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chi imita l'altro?


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Buon pomeriggio a tutti. L'altro giorno durante una ricerca di femmine adulte di S.paykulliana da fotografare, in un buco nel terreno ho visto una fascia di colore rosso fiammeggiante. Tutto contento e sorpreso per questi colori (precocemente fuori stagione) ho cercato di far uscire fuori l'esemplare dal terreno per poterlo vedere meglio ... strano però ... nessun accenno di ragnatela!

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In effetti non era il ragno che cercavo ma un bellissimo coleottero che incontro girando per prati. Qualcuno ne conosce il nome?

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E' lungo circa 14mm e in effetti sembrerebbe una coccinella gigante. Come molti altri coleotteri, sicuramente deve poter disporre di qualche secrezione repellente perchè ho poi tentato di proporlo a qualche ragno come esca per farlo uscire allo scoperto ... ma tutti al primo tocco sono scappati via. Eppure le S.paykulliana non si fanno problemi e catturano anche coccinelle e cimici che pure usano difese chimiche.
Si vede che la protezione antiragno (e forse anche anti-rettile/anti-uccello) di questo coleottero è molto più efficace. I colori sfoggiati e la loro confondibilità nel buio di un buco in penombra ... provoca questa incredibile somiglianza e credo che anche altri nella mia situazione sarebbero stati ingannati. Ora mi chiedo è qualcuno dei due che tenta di imitare l'altro visto che spesso li ritrovo nello stesso habitat? E' il ragno che vuole sembrare più repellente ai possibili predatori? ... oppure è il coleottero che vuole scoraggiare gli aggressori minacciando di avere vischiose e velenose controffensive da aracnide? Ma molto più probabilmente è solo una mia sbagliata deduzione e si tratta solo di una grossa coincidenza senza alcun punto di incontro tra i due animaletti ... però è curioso come fatto e in natura abbiamo già tantissimi esempi di queste imitazioni ... no? ...CIAO

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Il coleottero non l'ho mai visto comunque questa è una scoperta davvero interessante, complimenti! La somiglianza è davvero impressionante potrebbe davvero trattarsi di un caso di mimetismo e non di una semplice coincidenza.

Meriterebbe uno studio approfondito per capire chi dei due è il mimo;

 

Se tutti i predatori "evitano" il coleottero allora il ragno avrebbe convenienza a mimarlo e quindi potrebbe essere lui il mimo ma è anche possibile che i predatori evitino il coleottero perchè lo scambiano per il ragno e in questo secondo caso sarebbe il coleottero il mimo.

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Roccolucio, i tuoi post sono sempre veramente affascinanti. Ti devo proprio fare i complimenti... ;)

 

Detto ciò... bisognerebbe saperne di più sullo "stile di vita" (chiamiamolo etologia, via...) del coleottero. Per esempio se ha nemici-predatori in comune con la Steatoda (probabilmente invertiti). Sono convinto che - se non è un puro caso- sia molto più probabile che il coleottero imiti il ragno (se non altro per diffusione) e per il fatto che il ragno è un predatore più "evidente", seppur il "coccinellone" potrebbe essere l'incubo di molti animali (tipo afidi per esempio)... che cosa interessante.

 

Dai, cerchiamo di capire chi è il mimo, tanto per cominciare.... ;)

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Dunque, in entrambi i casi si tratta di colorazione aposematica: ossia di una combinazione di colori che indica potenziale allarme o pericolo o non commestibilità.

Di solito si tratta di una accoppiata tra un colore scuro (dal blu profondo al nero) e di uno brillante (tra il giallo ed il rosso), disposti a fasce o a macchie, magari con del bianco in mezzo o intorno per evidenziare il tutto.

La natura è piena di esempi di questo tipo: salamandre, ragni, api, vespe, serpente coralli, farfalle, etc. etc.

Noi umani usiamo gli stessi colori per i cartelli stradali... ;)

La somiglianza tra due animali diversi può assumere valenze diverse.

Spesso un animale innocuo ne imita un altro pericoloso assumendone la livrea e/o la forma e/o il comportamento: questo fenomeno è denominato "mimetismo batesiano" dal cognome dello scienziato (Bates appunto...) che per primo ne interpretò i meccanismi.

Anche qui gli esempi si sprecano: alcuni serpenti del gen: Lampropeltis imitano i serpenti corallo, ci sono falene che imitano i ragni, ragni che imitano le formiche, insetti stecco che fanno finta di essere scorpioni...la lista è interminabile...

In altri casi diverse specie o generi tendono ad assomigliarsi tra loro per "diluire" la predazione: questo fenomeno è noto come "mimetismo Mülleriano".

Nel caso specifico, la somiglianza tra il Coleottero Crisomelide Chrysomela sanguinolenta ed il ragno Steatoda paykulliana (uno non commestibile e l'altro velenoso) credo sia principalmente imputabile allo stesso tipo di colorazione aposematica che, evidentemente, risulta piuttosto efficace...

