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Determinazione Di Un Ragno


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segue da qui:

http://forum.aracnofilia.org/index.php?showtopic=4817

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Caro Ilic, proprio studiando questo ragno ho capito un concetto, molto semplice ma importante (ammetto la mia scarsa perspicacia), argomento di dibattito tra il nostro indimenticato Claudio e il prof. Tongiorgi.

In una e-mail che conservo gelosamente, Maestro Vesubia mi spiegava come dissezionare un epigino e come schiarirlo, per poi montarlo tra due vetrini coprioggetto. Non compresi subito il perché di questo suggerimento: per chi non avesse pratica di laboratorio biologico i "portaoggetto" sono le classiche lastrine di vetro, di forma rettangolare e spesse circa un millimetro:

 

slideplain.jpg

 

i "coprioggetto" viceversa sono piccoli quadrati di vetro sottilissimo e molto fragile:

 

coverglass-square.jpg

 

Sono perfettamente trasparenti e si incollano con una resina sul portaoggetto, permettendo di appiattire, osservare e conservare il campione posto sul portaoggetto sottostante.

Il prof. Tongiorgi sostiene (me lo ha detto proprio Claudio) che nella maggior parte dei casi non vale la pena espiantare l'epigino, danneggiando l'integrità dell'esemplare, in quanto l'identificazione è spesso possibile lasciandolo attaccato al ragno (come nel caso qui proposto). Pensavo che l'unico vantaggio del "taglia e incolla" consistesse nel poter osservare l'organo su uno sfondo diafanizzato, e invece... solo oggi, "navigando" tra le varie tavole identificative, ho capito che la vulva, posta più dorsalmente (cioè "più dentro la panza" ;) ) rispetto all'epigino, si può facilmente osservare girando il "panino di coprivetrini", mentre montando l'epigino nella maniera più classica, "portaoggetto+coprioggetto", lo spessore del vetrino portaoggetto non consentirebbe una trasparenza soddisfacente. I consigli di Claudio non erano mai balzani...

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Fantastica osservazione, Daniele. Ma rimane un buco nel problema. Una volta "espiantato" l'epigino (o spelato ed esploso un palpo*) l'esemplare è inevitabilmente corrotto, ok. Allora c'è da chiedersi... e dopo? una volta che so cos'è?

Secondo me le due posizioni ("meglio espiantare" o meglio "osservare in sede") sono assolutamente diverse perchè hanno due scopi diversi. Ovvero dall'uso che farò del ragno (o di una parte di esso) deciderò se sia il caso di espiantare o meno...

Voglio dire... se mi serve un "tipo" o voglio dei campioni per uno studio su qualche areale, ovvio che non estirpo nulla... se faccio dei vetrini didattici o per motivi di tassonomia, un bell'epigino schiarito in acido lattico (o nel "medicinale per la rogna") è bell'è pronto per ogni uso.

 

M'interessa questa cosa.... voi che ne pensate? Credo che siano due approcci diversi, nati per esigenze diverse, quindi non confrontabili.

 

Matteo

 

* che già è meglio, visto che ce se sono due!

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Concordo in pieno, Teo... un "tipo" non andrebbe mai compromesso. La mia riflessione era unicamente sull'aspetto tecnico della questione, dal punto di vista filosofico non ho ancora abbastanza esperienza per giudicare. Immagino però che per discriminare ragni molto piccoli (come gli ormai proverbiali Lyniphiidae) lasciare l'epigino al suo posto sia un grosso impedimento, e che un Troglohyphantes sp. senza manipolazioni rischi di rimanere un Troglohyphantes sp. anche per il più esperto degli specialisti.

Nel caso esaminato restituirò al professore il ragno intero, e vista la mia "cacografia" non mi azzardo nemmeno a scrivere il cartellino con la determinazione della specie! ;)

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A beh, si... ;) Infatti, a casa di Claudio nella maggior parte delle provette ci sono più ragni, della stessa specie. Claudio era uno metodico e preciso. Se prendeva tre ragni è perchè gliene servivano tre... probabilmente per questioni di ridondanza in caso delle difficoltà che hai evidenziato.

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Beh, qualche ragno in surplus ce lo aveva il gran Claudio, ragni che ora conservo gelosamente sulla mia scrivania come monito "c'è sempre qualcuno migliore di te" ;) .

In ogni caso penso che il discorso sul "tipo" sia così fatto. Per solito, si prendono due (o più) esemplari, uno è il tipo (od olotipo) e l'altro/gli altri il paratipo (che è il sintipo dell'olotipo, cioè uno dei due o più reperti descritti come tipi). Il secondo viene, all'occorrenza, sezionato per gli studi anatomici. Un epigino espiantato non compromette comunque molto il reperto. Infatti basta numerare i reperti in modo da poter accedere sia all'epigino sia all'animale in alcool (per eventuali studi morfometrici ad esempio).

