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lagra

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  1. Grazie mille a voi per l'opportunità! Come dicevo in privato ad Enrico aggiungerò un paragrafo riguardo l'ecologia (e se riesco pure sulla muta) non appena mi sarà possibile e avrò raccolto il materiale fotografico necessario. Prima di fare ciò però andrò a rileggermi le varie pubblicazioni nella speranza di trovare informazioni più dettagliate possibile 😅 Grazie ancora
  2. Charinus acosta (Quintero, 1983) Introduzione e Cenni Tassonomici: Gli Amblypygi (Thorell, 1883) sono un ordine di aracnidi comprendente un totale di 217 specie attualmente viventi (2020) raggruppate a loro volta in 2 sottordini: Paleoamblypygi ed Euamblypygi. Nei Paleoamblypygi contiamo una singola specie sopravvisuta sino ad oggi: Paracharon caecus. Vi sono inoltre altri 2 generi pervenutoci tramite record fossile: Graeophonus (2/3 specie) e Paracharonopsis (1 specie). Gli Euamblypygi presentano invece 216 specie suddivise a loro volta in 3 superfamiglie: Charinoidea, Charontoidea e Phrynoidea più alcuni generi estinti ancora non perfettamente inquadrati a livello tassonomico come Sorellophrynus (Harvey, 2002) e Thelyphrynus (Petrunkevich, 1913). Si presentano con un corpo largo ed appiattito privo di appendice caudale. Le 4 paia di zampe posseggono strutture differenti: il primo paio infatti, a differenza degli altri 3, non presenta una funzione locomotoria bensí sensoriale. Queste particolari zampe, chiamate volgarmente "fruste" (da qui il nome comune di Whip spiders), vengono utilizzate da questi aracnidi per ricevere ed analizzare stimoli provenienti dall’ambiente circostante. Altri elementi che caratterizzano questo gruppo sono la struttura e funzione dei pedipalpi; questi ultimi ricordano infatti gli "arti raptatori" presenti in alcuni ordini di insetti (es. Mantodea) e vengono utilizzati per afferrare e trattenere la preda durante il pasto. Charinus acosta: Charinus acosta é una specie appartenente all’ordine degli Amblypygi endemica di Cuba, in particolare rinvenibile nelle province di Camagüey e Guantánamo. Fa parte della famiglia dei Charinidae, che annovera quattro generi: -Catageus Thorell,1889 -Charinus Simon,1892 -Sarax Simon,1892 -Weygoldtia Miranda, Giupponi, Prendini and Scharff, 2018 La prima descrizione di questo animale risale ad una pubblicazione del 1983 ad opera di Diomedes Quintero, più precisamente é contenuta nella “ Revision of the amblypygid spiders of Cuba and their relationships with the Caribbean and continental American amblypygid fauna” ( Revisione degli aracnidi dell’ordine degli amblypygi di Cuba, del loro rapporto con la fauna caraibica e con gli amblypygi dell’america continentale). L' olotipo femminile misura, allo stadio adulto, circa 4,9 mm ma in uno studio condotto da Rolando Teruel nel 2018 viene riportata l’esistenza di alcune popolazioni ipogee “giganti” (18-55% in più rispetto alla taglia sopra citata) rinvenute in alcune località cubane come la provincia di Artemisia e La Habana. Gli individui giovanili appena discesi dal dorso della madre (che hanno quindi compiuto la prima muta, abbandonando lo stadio di pre-ninfa e passando a quello di proto-ninfa) misurano invece circa un 1mm, escludendo le zampe. (Proto-ninfa di primo stadio) Non risultano al momento documentati individui di sesso maschile, in quanto nella specie è nota esclusivamente riproduzione di tipo partenogenetico. La colorazione è sul marrone-beige con alcune sfumature rossastre sulla zona cefalica e prossimale rispetto ai cheliceri. Il carapace si presenta con cordature meno marcate se confrontate con quelle di altre specie appartenenti al medesimo genere, come per esempio C.tronchonii. Gli occhi mediani sono ben sviluppati e sono presenti tubercoli oculari (sebbene di dimensioni ridotte e parzialmente approfondati nel carapace); gli occhi laterali presentano una pigmentazione scura ed una dimensione leggermente inferiore. Stabulazione e alimentazione: Date le piccole dimensioni di questi aracnidi sará possibile stabularli con relativa facilitá optando per 2 diverse soluzioni: 1- Contenitori in plastica: I contenitori in plastica rappresentano sicuramente l’alternativa più economica delle 2. Dato l'alto tasso di umidità richiesto (80%) sará opportuno praticare dei fori dallo spessore approssimativo di 1 mm (il diametro di uno spillo va benissimo) in discrete quantitá, in modo da far circolare l'aria in maniera ottimale ma di non far seccare troppo l'ambiente. Sul fondo andremo a posizionare uno strato di circa 2-3 cm di fibra di cocco umida su cui appoggeremo una corteccia/lastra di sughero/ramo in obliquo lungo circa tutta l'altezza del contenitore, questo permetterá all'animale di potersi aggrappare e di poter compiere perfettamente la muta. A tal proposito è bene menzionare la capacità di Charinus acosta di poter scalare le pareti lisce, che permetterà all’animale di sfruttare anche queste ultime ed il coperchio come appiglio per la muta; allo stesso tempo è richiesto un minimo di attenzione nel momento dell’apertura del contenitore, difatti non è raro che questi animali (in particolar modo i giovani) possano compiere scatti repentini ed uscire così dal contenitore. 