C'è da dire che comunque tutte queste definizioni sono applicabili solo in senso generale e che, il più delle volte, si assiste a notevoli interazioni tra i diversi meccanismi di difesa sopra esposti (e ad altri che non ho citato... ;) ), per cui la faccenda in realtà non è così semplice, e la questione, tutto sommato, rimane aperta... ;)

 

Belle foto...

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ringraziando Regaleco, Matteo e Effeci per le belle parole, le opinioni e le precisazioni sulle terminologie scientifiche (ora sapiamo anche il nome del coleottero Crisomelide Chrysomela sanguinolenta che quindi esiste davvero e non è uno scarafaggio nero colorato da me con Photoshop come qualcuno ha affermato in pvt ;) ) posso promettervi che appena ritrovo il coccinellone, provo a tenerlo in casa per qualche tempo per cercare di conoscerlo un pò meglio sebbene non ho mai provato prima d'ora a prendrmi cura di coleotteri ...CIAO

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Beh, di solito il problema non è allevare i crisomelidi nostrani, quanto l'eliminarli... :lol:

Chrysomela sanguinolenta è un fitofago non dannoso che si nutre di specie spontanee (non so quali :( però basta dargli la pianta su cui la trovi più spesso ;) )

In compenso a questa famiglia (o meglio alla Superfamiglia dei Chrysomeloidea) appartengono molte specie dannose per le piante coltivate, fra cui

 

La famigerata Dorifora della patata (Leptinotarsa decemlineata), importata dall'America (dove vive su specie spontanee di Solanum) ed ora diffusa in Europa dove, oltre alla patata può attaccare peperone, pomodoro, melanzana, etc.

 

La Melasoma del pioppo (Melasoma populi) dalla splendida livrea nera e rossa (ma diversa da C.sanguinolenta)

 

La Galerucella dell'olmo (Galerucella luteola) che ha praticamente distrutto le alberature urbane di olmo europeo, fungendo da vettore per l'agente della Grafiosi.

 

La Cassida della barbabietola (Cassida vittata)

 

La Criocera del giglio e quella dell'asparago (al momento non ricordo i nomi scientifici, mi pare che il genere sia Lilioceris...) (ehhh...l'età.....)

 

Vi è poi una miriade di specie che campano allegramente a spese di essenze erbacee ed arboree spontanee, fra cui le Chrisochloa e i Cryptocephalus dai colori metallici iridescenti, le Timarcha blu metallizzate, che si difendono emettendo emolinfa tossica dalle articolazioni delle zampe (autoemorrea), etc etc

 

Buona parte dei Crisomelidi, oltre a presentare colorazioni aposematiche, usano altri trucchi per sopravvivere, tra cui la già citata autoemorrea, la tanatosi, la presenza di metaboliti tossici (ricavati dalle piante di cui si nutrono), etc

Le larve di Cassida, per esempio, si nascondono sotto uno strato degli escrementi che producono, per risultare meno evidenti. Al di là di questo, le deiezioni degli insetti sono in genere evitate dagli altri animali, predatori in primis, in quanto risultano estremamente acide....

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Bellissime le osservazioni di Roccolucio sul mimetismo. Colgo l'occasione per segnalare un caso analogo di mimetismo tra Latrodectus tredecimguttatus e il crostaceo isopode Armadillidium klugii. Quando l'isopode è disturbato si avvolge a palla mettendo in mostra un pattern di macchie rosse su fondo nero che ricorda moltissimo il disegno addominale di una Vedova nera. Un disegno simile a quello dell'Isopode è mostrato da un millepiedi diplopode, Glomeris pulchra (famiglia Armadillidae). Questi casi di mimetismo furono descritti da Herbert Levi che li aveva osservati durante una missione aracnologica a Dubrovnik nel 1965. Levi suppone che la colorazione mimetica serva a questi isopodi e diplopodi per proteggersi dalla predazione da parte delle lucertole. Alcune indagini dimostrerebbero che le lucertole sono poco sensibili al veleno delle Vedove nere e pertanto una "esperienza" spiacevole ma non mortale con un ragno porterebbe a ridurre la predazione anche sulle altre specie che mimano il ragno.

 

Herbert W. Levi, An unusual case of mimicry. Evolution, 19 (1965), pp. 261-262.

 

tongi

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pertanto una "esperienza" spiacevole ma non mortale con un ragno porterebbe a ridurre la predazione anche sulle altre specie che mimano il ragno.

Questo meccanismo, descritto da Martens riguardo al caso eclatante del rapporto serpente corallo (Micrurus fulvius)/ falsi corallo (molte specie del genere Lampropeltis...), è sinceramente molto interessante.

Sia un modello letale, sia un modello innocuo che lo imita, in realtà trae beneficio da un modello a bassa velenosità, in grado di dare sensazioni spiacevoli che possono essere trasmesse...(mimetismo martensiano). In praticai morti non tramandano niente, al contrario di chi subisce una esperienza negativa (vomito, dolore ecc...). Il veleno è un prodotto estremamente prezioso , che dal predatore viene difficilmente usato per difesa, in quanto utilissimo (indispensabile) per procurarsi il cibo. In molti serpenti velenosi è documentata la ritrosia ad infliggere morsi "velenosi" per difesa, proprio per risparmiare al massimo il veleno stesso. Gli incastri che esistono in natura fra specie diverse e lontane è assolutmente affascinante e spesso ignoto...quando si mette mano all'ambiente , i risultati sono perciò spesso imprevedibili...