Io la penso così, anche se anch'io starei attento agli olotipi...

Ciao

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Ah, dimenticavo!

Ho usato anch'io con molta utilità la tecnica utilizzata qui da Daniele. E' facile (basta porre il ragno su una capsula petri o su un vetrino da orologio) e dà ottimi risultati con le specie più grosse come i Lycosidae ecc... Io l'ho usato coi ragni lupo per esempio e mi sono trovato molto bene.

Ciao

Ema

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Alcune osservazioni sulla preparazione dei ragni per l'identificazione specifica.

1) non sempre è possibile arrivare a determinare una specie, anche quelle più grosse, basandosi solo sul disegno del corpo (soprattutto se si tratta di esemplari conservati in alcool che hanno perso la colorazione o questa appare diversa da quella di un esemplare vivo). In molti casi le differenze tra due specie sono molto piccole per cui occorre ricorrere all'esame microscopico (es. Arctosa variana - A. cinerea; Tricca alpigena - T. lamperti).

Per quanto riguarda l'osservazione dell'epigino (genitali esterni):

1) negli esemplari di medie o grosse dimensioni (es. Pardosa, Zoropsis etc) l'osservazione può essere agevolata allontanando i peli che ricoprono l'epigino e l'area scleritizzata circostante. Per questa operazione è safficiente l'uso di un ago manicato (un bastoncino di legno di balsa con innestato all'estremità un ago sottile).

2) se l'osservazione dei genitali esterni non fosse sufficiente occorre rimuovere l'epigino (occorre un microscopio binoculare o una lente molto forte) per mettere in evidenza i genitali interni (vulva, ampolle seminali etc.). Il ragno viene appoggiato sul dorso, e con un ago manicato (o un paio di pinzette molto sottili: quelle da orologiai sono ottime) si incide la cuticola intorno all'epigino fino a sollevarlo e distaccarlo dal corpo. Sempre servendosi dell'ago manicato occorre ora rimuovere quanto più possibile dei tessuti (muscolatura) che avvolgono i genitali interni. E' un'operazione molto delicata, per cui occorre una mano ben ferma e molta pazienza perché è facile rompere le ampolle seminali (ma con un pò di pratica si impara rapidamente). E' bene lavorare con il ragno e l'epigino immerso in alcool per evitare che secchi e riflessi fastidiosi) A questo punto l'epigino verrà trasferito in una capsula petri o in un vetrino da orologio in in cui è stato versato qualche goccia di "olio di garofano" (quello che usano i dentisti) e in pochi minuti il preparato sarà sufficientemente schiarito per consentirne l'osservazione al microscopio (non sono necessari forti ingrandimenti). L'epigino verrà "montato" su un vetrino porta-oggetti e coperto con un vetrino copri-oggetti insieme ad una goccia di olio di garofano (l'alcool evapora troppo rapidamente). Al termine dell'esame l'epigino verrà recuperato sollevando dolcemente il copri-oggetti e trasferito nella provetta insieme all'esemplare da cui è stato prelevato. Per evitare di perdere l'epigino è consigliabile inserirlo in una microprovetta (va bene anche un tubicino di platica lungo 4-5 mm) chiuso con un batuffolo di cotone.

 

Anche nell'identificazione dei maschi occorre per lo più osservare la morfologia del palpo. Non sempre si riesce a osservarla lasciando il palpo attaccato all'esemplare (l'osservazione può richiedere tempo, il palpo deve rimanre in una determinata posizione per poterlo confrontare con i disegni tratti dalla letteratura, le mani devono essere libere per sfogliare i libri etc.). E' utile quindi staccare un palpo ( in genere si stacca il palpo sinistro, ovvero il destro nell'animale osservato dal ventre) e si pone in una capsula di petri contenente dell'alcool. Un accorgimento per tenere il palpo fermo evitando che anche un piccolo urto gli faccia cambiare posizione, è ricoprire il fondo della capsula con un foglio di carta bibula (o da filtro) o meglio con foglio di carta "nera" che evita i riflessi della luce (ottima è quella usata per avvolgere la carta fotografica). Con le pinzette si allargano leggermente le fibre della carta e nel solco così formato si colloca il palpo orientandolo secondo le necessità. Al termine il palpo verrà riposto insieme all'esemplare, consigliabile è riporlo, come per l'epigino, in un tubicino di vetro o di platica.

