta in automatico può risultare comoda.
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Quando si deve fotografare soggetti piccoli e da vicino diventa difficile mantenere a fuoco i vari piani della immagine. Per risolvere questo problema, si utilizza normalmente la tecnica dello stack: si fanno diverse foto successive, ciascuna mettendo a fuoco una parte diversa del soggetto. Una successiva elaborazione può così utilizzare solo le parti a fuoco di ogni foto, ricostruendo una unica immagine in cui tutti i suoi punti sono perfettamente focalizzati. Detta così sembra una faccenda semplice ma, nella pratica, occorre una notevole precisione e tanta tanta pazienza. Ci può venire in aiuto un semplice dispositivo che rende automatiche le operazioni più ripetitive, garantendo inoltre una precisione ed una costanza che altrimenti sarebbe impossibile. Si tratta di motorizzare una slitta mediante un motore controllato da un software, in questo modo ci è possibile posizionare il soggetto da fotografare, impostare l’intervallo fra gli scatti, eseguire questi spostamenti in modo manuale o automatico. Ho invece lasciato indipendente la gestione della fotocamera, in quanto non sempre queste sono predisposte per essere comandate da impulsi esterni, ciò non toglie che sarebbe molto semplice aggiungere un automatismo di scatto comandato da un comune relè. In questa versione la slitta fotografica è molto piccola, con la sua escursione di soli 70 mm. è adatta a fotografare piccoli soggetti ed a me serviva proprio così. Ciò non toglie che il sistema può comandare anche slitte molto più grandi, va solo dimensionata opportunamente la slitta ed il motore che la gestisce. Ma vediamo come utilizzarla. Due tasti spostano la slitta avanti ed indietro e la velocità di questo spostamento è regolato dalla manopola in alto a sinistra. L’altra manopola in alto, quella a destra, regola invece l’ampiezza di ogni singolo passo: più il passo è corto, più le foto saranno ravvicinate e numerose, ma la qualità del risultato finale sarà migliore. L’interruttore in alto a sinistra predispone per la gestione manuale o automatica dei singoli spostamenti. Se in manuale, premendo il tasto di Start viene eseguito un singolo spostamento e poi tutto si ferma, dandoci il tempo di controllare la zona a fuoco, scattare con tutta calma la foto, eventualmente ripetere la foto se non soddisfatti. Quando siamo pronti si preme di nuovo Start ed il ciclo si ripete. Se invece l’interruttore è spostato su Automatico, prima si accende il led rosso che avverte del prossimo spostamento, poi il motore esegue lo step, la luce rossa si spegne e si accende il led verde e suona il beep che ci da il via libera per scattare. Dopo due secondi, modificabili a seconda della vostra lentezza, si accende il led rosso, altro step e così via, fino a che non avremo fatto tutte le foto. Nell’esempio si vede il set con un trilobite pronto per essere fotografato e, di seguito, come appare in una foto singola. Invece, elaborando tutte le dieci fotografie scattate, si ottiene una immagine in cui tutte le varie parti del soggetto sono a fuoco: Con il medesimo programma di elaborazione è anche possibile ottenere un filmato che simula la visione da diversi punti di vista, vedi: https://youtu.be/0C4gZ0HGhoc In caso qualcuno fosse interessato a costruire una slitta per il proprio uso, i principali componenti sono una scheda Arduino Uno, un controller per il motore mod. EasyDriver e la slitta con il motore passo passo, per un costo complessivo di circa 50 Euro prendendo tutti i componenti originali. I principali collegamenti sono ben pochi: Ed anche il programma da inserire nella scheda Arduino è molto semplice (se lo vuoi usa il Copia/Incolla): /******************************************************** Mini Slitta per Macro Fotografia by Andrea Bosi 15/06/2016 *********************************************************/ int Flag = 0; // Variabile di servizio int Vel = 0; // Velocità dello spostamento int Delta = 0; // Entità dei singoli step boolean Auto = false; // Variabile di servizio void setup() { pinMode(2, OUTPUT); // Pin Direzione pinMode(3, OUTPUT); // Pin Passi da fare pinMode(5, INPUT); // Pin Giù pinMode(6, INPUT); // Pin Start pinMode(7, INPUT); // Pin Su pinMode(8, OUTPUT); // Pin LED Rosso pinMode(9, OUTPUT); // Pin LED Verde pinMode(10,OUTPUT); // Pin Buzzer pinMode(11,INPUT); // Pin Auto/Man } void loop(){ Vel = (1024-analogRead(5))/8 ; // Velocità di spostamento Delta=(1024-analogRead(4))/4 ; // Delta spostamento if (digitalRead(11)== LOW) Auto=true; else Auto=false; // Automatico o Manuale if (digitalRead (7) == LOW) { // Spostamento rapido step(LOW,5); } if (digitalRead (6) == LOW && Flag==0 && Auto==false) { muove(); // Step manuale Flag =1; // Evita la ripetizione } if (Auto==true) muove(); // Step Automatico if (digitalRead (5) == LOW) { // Spostamento rapido step(HIGH,5); } if (digitalRead(6)== HIGH) Flag=0; delay(Vel); } //============== Funzioni ======================== void step(boolean dir,int steps){ // Ruota il motore PP di steps passi, nella direzione dir digitalWrite(2,dir); delayMicroseconds(50); for(int n=0; n<=steps; n++){ // Singolo passo, eseguito steps volte digitalWrite(3, LOW); delayMicroseconds(150); digitalWrite(3, HIGH); delayMicroseconds(150); } } void muove() { digitalWrite(8,HIGH); // Accende led Rosso step(HIGH,Delta); // Attiva il motore per il Delta delay(50); digitalWrite(8,LOW); // Spegne il led Rosso digitalWrite(9,HIGH); // Accende il led Verde digitalWrite(10,HIGH); // Emette il Beep delay(10); // Durata del Beep digitalWrite(10,LOW); // Spegne il Beep delay(2000); // Tempo utile per scattare la foto digitalWrite(9,LOW); // Spegne il led Verde } Il prototipo è visibile su Come già ricordato, la slitta può avere dimensioni diverse, basta cambiare il motore passo passo con uno dalla potenza adatta. Ad esempio, di seguito il materiale pronto per realizzare una struttura molto più robusta, utilizzando una ottima tavola a croce della Proxxon ed un motore decisamente più potente: Se poi ne volete realizzare una copia per voi, sono a disposizione per chiarimenti e consigli.
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Gli angel eye sono fatti per le auto e quindi devono poter funzionare dagli 8 Volt della batteria semi scarica, ai 15 volt dell'alternatore che carica a vuoto. E così fanno, quindi un normale caricatore per telefonino che eroga 5,5 Volt non è in genere sufficiente. Però, permettimi un suggerimento: se gli aggiungi un booster come quello che ho indicato per l'illuminatore DIA, dal costo di 2 Euro, allora lo fai funzionare con quello che vuoi, anche con una piletta AA da 1,5 Volt ! Il regolatore che fa già parte dell'angel eye è un semplice limitatore a corrente costante, cioè mantiene limitata al giusto valore la corrente che lo alimenta sia al minimo, sia alla massima tensione.
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. Forse, per esaminare i ragni dentro al terrario senza disturbarli, potrebbe farvi comodo se il vostro stereo microscopio avesse una distanza di messa a fuoco molto maggiore. Allunghiamo la focale dello stereo microscopio In altre parole, guardiamo le stesse cose, ma da più lontano. Per la verità sembra un assurdo usare un microscopio e poi voler guardare più lontano, ma alcune volte ciò si rende veramente indispensabile. Pensate ad un appassionato di acquari che, da fuori, vuole fotografare dei particolari ingranditi, come fa ? Magari, l’acquario è spesso 30 cm. e la distanza di lavoro del suo stereo microscopio è di soli 10 cm., per cui c’è poco da fare, o mette a mollo lo stereo, o allunga la sua focale. Stessa cosa per i paleontologi che devono lavorare su un piccolo particolare con una sabbiatrice: o mettono dentro anche lo stereo a farsi le sabbiature, o allungano la sua focale. Ma anche i chimici o i biologi, che spesso devono operare dall’esterno di cappe aspiranti e che hanno bisogno di poter vedere ingranditi dei particolari degli oggetti in osservazione. Per non parlare poi dei medici che devono poter vedere ingrandito un punto in cui operano, ma non possono certo attaccarsi al povero paziente mentre lo affettano. Invece, la soluzione non è ne difficile ne costosa, basta aggiungere davanti all’obiettivo del nostro stereo una lente opportuna, purché divergente. Nella figura superiore vediamo cosa succede al nostro stereo se davanti all’obiettivo montiamo una lente negativa: Il soggetto “0” crea una immagine virtuale e molto più piccola “1” che è quella che noi mettiamo a fuoco, ma, in realtà, il soggetto vero “0” è molto più lontano. Interessante osservare che le lenti possono anche essere accoppiate, in tal modo aumentano ancora di più l’effetto di allontanamento. Lo si vede nella immagine inferiore in cui il nostro solito soggetto “0” viene prima rimpicciolito dalla prima lente formando l’immagine “1” e poi questa è ulteriormente rimpicciolita dalla seconda lente, che formerà la sua immagine virtuale in “2”. Queste sono, pressappoco, le regole dell’Ottica, facciamo ora qualche prova reale. Recuperiamo prima di tutto uno stereo microscopio con cui fare le prove: nel mio caso avevo un Nikon in revisione, la sua distanza di lavoro non è un granché, circa 80 mm. Poi