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Tarantola mon amour


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"[...]Qua e là tra le rocce, nel duro terreno c'erano dei buchi, ognuno grande come una mezza corona o anche di più. Erano foderati di un materiale simile alla seta e sull'imboccatura avevano una ragnatela circolare di sette, otto centimetri di larghezza.

Questi buchi erano le tane delle tarantole, dei grossi ragni color cioccolato con disegni color fulvo chiaro e cannella. Le tarantole, a zampe aperte, occupavano una superficie pari a circa quella di un piattino, e il loro corpo era grande più o meno come una mezza noce.

Erano ragni straordinariamente forti, veloci, crudeli nella caccia, e dimostravano un'intelligenza particolarmente aggressiva. In genere cacciavano la notte, ma ogni tanto mi capitava di vederne qualcuna anche di giorno camminare di buon passo fra i cardi sulle sue lunghe zampe, in cerca di prede. Di solito appena ti vedevano scappavano, dileguandosi fra i cespugli di mirto, ma un giorno ne vidi una così concentrata nelle sue occupazioni che riuscii ad andarle vicinissimo senza che corresse via.

La tarantola si trovava ad un paio di metri dalla sua tana e staba arrampicata su un cardo blu facendo ondeggiare le zampe anteriori e scrutava tutt'attorno, così che non potei fare a meno di vederla un po' come il cacciatore che si arrampica su un albero per scoprire se c'è selvaggina attorno. Conntinuò a stare di vedetta per circa cinque minuti mentre io, accoccolato lì vicino non la perdevo d'occhio. Ad un tratto scese cautamente dal cardo e si mise in moto con molta determinazione. Era quasi come se dalla sua postazione avesse notato qualcosa, ma nenachè aguzzassi la vista non notai alcun segno di vita, e non credevo che la cista della tarantola fosse molto migliore della mia. Il ragno però continuò a marciare speditamente, finchè non arrivò a un gran ciuffo di lacrime di Giobbe, un'erba sottile e flessuosa che ha capolini di semi simili a piccole trecce di pane bianco. Appena mi avvicinai compresi a cosa mirasse la tarantola, perchè ai piedi di questa delicata pianta biancac'era il nido di un'allodola con dentro quattro uova. Una si era appena dischiusa, ed il piccolo dell'allodola, una creaturina minuscola, rosea e lanuginosa, ancora combatteva fievolmente con i resti del guscio.

Prima che potessi fare nulla per salvare la piccola allodola, la tarantola si era avvicinata al bordo del nido. Per un istante restò lì, incombendo mostruosa e terrificante, poi con un movimento rapidissimo attirò a sé il piccolo tremante e gli affondò nel dorso le lunghe mandibole ricurve. Il piccolo emise due flebili, quasi inudibili, squittii e spalancò la bocca, contorcendosi per qualche istante nell'abbraccio villoso del ragno. Poi il veleno fece il suo effetto; l'uccellino si irrigidì per un breve attimo e si abbandonò, inerte. Il ragno attese immobile finchè non fu sicuro che il veleno avesse agito, poi si girò e si allontanò con la piccola preda implume che gli penzolava senza vita dalle mandibole. La tarantola sembrava uno strano, gambuto cane da riporto, che stringeva in bocca il primo urogallo della stagione. Senza mai fermarsi, corse fio alla tana e vi scomparì dentro, portandosi appresso il corpicino inerte e patetico della piccola allodola.

Questo incontro mi meravigliò per due ragioni: innanzitutto perchè mai avrei immaginato che la tarantola osasse attaccare una preda delle dimensioni di un uccellino, per quanto implume, e in secondo luogo perchè non riuscivo a capire come facesse a sapere dov'era il nido dell'allodola, ed era evidente che lo sapeva, perchè vi si era diretta senza alcuna esitazione. Fra il nido ed il cardo c'erano almeno una decina di metri, come scoprii misurando a passi la distanza, ed ero più che sicuro che nessun ragno possedesse una vista tanto acuta da individuare un nido ben mimetizzato e il minuscolo essere implume così da lontano. Quindi,restava solo l'olfatto. Ma anche qui, benché sapessi che gli animali possono avvertire lievi odori che le nostre narici ottuse non riescono a cogliere, mi sembrava che in una giornata senza un alito di vento per localizzare la piccola allodola distante più di dieci metri ci sarebbe voluto un apparato olfattivo davvero straordinario. Giunsi dunque alla conclusione che il ragno aveva scoperto il nido durante i suoi giri d'ispezione, e da allora si era messo a controllarlo periodicamente, per vedere quando si schiudevano le uova. Ma anche questa spiegazione era insoddisfacente, perchè attribuiva a un insetto un processo mentale che evidentemente non possedeva. [...]

Tutto quello che si poteva dire con certezza era che quell'anno quell particolare coppia di allodole non riuscì ad allevare nessuno dei suoi piccoli. [...]

 

tratto da: Gerald Durrel - L'isola degli animali - le Fenici Tascabili edizioni

 

Stamattina, ancora in convalescenza, stavo leggendo questo passaggio di questo stupendo libro (come lo sono tutti gli scritti di Durrel), così ho pensato che si confaceva particolarmente a questo forum e ve l'ho riportato!

I ragni lupo sono e saranno sempre, insieme ai Salticidi, i miei ragni preferiti, non c'è santo che tenga...

 

Ciao

Emanuele

 

 

La natura è troppo immensa per farla stare tutta in una foto.

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Scusate l'OT ma, Ema, che ti è successo?

Come mai parli di convalescenza?

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Auguri anche da parte mia e grazie per il lavoro di riscrittura che ti sei accollato per noi. Magnifico passaggio, davvero.

Lidia

 

EegaBeeva

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Veramente bello. Mi pare che l'isola era Corfu e che il libro in Inglese aveva il titolo piu divertente "My Family and other Animals" (Mia Famiglia ed altri Animali!). Mi ricordo anche che c'era un passaggio veramente bello sui Trapdoor Spiders (Non ricordo se Nemesia o Cteniza)

 

Tanti auguri per una pronta guarigione.

 

David

[:87]

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Sono stato semplicemente molto influenzato, niente di grave comunque.

 

Riguardo all'isola è giusto, infatti G. Durrel ha vissuto buona parte della sua infanzia a Corfù, ma il libro è un altro.

Il titolo originale dell'opera è: "Birds, Beasts and relatives" e si pone posteriormente a quello da voi citato, che ho ugualmente letto.

In questo libro oltre alla tarantola parla anche di Argyroneta, quindi penso sia interessante per un aracnofilo/logo.

 

Chi fosse interessato ad altri libri di Gerald Durrel si legga soprattutto (mio personalissimo parere): "La foresta ubriaca" (titolo originale: "the drunken forest") e il bellissimo libro "Io e i Lemuri".

 

Sono contento che vi sia piaciuto il passaggio, io sono cresciuto leggendo questi libri e ogni tanto mi capita di trovare qualche titolo che mi era scappato.

 

Ciao

Emanuele

 

 

La natura è troppo immensa per farla stare tutta in una foto.

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Guest jimmy

bel passaggio, anche io ho in mente un paio di citazioni letterarie.. vedro di rendervele sul forum!

 

[:180] [:77]joe pollo rulez [:22]

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