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Guest jena assente

Se fosse possibile determinare l'ordine di apparizione delle specie, non sarebbe una soluzione per determinare chi mima e chi e' il mimo?

Certo, resta il trascurabile problema di determinare che e' apparso prima in assenza di evidenze fossili stratigrafiche....

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La discussione si fa sempre più intrigante, per essere partita da una bestiola addirittura banale...

Grrr...Il Nonno mi ha anticipato per un pelo... in effetti la teoria dei morti che non imparano è più recente e, a parer mio più sensata... volevo esporla in questo post, ma ho perso tempo e mi sono fatto fregare :lol:

 

Per chi fosse interessato ad approfondire l'argomento, consiglio la lettura di un libro molto interessante (se riuscite a procurarvelo...)

 

"La zanna & l'artiglio" di J.L.Cloudsley-Thompson

Ed. Boringhieri 1982

Ed. Eurolibri 1983

 

che tratta appunto delle strategie difensive nel mondo animale

 

Sayonara

 

P.S. per il Prof. Tongiorgi: D'estate mi è capitato spesso di cibare sauri con prede di cattura (perlopiù Oniscus) tra le quali figuravano anche alcuni esemplari di Armadillium...

L'assalto a questi ultimi era immediato, ed altrettanto il successivo rifiuto, secondo me dovuto (non ho mai indagato a fondo) all'emissione di sostanze repellenti e/o tossiche. Dopodichè non venivano più considerati come possibili prede, neanche a distanza di settimane...

Per cui potrebbe anche essere vero il discorso inverso: il predatore assaggia Armadillium e, disgustato, prende a "schifare" anche il ragno...

 

Al di là del fatto che potrebbe essere un insieme delle due cose, e che l'evoluzione a volte prende strade tortuose ed imprevedibili...

 

Dico bene, Prof?

 

Sayonara di nuovo (tutta questa maionese mi ucciderà... ;) )

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Guest el_G4to

Tutto ciò si fa sempre più intricato.. davvero interessante!

A proposito di quello che ha scritto jena..

in che modo si decide che un gruppo di individui ha accumulato abbastanza differenze dal ceppo originario, per poter essere definito una specie nuova? e se ne può stabilire anche il momento?

 

Non so se ho utilizzato le parole giuste e se mi sono fatto capire, ma spero di si.. :lol:

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Per capire si capisce, ma stai introducendo un argomento estremamente controverso e, se possibile, ancora più intricato, a riguardo del quale sono ancora in ballo accese diatribe fra diverse scuole di pensiero... :lol:

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Guest jena assente

Riguardo alla teoria del morto che non impara, in termini evolutivi non e' un po' lamarkiana?

Spiego:

Il concetto di apprendimento all'interno della specie può essere valido per animali molto evoluti, almeno al topo, ma per artropodi penso sia escludibile. Non mi vedo ragni o passeri fare un convegno per sapere che insetto mangiare e quale no.

In termini evolutivi è piu' probabile che animali che muoiono perche' golosi di api non possano riprodursi, lasciando come ramo vincente la popolazione che non le mangia. Con la velocita' di speciazione degli artropodi, e visto il livello di consapevolezza in loro possesso, e' un meccanismo piu' probabile.

Il concetto di dolore o sofferenza per essere propagato in animali semplici mi sembra l'equivalente della giraffa che si e' formata perche' doveva allungare il collo. Un animale semplice e poco sociale che sta male quando mangia un insetto, come fa a propagare il concetto ai suoi conspecifici ed alle generazioni successive?

 

Ciao

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Cara Jena, hai colto un punto debole del meccanismo riguardante il mimetismo mertensiano.

Coi mammiferi e più genericamente con gli animali che hanno cure parentali, il meccanismo funziona. E' provato che i pulcini di cinciallegra (ad esempio) hanno un imprinting alimentare importante nei primi 20-30 giorni di vita, tendendo a catturare, da adulti, prede conosciute. Alcock ha prodotto diversi lavori a riguardo. Con gli invertebrati il discorso è mlto diverso. Innanzitutto i sensi sono molto diversi da quelli dei vertebrati superiori..la vista ad sempio per uno scorpione è un senso minore e pochissimo usato nella caccia. Ma anche la vista stessa è molto diversa...molti insetti ad esempio hanno uno spettro visivo sugli ultravioletti che cambia completamente l'aspetto visivo delle prede, rendendo inutili aspetti mimetici per noi perfetti. Quanto ai così detti vertebrati inferiori (rettili ed anfibi) è provato che esperienze negative funzionano. Il rospo che inghiotte una preda disgustosa o "pungente" tende ad evitarla , almeno parzialmente, in futuro. Così una lucertola.

Il mimetismo mertensiano quindi tende a fallire con gli artropodi, ma dubito che , come meccanismo di difesa, sia rivolto a loro...

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