andiamo in cerca delle lenti, ci servono delle negative con potenza fra 6 e 12 diottrie, ma il valore giusto lo deciderete voi dopo aver visto i risultati reali della prova. Ho già disponibile una vecchia lente da 6 diottrie negative, in più ho acquistato dalla Coma di Adriano Lolli una lente da -117 mm. Lo so, sono un po’ rogna, ma ho fatto apposta ad usare due unità di misura diverse: ricordate, la focale in metri è l’inverso delle diottrie e, del resto, se dovete fare dei calcoli, dovete usare le diottrie: il microscopio, senza alcun aggiuntivo, focalizza a 80 mm. Se aggiungo la lente -6d mette a fuoco a 154 mm. Con la lente -8,5d focalizza a 250 mm. Montando entrambe le lenti negative, quindi con circa -15d, metto a fuoco a 500 mm. Perdonate se le mie misure sono approssimate, ma lo stereo era in bilico sulla scrivania, con una mano tenevo ferme le/la lente davanti agli obiettivi, con l’altra mano spostavo su e giù il soggetto cercando il punto di miglior fuoco e con l’ultima mano (?) tenevo il metro per misurare la distanza di lavoro. Bé, più o meno, ma facevo proprio così. Lo scopo di queste note è solo quello di incuriosirvi e di spingervi a provare. A molti di noi sarebbe servito, almeno qualche volta, un microscopio che pur ingrandendo ci permettesse di operare lontano dal soggetto: bene, questa è una buona occasione per sperimentare. E questi sono i miei piccoli serpulidi, fotografati dentro al mio acquario:
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Forse una sezione dedicata alla parte tecnica della vostra attività non guasterebbe. Il forum è ben sviluppato per la parte biologica, mi sembra invece carente per la parte più tecnica della vostra attività: ad esempio una sezione sui terrari (gestione, auto costruzione, suggerimenti), sugli strumenti ottici che utilizzate per vedere (stereo microscopi e microscopi) e per riprendere (fotografia e derivati: filmati, time lapse, ecc.). Naturalmente, lo scopo finale sarebbe quello di rendere più completo il Forum e meglio bilanciati i vari argomenti trattati, pur senza disperdere energie ed interesse su troppi campi.
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. I led sono centinaia, di tipo COB ed allungati (circa 5 mm l'uno) ed immersi in una plastica trasparente di supporto dello spessore di 8 mm. Il fissaggio penso sia ad incastro, probabilmente delle mollette lo tengono in posizione. Da notare che per aumentare il rendimento luminoso, sul fondo, sotto ai led, corre una banda di materiale altamente riflettente che proietta in avanti la luce che altrimenti andrebbe persa. Nella foto questa banda la si vede bianca ed illuminata, ma risplende per la luce del mio microscopio, in realtà l'anello era decisamente spento.
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Una dispensa di ragni - Nido di Sphecidae con ragni paralizzati
Enotria ha risposto a Enotria nella discussione INSETTI e CIBO VIVO
. Bravissimo elleelle, grazie per i chiarimenti e complimenti per le belle foto che hanno così integrato autorevolmente la discussione. -
Certamente i miei interventi sono molto spesso OT, ma penso che non siano poi del tutto fuori luogo, in fin dei conti microscopi e altri strumenti ottici sono alla base della vostra attività. E poi, io credo, anzi spero, che il vostro interesse non sia così circoscritto e chiuso in se stesso, per cui anche il leggere di ALTRI usi alternativi dei vostri strumenti possa essere interessante e poi, non si sa mai, magari apre nuove possibilità a qualcuno di voi. Hai visto mai !
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E' una delle ultime mode dei led, un cerchio luminoso che si monta attorno ai proiettori delle auto incorniciandone le forme. Il risultato è più o meno coreografico, ma non è quello che importa a noi. Interessante è invece il basso costo di questi anelli di led, la loro forte luminosità e lo spessore minimo, che ci permette di montarli un po' ovunque vi sia bisogno di luce diffusa e potente. Come al solito li trovate su eBay, vedi n. 331786027188, io ho preso il diametro minore: E' completo di regolatore a corrente costante e così può venire alimentato da qualsiasi tensione da 8 Volt fino ad oltre 24 Volt. Perfetto per dotare di luce uno stereo microscopio che ha una base sottile, infatti il suo spessore è di appena 8 mm. oppure ogni volta che ci serve una illuminazione dello stereo senza ombre: ma anche collegato alla fotocamera, perfetto per immagini macro: Naturalmente sono solo suggerimenti, ma spero vi possano tornare utili. n.b.: nelle immagini la luminosità è stata tenuta al minimo possibile per non abbagliare.
