hyles Inviato 24 Novembre 2004 Segnala Condividi Inviato 24 Novembre 2004 Lo so che se ne è già parlato, ma purtroppo sono stato un po' assente ultimamente, quindi eccomi di nuovo a parlare di questa specie. Qualche giorno fa, mentre ero in giardino a fotografare un dolomedes, un urlo mi ha fatto trovare questo bellissimo ragno. O per lo meno mi sembra una femmina di questa specie. Solo che mentre la fotografavo sono rimasto stupito dalla sua somiglianza con i licosidi. Tanto da farmi venire il dubbio che fosse lei. Cosa ne pensate? trovate le foto aprendo questo link. Se non ho toppato la determinazione mi domando se il motivo che la separa dai licosidi è il fatto che sia un cribellato. E' sufficiente come motivo o ci sono anche altre differenze, nascoste da una somiglianza solo apparente? In questo caso si tratterebbe di convergenza evolutiva; tutto sommato vive in nicchie simili a quelle di altri licosidi. Grazie e un caloroso saluto a tutti, visto che era molto che non partecipavo alle discussioni. Ciao Diego Link al commento Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Diana Inviato 25 Novembre 2004 Segnala Condividi Inviato 25 Novembre 2004 oltre all'abilità di arrampicarsi su superfici lisce (possiedono dei micro-uncini sulle zampe che le Hogna non hanno?) anche la posizione degli occhi laterali posteriori li differenzia dai Licosidi. L'angolo che formano con i mediani ricorda più i Pisauridi... o addirittura i Tomisidi. Del resto Zoropsis spinimana tassonomicamente ne ha passate di tutti i colori, basta guardare qui: prima si chiamava Dolomedes spinimanus, o perfino Lycosa ocreata o Lycosoides algirica! alla fine per le sue particolarità l'unico modo di dirimere la questione sembra essere stato dedicargli una famiglia tutta sua, Zoropsidae... Link al commento Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
migdan Inviato 25 Novembre 2004 Segnala Condividi Inviato 25 Novembre 2004 L'importanza del cribellum nella filogenesi dei Ragni è stata ridimensionata, in particolare ad opera degli studiosi americani che hanno introdotto l'approccio cladistico nella classificazione. L'argomento è complesso, e ha suscitato dibattiti molto animati, tra cui una polemica vivace tra Gertsh e Brignoli, che ha dedicato a questo argomento il suo ultimo lavoro, di cui ha curato la pubblicazione postuma il professor Tongiorgi (oltre a una polemica assai più dozzinale tra Farabegoli e Migliorini un anno e mezzo fa su questi schermi http://forum.aracnofilia.org/index.php?sho...t=0entry20473 ). Il cribellum è ritenuto un carattere plesiomorfico, ossia ancestrale, e la sua perdita costituisce una condizione apomorfica, ovvero "moderna" dal punto di vista evolutivo. La perdita del cribellum veniva considerata un sinapomorfismo, ovvero un evento chiave nell'evoluzione dei Ragni (come l'emersione dall'acqua per i Vertebrati, tanto per fare un paragone): tutte le specie che ne sono prive secondo quest'ottica discenderebbero da un antenato comune, e in base a questo principio non sarebbe possibile inserire specie ecribellate con specie cribellate nella stessa famiglia. La cladistica è basata su un'analisi statistica multivariata, con una spiegazione molto grezza si può dire che consiste nel ridurre la descrizione di una specie a una serie di "0" e "1" in base alla presenza o assenza di determinati caratteri, e nel dare il tutto "in pasto" ad un computer, che con criteri matematici stabilisce affinità e divergenze tra gli elementi analizzati. Dai tempi in cui sono entrato su aracnofilia conosco meglio questo argomento per avere utilizzato più volte l'analisi multivariata nei miei studi biometrici sui Roditori: mi sento molto vicino a Brignoli (e al Maestro Claudio Arnò), e non ritengo affidabile l'applicazione della cladistica a parametri morfologici. Ben altri risultati può dare il suo impiego con dati più obiettivi ed omogenei, come quelli che provengono dal sequenziamento del DNA, che in prospettiva sarà senz'altro effettuato anche sui Ragni. Di fatto, oggi abbiamo famiglie in cui cribellati ed ecribellati "condividono lo stesso tetto". Alcune di queste situazioni suscitano perplessità: Coelotes secondo molti (compreso me che l'ho allevato e riprodotto) stava molto meglio tra gli Agelenidae che non tra gli Amaurobiidae, ma con quei cheliceri così grandi e pelosi agli occhi di un "freddo" PC sembra più simile ad Amaurobius che ad Agelena, nonostante sia privo di cribellum e calamistrum e abbia le filiere biarticolate. Altre viceversa sono pressoché universalmente condivise: Uroctea è ecribellato, ma è impensabile inserire questo genere in una famiglia diversa da quella Oecobiidae, della quale condivide tutti gli altri caratteri. Tornando al nostro Zoropsis, direi che sono parecchi i caratteri che lo distinguono da Lycosidae e Pisauridae, basti pensare che in queste due famiglie la madre trattiene il cocoon con sè fino alla sua schiusa (attaccato alle filiere nei Lycosidae, sotto il corpo nei Pisauridae), mentre mamma Zoropsis lo incolla saldamente ad una superficie verticale e lo ventila, altra prerogativa peculiare. A mio avviso l'inserimento in una famiglia a parte è assolutamente condivisibile. Link al commento Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
i-lang Inviato 25 Novembre 2004 Segnala Condividi Inviato 25 Novembre 2004 Ahhhhhhhhhhhh!!!!! Polemica dozzinale!...... (stavolta sono d'accordo....). Link al commento Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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