 

TIPO - il termine si adopera solo per l'esemplare (maschio o femmina) su cui è stata fatta la decsrizione originale. Il tipo è quindi uno solo e dovrebbe essere conservato in un museo (meglio) o presso l'autore.

PARATIPI - si indicano come paratipi gli esemplari raccolti insieme al Tipo e che sono eventualmente serviti all'autore per descrivere la specie. Se il Tipo dovesse andare perduto può essere designato al suo posto uno dei Paratipi (NEOTIPO)

LOCOTIPI- per locotipi si intendono esemplari di una specie raccolti nella stessa località dove fu raccolto l'esemplare Tipo di quella specie e quindi presumibilmente appartenenti a quella stessa specie

 

Scusatemi se ogni tanto faccio il "professorino" e .... buon lavoro ;)

 

tongi

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Note personali:

 

1- il clove-oil (costosissimo) può essere degnamente sostituito dal salicilato di metile (il famoso farmaco anti-rogna che Claudio inizialmente mi contestava! ;) ) o dall'acido lattico.

 

2- Un ottimo espediente per osservare il pedipalpo consiste nel'utilizzo della plastilina (quella che da bambini chiamavamo "pongo"!): se si decide di lasciarlo attaccato all'animale sono molto difficili da osservare i due profili ectali (=laterali), mentre è più facile quello ventrale, ottenibile ponendo il ragno supino e distendendo l'appendice delicatamente con la pinzetta. La plastilina consente di variare la posizione del ragno (o del palpo staccato), basta plasmarla in modo da farle ottnere la forma che si preferisce, attaccarla in fondo al recipiente.

Nel caso si decida di recidere il pedipalpo, i due profili ectali sono immediati da ottenere: basta distenderlo di lato sul fondo del recipiente.

 

 

Grazie professore per i suoi consigli, erano mesi che non discutevamo di argomenti del genere. Claudio in poco tempo era riuscito a coinvolgere Matteo e il sottoscritto fino al punto di spingerci ad acquistare uno stereoscopio Wild a testa (M3 Teo, M5 il sottoscritto). Interventi come questo mi auguro che possano allargare il cerchio degli "aracnologi in erba" e portare la nostra Associazione veramente lontano.

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A me piace un sacco quando fa il professorino! ;)

Grazie prof. i suoi consigli sono sempre molto utili, anche se purtroppo devo "scroccare" il binoculare all'Università per i miei studi. Troppi soldi per me povero studente!

Ciao

Ema

 

P.S.: dove ed in che quantità posso trovare il salicilato od il clove oil?

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Per il clove-oil non posso aiutarti, per salicilato e soprattutto acido lattico ci sentiamo in privato! ;)

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L'olio di garofano (Clove Oil, Oil of Clove) è commercializzato ad esempio dalla SIGMA-ALDRICH (www.sigma-aldrich.com) (n° catalogo C 8392). Un flacone da 100 mL costa circa 43-45 euro <_< , ma un flacone serve per tutta la vita; basta

metterne alcune gocce in una capsula (meglio in un vetrino da orologio perché è concavo e si ritrova meglio l'epigino) e dopo l'uso tappare accuratamente il recipiente affinché non entri la polvere; così lo stesso olio (che non evapora) può essere riadoprato per mesi. Il contenuto di un flacone può anche essere spartito fra più "utenti" dividendosi le spese

 

In molte città dovrebbe esserci un qualche negozio che vende materiale per laboratorio e prodotti chimici e può essere più facile servirsi da questo (anche se i prezzi possono essere più elevati). Se poi avete un amico dentista chiedete a lui come procurarvi l'olio di garofano.

 

L'olio di garofano è solubile in alcool per cui una volta che l'epigino è stato riposto in alcool (insieme all'animale dal quale è stato espiantato) l'effetto di schiarificazione scompare. Sconsiglio comunque di fare preparati permanenti perché l'epigino conservato in alcool può essere in qualsiasi momento osservato "non schiarificato" ovvero essere schiraificato nuovamente.

 

Per quanto concerne l'acido lattico questo schiarifica i preparati ma ammorbidisce la cuticola per cui una volta che l'epigino viene pressato tra copri e porta-oggetto può subire deformazioni.

 

tongi

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Mi inchino al prof. e tiro un grazie al dott. Migliorini! :-)

Questo messaggio verrà poi cancellato in modo da non lasciare "schifezze" in questo post interessantissimo.

Ciao a tutti!

Ema

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P.S. - Mi dicono che l'olio di garofano si può forse acquistare anche nelle "erboristerie".

 

tongi

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