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Una dispensa di ragni - Nido di Sphecidae con ragni paralizzati
Enotria ha pubblicato una discussione in INSETTI e CIBO VIVO
Una dispensa di ragni Vado per prendere una nuova mina per la matita e scopro che sopra il porta mine si è formata una struttura, apparentemente di fango plasmato ed essiccato. Immagino che dentro vi sia qualcosa ed allora con un disco abrasivo ed il Dremel ho aperto una piccola finestrella. Dentro vi sono ammucchiati una decina di ragni, apparentemente in ottimo stato di conservazione, quasi fossero ancora vivi. Io so ben poco di ragni, ma a furia di documentari visti per TV posso immaginare che una mamma premurosa abbia preparato con cura una confortevole culla per i suoi neonati, riempiendo la cavità di ragni vivi, ma parassitizzati ed aggiungendo alla fine il suo prezioso uovo. Non so quale sia questa previdente mammina, certo che questo vuol dire veramente “avere la pappa fatta”. -
Il tutto è stato racchiuso in un anello di tubo per edilizia da 80 mm, tagliato per una altezza di 30 mm circa. Una volta verniciato di nero l’anello, sono stati fissati i componenti con colla termica. Il risultato è piuttosto compatto e, dato il minimo spessore, si presta ad essere montato su qualsiasi microscopio. Con questo il nostro illuminatore è terminato, ora possiamo esaminare i vetrini di biologia o una scatola Petri piena di larve e, per merito della visione stereoscopica, sentirci anche noi immersi fra ditischi ed alghe colorate.
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. Nella illuminazione degli stereo microscopi non sempre è prevista la diascopia, l’illuminazione per trasparenza, eppure in certi casi è assolutamente indispensabile. Lo è se noi vogliamo vedere dei vetrini biologici, dove si può usufruire di un basso ingrandimento per visioni panoramiche. Indispensabile per un filatelico o per un collezionista di carta moneta, per la possibilità di osservare le filigrane o semplicemente per osservare i micro crostacei o le larve presenti nelle acque stagnanti. Per non parlare poi della possibilità di osservazioni in luce polarizzata, dove l’illuminazione per trasparenza è condizione indispensabile per la visione. Ho voluto fare un illuminatore da utilizzare con qualsiasi microscopio stereo, semplicemente appoggiandolo sulla base e alimentandolo con una qualsiasi tensione fra 5 e 12 Volt (o 220 Volt di rete) e dal costo minimo, compreso tra i 3 ed i 6 Euro. La soluzione più semplice ed immediata è l’utilizzo di uno spot da incasso a led COB, in questo modo ho una luce potente e ben diffusa, pur con uno spessore minimo di soltanto un paio di centimetri. La scelta è un led COB da 3W rotondo e con un diametro di circa 90mm, ad esempio eBay n. 251439416397 o simile. Abbinato al led vi è già compreso l’alimentatore se lo utilizziamo mediante la rete luce. Se intendiamo usarlo con la tensione di rete abbiamo quindi già tutto, se invece lo vogliamo alimentare con una tensione compresa fra i 5 ed i 12 Volt, dovremo procurarci un booster, in quanto per innescare necessita di una tensione molto più elevata, di 40 Volt e più. In tal caso ci procuriamo un piccolo survoltore, ad esempio eBay n. 391790274246 del costo di un paio di Euro o qualsiasi similare. Attenzione a non invertire l’entrata con l’uscita del booster e regolare il trimmer in modo che con la tensione disponibile il pannello si accenda alla giusta luminosità. Come si vede sono state tagliate le orecchie per il fissaggio e le relative molle in quanto inutili, in modo da assottigliare al massimo lo spessore. (Continua)
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. Avevo trascurato questo Forum per la difficoltà, per me, di procurarmi i soggetti delle vostre attenzioni: i ragni. I miei interessi ruotano attorno alla microscopia ottica, un campo che a ben pensarci interessa anche voi, viste le dimensioni dei vostri soggetti. Ed allora proviamo a parlare di tecnica microscopica, solo che non potendo io trattare direttamente i ragni, mi metto in un angolino del vostro Forum, le discussioni Off Topic, e provo a discutere di microscopia ottica: voi fate finta che sotto ai miei microscopi vi siano dei bellissimi ragni. Spero che il discorso che faremo sia ugualmente interessante. Episcopia, obiettivi LWD, stack, elaborazioni 3D Quante parole complicate: eppure sono tutte legate fra di loro e, anche se non sembra, a loro volta sono tutte collegate alla microscopia. Episcopia: letteralmente "guardare illuminando da sopra", esattamente alla rovescia di quello che facciamo noi normalmente, quando con il microscopio guardiamo un vetrino. In genere il vetrino