2- Terrari in vetro: La soluzione più costosa ma al contempo più gradevole a livello estetico. Allestire terrari di piccole dimensioni (10x10x10 cm sono più che sufficenti per un singolo individuo) puó essere gratificante in quanto richiede una certa minuzia nei dettagli; muschio, foglie secche, rametti e substrato renderanno l’allestimento più appariscente ma al contempo anche più difficile da gestire in termini di pulizia. Eventuali muffe o zone di ristagno potrebbero comparire con maggiore facilitá in un setup cosí impostato; vi è comunque una soluzione quale l'inserimento di artropodi spazzini (collemboli ed isopodi) che, oltre a mantenere pulito l'ambiente, potranno fungere anche da alimento addizionale per i nostri aracnidi. Nonostante la convivenza si dimostri possibile con frequenza di episodi di cannibalismo prossima allo 0, si consiglia di alloggiare gli individui singolarmente, al fine di scongiurare spiacevoli episodi (specialmente dopo la muta di uno o più individui del gruppo). La specie puó ben sopportare le temperature casalinghe tutto l'anno, ma al fine di rendere la stabulazione ottimale é consigliabile tenerli sui 24-26 gradi centigradi e non scendere al di sotto di questa soglia. I giovani Amblypygi, date le esigue dimensioni, si nutriranno inizialmente di collemboli e piccoli isopodi, per passare poi a prede di taglia maggiore come Drosophila e piccole blatte o grilli. Riproduzione: Come accennato in precedenza, si tratta di una specie con riproduzione partenogenetica, ossia in grado di dare alla luce una progenie senza la necessità di un intervento di fecondazione da parte di un maschio. Gli individui, generalmente a partire dal quinto stadio (escludendo la fase di pre-ninfa), inizieranno ad essere in grado di produrre uova (da 3 fino ad 12 in base allo stadio dell’animale) da cui nasceranno poi animali solamente di sesso femminile. Un’osservazione interessante riscontrata da entrambi gli autori è quella di aver assistito ad una deposizione e conseguente nascita di piccoli anche da parte di alcuni elementi al quarto stadio; tale loro capacità tuttavia risulta ancora da verificarsi con certezza in quanto un’errata assegnazione dello stadio di crescita nelle apposite tabelle di raccolta dati potrebbe aver reso l’osservazione falsata. (Ovulazione osservabile in "trasparenza"; si distinguono chiaramente le sagome delle future uova) La riproduzione di questo ordine di aracnidi avviene tramite la produzione di una "sacca" al cui interno vengono depositate le uova, trasportate poi con sé dalla madre al di sotto dell'addome fino all’ avvenimento della schiusa. La sacca inizialmente si presenterà trasparente e mostrerá di conseguenza le uova al suo interno (di color verdastro tenue), tuttavia con il passare del tempo questa tenderà ad inscurirsi, impedendo quindi l’osservazione dettagliata delle uova. A pochi giorni prima della schiusa sarà possibile osservare le pre-ninfe, ormai formate, all’interno della sacca; vedi foto. (In foto un individuo con sacca delle uova perfettamente inscurito ed indurito) (Vista di pre-ninfa in trasparenza ancora all'interno dell'uovo) I tempi di schiusa risultano decisamente variabili, ma a temperature ideali di circa 25-26 gradi questa dovrebbe avvenire in poco più di un mese e mezzo. Alla schiusa i giovani Amblypygi si raccoglieranno sull'addome della madre e vi rimarranno fino al compimento della prima muta, tramite cui passeranno dallo stadio di pre-ninfa a quello di proto-ninfa (i primi 3 stadi ninfali), andandosi poi a disperdere all’interno del box. (Femmina con pre-ninfe ormai mutate a proto-ninfe e pronte a disperdersi nell'ambiente) Testi ed informazioni: Luca La Grassa - Jacopo Martino Fotografie: Elia Nalini Bibliografia -Prima descrizione Charinus acosta: https://repository.naturalis.nl/pub/506205 -Popolazione gigante Charinus acosta: https://www.researchgate.net/publication/332739609_Teruel_2018_Gigantismo_Charinus_acosta -Tassonomia aggiornata al 2020. https://www.itis.gov/servlet/SingleRpt/SingleRpt?search_topic=TSN&search_value=690744#null, https://en.wikipedia.org/wiki/Amblypygi -Testi: Whip Spiders (Chelicerata: Amblypygi) Their Biology, Morphology and Systematics – Peter Weygoldt
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