viene illuminato da sotto e noi guardiamo la luce che lo ha attraversato (diascopia), invece in questo caso la luce lo colpisce, ma senza riuscire ad attraversarlo, e la luce che noi vediamo al microscopio, è quella che viene riflessa dal campione. Ed a cosa ci serve ? Bé, è un modo diverso e più naturale di osservare, non occorre rendere trasparenti i soggetti, non serve colorarli, li si vede così, come realmente sono. Facciamo un esempio reale: ho trovato in giardino un funghetto, nella mia ignoranza penso sia un Pisolithus ma, per sicurezza vostra, ne posto una foto al naturale: Le immagini episcopiche danno molto bene l’idea di queste isole di spore, separate dal micelio, che attendono di maturare, per poi diffondersi. Naturalmente, questo tipo di immagini sono le stesse che voi potreste vedere con l’utilizzo di una lente o di un buon microscopio stereoscopico, ma non lasciatevi ingannare, lo stereo al massimo vi mostra immagini ingrandite fino a 50 volte, poi deve gettare la spugna perché le sue ottiche non sono in grado di andare oltre. Nel nostro caso, l’episcopia che voglio mostrarvi è in grado di raggiungere ingrandimenti anche molto elevati e vedremo in seguito in quale modo. Per ora accontentiamoci di un modesto ingrandimento di 125x complessivi, con in bella mostra gli ammassi sporali, le fibre del micelio ed il tutto al naturale, senza coloranti ne conservanti ! Facciamo ora un ulteriore passo avanti nell’ingrandimento, ma ancora senza forzare, senza utilizzare l’immersione omogenea in olio ed arriviamo a visualizzare le singole spore a 630x ingrandimenti complessivi. Lavorando in episcopia ed a secco, la qualità della risoluzione non è certamente eccelsa, ma ci restituisce una immagine ancora abbastanza dettagliata ed intatta nei suoi colori naturali. Ma vediamo ora gli strumenti che ci sono necessari per questa tecnica: abbiamo già visto che lo stereo microscopio può fare ben poco, il suo limite di ingrandimento si ferma sui 40/50x complessivi, andare oltre è un suicidio fotografico. Lo strumento giusto, c’è poco da fare, è il solito microscopio, magari con qualche avvertenza e qualche semplice accessorio. Come al solito utilizzo il mio “muletto”, lo Zeiss Standard WL, al quale ho aggiunto una basetta con un paio di led per illuminare in episcopia. Potete notare come i led sono polarizzabili (lo uso anche per altre ricerche) e l’intera basetta è fissata al microscopio mediante alcuni magnetini al neodimio, in modo da essere facilmente smontabile. A completare l’attrezzatura, una serie di obiettivi LWD (Long Working Distance), cioè di obiettivi che hanno una distanza maggiorata fra il soggetto e la loro prima lente. Questa caratteristica è indispensabile perché permette alla luce di illuminare l’oggetto, senza che il corpo dell’obiettivo faccia ombra, disturbando l’illuminazione. Questi obiettivi si trovano abbastanza facilmente sul mercato dell’usato ed, essendo poco conosciuti dalla maggior parte dei microscopisti, hanno un prezzo piuttosto basso. Nella foto, da sinistra, vedete un Nikon 1,2x, un Vickers 4x, un Leitz 10x ed un altro Leitz 32x, ma ve ne sono tanti altri, anche ad alto ingrandimento ed anche di adatti a lavorare in immersione oleosa. Ma veniamo ora alla parte difficile, il Problema dei problemi nella episcopia: la scarsa profondità di fuoco. Con più noi aumentiamo l’ingrandimento dell’immagine del nostro campione, con meno è ampia la zona che noi vediamo a fuoco. Ad esempio, in questo caso sto guardando dei licheni ma, a questo ingrandimento, risulta a fuoco solo il piccolo apotecio e neppure tutto. L’unico modo che abbiamo per riprendere tutto a fuoco è quello di operare uno stack (catasta), quindi fare diverse foto, ciascuna mettendo a fuoco piani diversi ad altezze diverse. Inizieremo fotografando le parti più alte del soggetto, poi diminuiremo il piano a fuoco di pochi micron per fare la successiva foto e così via fino ad arrivare sotto alla zona che vogliamo rappresentare. Alla fine, un particolare software di focus stacking elaborerà tutte le immagini della catasta, prendendo da ciascuna solo la parte nitida e unendole in una unica immagine, in cui tutti i punti saranno perfettamente a fuoco. O quasi ! Per ottenere buoni risultati occorre che il dislivello fra un piano e l’altro sia sempre regolare e che il numero delle sezioni sia sufficiente per avere una buona omogeneità, senza zone ancora sfuocate. Nella foto mostrata sopra vedete che non sono stato per niente bravo, infatti la parte più bassa del soggetto è stata dimenticata, di conseguenza gli apoteci in alto a sinistra, sono in parte sfuocati. Riproviamo con un’altra immagine e cercando di fare qualche foto in più: Questo stack è venuto molto meglio, gli organi fruttiferi sono ben focalizzati e la leggera sfocatura del più alto, a sinistra e del più basso, al centro, conferisce un certo senso di profondità alla immagine, rendendola così più naturale, meno artificiosa. Una volta che siamo riusciti ad avere delle buone immagini in episcopia, con tutto il soggetto a fuoco, possiamo continuare con una tecnica che, se ben applicata, è molto spettacolare. Stiamo parlando della elaborazione tridimensionale (3D) delle nostre fotografie. Durante l’operazione di focus stacking il computer memorizza ogni punto con tre coordinate x,y e z, l’altezza di fuoco. Questo ultimo dato viene memorizzato in attesa di procedere ad ulteriori elaborazioni di tipo tridimensionale, in cui si suppone che l’oggetto ruoti ogni volta di un certo angolo e il software ricostruisce le diverse posizioni dei vari punti a fuoco rilevati. Il risultato di tutto questo è un breve filmato in cui si vede la nostra immagine che lentamente si muove, ruotando su se stessa e mettendo così in mostra il dislivello dei vari punti fra loro. L’effetto è molto suggestivo e, realmente, permette di capire la posizione che i vari oggetti hanno nello spazio: http://youtu.be/Re6k2pWl4fw?list=UUN2tYybGVfSxPG2M8QtRzrQ Come vedete, abbiamo parlato di tecniche di microscopia che non riguardano espressamente il mondo degli aracnidi, ma che possono venire utili anche nel vostro campo. Spero mi perdoniate la forzatura!
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Il microscopio digitale: quale acquistare, cosa osservare, come migliorare.
Enotria ha risposto a Enotria nella discussione Evoluzione, tassonomia, morfologia e anatomia
Purtroppo non ho molta dimestichezza con i ragni, l'unico che mi degna di attenzione è quel Zoropsis che alla sera fa un giretto nella mia stanza e che ho fotografato nel post precedente. Visto che la caratteristica di questo ragno sono le spine, metto questa foto che avevo scattato: Per quanto riguarda profondità di campo non è certo eccelsa, lo vedete anche dalla foto sopra, ma si fa abbastanza bene uno stacking modesto, di una ventina di immagini. Il problema maggiore è il software che nel nominare i file fa confusione, per cui non li ritrovo in ordine. Bisogna avere la pazienza di ricontrollare la sequenza e se le foto sono molte, diventa una borsa. Per i filmati non c'è problema, vengono abbastanza bene. In questo caso non ho un ragno, ma solo un piccolo collembolo, spero vi dia lo stesso una idea delle possibilità. https://www.dropbox.com/s/1jgyvmzv9sdj9wk/Collembolo_2.wmv?dl=0 Per quanto riguarda lo spazio di lavoro, all'ingrandimento massimo è di un paio di centimetri. Bisogna però ricordarsi di distaccare l'anello in plastica trasparente, altrimenti quello da solo vi mangia tutto lo spazio disponibile. Ricordate inoltre che lo zoom ha un punto di inversione, per cui l'ingrandimento aumenta con l'abbassare del microscopio, ma solo fino ad un certo punto, dopo di che l'ottica si inverte e per ingrandire ancora va rialzato. Se la distanza di lavoro non fosse sufficiente, vi sono versioni costruite apposta per avere forti distanze di lavoro. Un altra informazione che è causa dell'abbandono di questo tipo di microscopi da parte dei riparatori dei cellulari: ricordatevi che la visione avviene attraverso una telecamera, quindi con ritardi di visualizzazione anche notevoli. Non è come sotto lo stereo microscopio dove il movimento è immediato, qui se voi spostate l'oggetto, l'immagine arriva, ma solo dopo un po' di ritardo. Ritardo tanto più marcato se la risoluzione del microscopio digitale è mantenuta elevata.- 25 risposte
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Enotria ha risposto a Enotria nella discussione Evoluzione, tassonomia, morfologia e anatomia
Restando su prezzi normali prenderei il HOT (Amazon, eBay) che costa attorno a 80 Euro, ha 5 Mpx reali di risoluzione, un ottimo programma di elaborazione, collegabile a PC ed a smartphone. Nel mio post ne parlo poco perché mi è antipatico, ma non è colpa sua, è colpa mia che sono un pigrone e non ho mai voluto imparare un po' di inglese e così lo utilizzo male. Se pensi che possa essere utile, fammi avere un campione di ragno (morto), io lo fotografo con i due microscopi principali e poi pubblico sul Forum i risultati. Cosi fate meglio le vostre scelte. Di seguito un paio di foto di un ragno che ho preso ieri sera (cos'è ?). Le foto sono mono scatto e a bassa risoluzione con il mio solito della Crenova da 1,3 Mpx reali. Se poi vicino a me ci fosse uno dei vostri che fa allevamento, sarebbe molto interessante fare dei filmati e, ancora meglio, dei time lapse di particolari momenti della vita ragnesca. Ad esempio la muta, la nascita, la caccia, ecc.- 25 risposte
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. Riportato alla luce dopo essere rimasto immerso all'interno di un'ambra per 20 milioni di anni, sembra ancora vivo e vegeto. La gobba ed i residui sul dorso sono i resti delle precedenti mute, il suo nome: Neoliodes dominicus e, come dice il nome, è stato trovato nella Repubblica Dominicana. https://youtu.be/vsOFl2yzfis
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Enotria ha risposto a Enotria nella discussione Evoluzione, tassonomia, morfologia e anatomia
. Il tipo di inchiostro, i suoi costituenti, incidono moltissimo. Vari elementi fanno variare la visibilità, molto dipende anche dalla illuminazione IR che utilizzi: potenza, lunghezza d'onda, altri colori componenti, ecc. Quando fai delle prove, la prima sorgente che utilizzi è il telecomando della TV o altri simili. Molto potenti anche le lampade a led IR. Le più comuni sono le UltraFire: Certo che è un campo tutto da provare !- 25 risposte
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Il microscopio digitale: quale acquistare, cosa osservare, come migliorare.
Enotria ha risposto a Enotria nella discussione Evoluzione, tassonomia, morfologia e anatomia
. (Continuazione) Molto interessante è il passo successivo che possiamo compiere e che è quello di polarizzare la luce che esce dal nostro bicchiere: lo possiamo fare molto semplicemente montando subito sopra al bicchiere un comune filtro polarizzatore da fotografia. Come analizzatore utilizziamo invece una lamina di Polaroid, ad esempio di un vecchio occhiale o recuperata da uno schermo di computer e la fissiamo al posto dell’anello di plastica trasparente che avremo tolto. Il risultato sarà più o meno questo: In questo caso stiamo osservando una sottilissima fetta di granito che, alla luce polarizzata, evidenzia i suoi vari minerali costituenti. Nel set vedete subito sopra al bicchiere il filtro fotografico polarizzatore, poi il vetrino in esame e, attaccato al microscopio, l’anello con la lamina dell’analizzatore. Specie per i ragazzi, diventa ora molto divertente scoprire i variopinti colori della polarizzazione e vedere che basta una sola goccia di una semplice soluzione di acqua e zucchero per formare mondi fantastici. saccarosio Un’altra tecnica che normalmente è preclusa a questi piccoli microscopi è quella dello stack di fotografie per poter rappresentare a fuoco l’intero soggetto. E’ infatti un grosso problema della microfotografia quello della minima profondità di fuoco: normalmente, possiamo mettere a fuoco solo una minima parte del soggetto, tutto il resto sarà sfuocato. Una soluzione a questo problema è scattare diverse foto ad altezze diverse, poi, un opportuno software, crea una unica foto utilizzando, da ciascuna, solo la zona focalizzata. Il risultato finale sarà quindi una immagine in cui tutto il soggetto sarà perfettamente a fuoco. Questa comoda tecnica ci è preclusa perché il normale dispositivo di messa a fuoco, una cremagliera in plastica, non è molto stabile e, fra una foto e l’altra, si sposta leggermente facendo fallire ogni tentativo del software di allineare le varie immagini. La soluzione è molto semplice e si avvale di quella piattaforma a pantografo che ha una meccanica molto più precisa: basta pertanto utilizzare per la messa a fuoco non la cremagliera di plastica, ma la vite della struttura metallica del supporto. Il risultato ottenuto non sarà certo professionale, ma è più che sufficiente per ottenere una decorosa immagine da pubblicare su di un Forum o per integrare la nostra documentazione. Il microscopio digitale, sia come ottica, sia come elettronica, ha anche una buona linearità di risposta al variare della lunghezza d’onda della luce illuminante. Questo permette di utilizzare senza problemi non solo la luce nel campo del visibile, ma anche la luce ultra violetta e, con un semplice intervento, anche l’illuminazione infrarossa. Nella foto multipla un frammento di Calcite con inseriti alcuni granuli di Willemite ed illuminata da luce con diverse lunghezza d’onda. Con la illuminazione infrarossa è invece necessario rimuovere il piccolo filtro di sbarramento IR che è presente nell’obiettivo del nostro microscopio. Per farlo è sufficiente svitare l’obiettivo e rimuovere il filtro. Un consiglio: dato il minimo costo, può convenire acquistare un secondo microscopio digitale, magari di basso prezzo, da modificare ed adibire solo alle foto in luce IR. Il risultato lo vedete in questa foto, dove si è volutamente falsificato un importo, ma con l’aiuto dei raggi IR forniti da un telecomando TV, è stato possibile vedere quale era il dato originale ! Ricordo infine che variando la lunghezza d’onda della luce illuminante, varierà anche il punto di messa a fuoco, per cui sia con luce UV, sia IR, verificate sempre l’immagine appena scattata ed eventualmente correggete manualmente la distanza di messa a fuoco con successivi tentativi. Concludiamo così questa piccola ricerca sull’utilizzo di questo simpatico strumentino: costa veramente poco, ma se usato con un minimo di accortezza permette di spaziare in vari campi e sempre con risultati sufficientemente validi. Certo non può avere la pretesa di sostituire la strumentazione professionale, ma certamente apre la strada della microscopia a studenti squattrinati e permette a chi vuole provare, di farlo con minima spesa ma in maniera decorosa, senza troppo sfigurare rispetto a quelli che hanno investito migliaia di Euro in foto-camere reflex ed in super microscopi da laboratorio. E poi magari non sanno neppure usarli !- 25 risposte
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. Una foto per chiarire meglio alcuni particolari: Sulla cella in piombo due tubetti in cartoncino (filtro azzurro e polarizzatore), la piastra di ferro incollata sulla base, il fondo del pantografo con i magneti di fissaggio, il bicchiere con incollato un foglio di carta bianca per non far passare dominanti non volute (ad esempio, la superficie del tavolo a pantografo è blu ed a volte da fastidio).- 25 risposte
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(Continuazione) Una ottima soluzione, che migliora notevolmente l’illuminazione, è l’utilizzo di un faretto ausiliario posizionato di fianco al soggetto. Se avrete l’accortezza di prenderlo con il paraluce cilindrico, sarà poi molto facile aggiungere dei filtri polarizzanti o di correzione del colore. Il costo di quello illustrato è inferiore ai 12 Euro ed ha tre livelli di luminosità. Un campo in cui l’illuminazione di cui il microscopio è dotato si rivela scadente è quella degli oggetti metallici o che riflettono molto l’immagine dei led. In questo caso si rende molto utile la cosiddetta “gabbia di luce” che, oltre tutto, non costa nulla e vedremo in seguito che sarà indispensabile anche per molti altri usi: La si prepara con un bicchiere in plastica bianca (caffè, yogurt, ecc) a cui faremo un foro sul fondo ed uno lateralmente. La luce verrà diretta sul foro laterale e, appena entrata nella campana bianca, si rifletterà su tutte le pareti eliminando qualsiasi ombra e qualsiasi riflesso. A sinistra il set fotografico, a destra la moneta senza gli antiestetici riflessi. Apportiamo ora qualche altro piccolo miglioramento, in modo da completare un piccolo, ma completo studio per la microfotografia. Una delle modifiche più importanti è la sostituzione della colonna di supporto con una dello stesso diametro, ma ben più lunga (ex antenna TV tagliata a 42 cm.). Questo ci permette di allontanare il microscopio fino ai minimi ingrandimenti. Poi ho acquistato un supporto a pantografo (14 Euro), che è utilissimo per posizionare il soggetto e per migliorare la precisione della messa a fuoco. Ho poi eliminato le due lamelle ferma oggetti presenti sulla base in quanto inutili e di ostacolo: al loro posto ho incollato una piastra metallica che mi serve per tenere ben fermo il supporto a pantografo, al cui fondo ho incollato quattro potenti calamite al neodimio. In questo modo se non mi serve lo posso togliere, ma se mi serve resta stabile come se fosse imbullonato li. Si nota anche che ho tolto la protezione di plastica trasparente del microscopio, in questo modo posso avvicinarmi di più ai soggetti e posso montare eventuali filtri, ad esempio l’analizzatore per la luce polarizzata. Vediamo ora come utilizzare al meglio il nostro microscopio e come aumentarne le prestazioni. Se voi leggete le istruzioni originali, troverete l’indicazione che lo strumento non è adatto a soggetti illuminati per trasparenza, ad esempio per esaminare i classici preparati biologici su vetrino. Invece, basta utilizzare la nostra “gabbia di luce” ed il problema è perfettamente risolvibile. A sinistra il set fotografico, a destra una sezione di midollo spinale. Semplicemente abbiamo sfruttato il fascio di luce, perfettamente diffusa e che esce dal nostro bicchiere, per illuminare in modo omogeneo qualsiasi preparato di biologia. Questa opportunità è molto importante perché ci apre l’immenso mondo dei vetrini per microscopia che possiamo acquistare già pronti ed a basso prezzo sui vari siti di vendita dell’usato. (Continua)- 25 risposte
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